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Quando l'inclusione diviene occasione.

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Il mio interesse verso i disturbi dell'apprendimento ( DSA ) e dell'attenzione-iperattività (Adhd) mi porta a cercare di continuo del materiale, sia online che cartaceo, per rimanere al passo con tutte le novità su studi e ricerche inerenti a questi due grandi tematiche. La navigazione nei Social Network, poi, risulta essere quotidiana:  in particolar modo Facebook, offre  l'occasione di incrociare numerosi gruppi dedicati a questi temi, gruppi il più delle volte costituiti e gestiti da genitori con figli Dsa o Adhd. Frequentandoli, mi sono resa conto di come, molto spesso, lo spazio di condivisione venga utilizzato più come una sorta di mero " sfogatoio pubblico digitale ", dove gli iscritti riversano la propria amarezza derivante da un rapporto, non propriamente idilliaco, con una scuola poco propensa al dialogo e ad accettare le certificazioni o i pdp (piano didattico personalizzato) necessari per una doverosa inclusione scolastica , diritto ...

I temi d'italiano sono ancora utili?

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Foto di congerdesign da Pixabay I temi d'italiano sono ancora utili?  Più croce che delizia, il foglio protocollo a righe, diviso rigorosamente in due colonne, era uno dei i momenti più tosti in classe. Titoli poco accattivanti e l'obbligo di dire la propria in un'età, l'adolescenza, dove tutto fa schifo ed è criticabile per default, rappresentavano, spesso, le due ore più complesse nei sei giorni a scuola (in quegli anni la settimana corta esisteva solo nei college americani delle serie tv). Al tempo detestavo chi, dopo un secondo dal via, si buttava a capofitto sul foglio vomitando fiumi di parole scritte. Poi c'erano quelli che assumevano un'espressione da santone sciamanico e restavano fermi a guardare il vuoto in attesa del Nirvana (spesso senza riuscirvi). Ultimi, ma non per importanza, erano quelli come me che muovevano nervosamente il piedino, roteavano la Bic per aria e guardavano fuori dalla finestra, chiedendosi perché fosse quel titolo e non un altro...

DSA: chi deve fare le mappe concettuali?

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Foto presa da Pixabay  Onnipresenti su ogni PDP ( piano didattico personalizzato ) come strumento compensativo, la mappa concettuale è il "tubino nero" di ogni studente: va bene sempre! È una strategia utile per riassumere e interiorizzare i concetti, rielaborare personalmente i contenuti per ripeterli in vista di un'esposizione orale. Oro colato, invece, quando dobbiamo ripescare e ripassare un argomento già studiato, facendoci guadagnare tempo. Come dicevo, è uno degli strumenti compensativi più gettonati e inseriti nei PDP. Con, però, un'unica e, quasi sempre, mancante precisazione: A CHI SPETTA FARE LA MAPPA CONCETTUALE? Alunno o insegnanti? Per rispondere a questo dilemma che, nel 90% dei casi mi si propone in sede di colloquio con i genitori, bisogna capire bene ogni singola situazione. Visto che sul documento spesso non viene mai precisato a chi tocca elargire questo "Santo Graal" cerchiamo di capirlo insieme, utilizzando il buon senso (e le normati...

Imparare il corsivo è importante?

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Dicembre 2017, sede di Ca' Foscari. Mi trovavo lì per una Masterclass sulla glottodidattica individualizzata, percorso di specializzazione che avevo scelto per ampliare le mie conoscenze su metodologie e strategie didattiche. Da ex studentessa Unipd (università di Padova), mi riaffacciavo con un certo entusiasmo in un'aula universitaria. Questa volta, però, nella mia città natale: Venezia. Giunta al primo giorno di corso, non scorderò mai il senso di smarrimento e di nostalgica perplessità nel rendermi conto che, quasi tutti i frequentanti (più giovani) prendevano appunti su tablet o portatili, alcuni con raffinati software che creavano all'istante schemi e mappe.  Osservando i miei quaderni, i fogli, la penna, gli evidenziatori e le matite, mi sentii come Fantozzi quando, benché già in pensione, tentò di prendere parte a un concorso pubblico spacciandosi per neo laureato.  Per superare la prova doveva usare il computer e consapevole che non ne sarebbe uscito, iniziò per ...

Come sviluppare un breve testo narrativo.

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Image by Лариса Мозговая Pixabay Come sviluppare un breve testo narrativo. Per avviare i più giovani all'arte della narrazione, partiamo dalle basi: proponiamo le 4 fasi che compongono un qualsiasi testo scritto, ovvero Inizio Problema Soluzione Finale  Può capitare che la seconda e la terza fase vengano considerate in un'unica, denominata "sviluppo".  A mio parere rende più difficile la comprensione su come procedere e, quasi sempre, chi si deve cimentare, si blocca poiché confuso e con idee poco chiare su cosa, effettivamente, significhi "sviluppare" una storia. Non siamo qui proprio per questo?  Quindi, per una maggior chiarezza procedurale manteniamo la suddivisione sempre in queste 4 fasi.  In ognuna, poi, trascriviamo alcune domande-guida che possano aiutare a realizzarla.  Per esempio, nella prima ("Inizio") sarà fondamentale presentare il protagonista, il dove e quando si svolge la nostra storia e la presenza o meno di altri personaggi.  Qu...

Gestire le emozioni: laboratorio pratico

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"Come gestire le emozioni" è stato l'argomento scelto da voi su Instagram. Non avevo dubbi: rimane un tema molto richiesto, non solo online, ma anche durante le consulenze e i percorsi di formazione. In effetti, in giro, c'è molta divulgazione e letteratura dedicata, tra libri illustrati e manuali per i più grandi. La questione, però, è vasta. Tra le mie citazioni preferite ne emerge, in particolare, una che lessi in un fumetto  Bonelli durante la mia adolescenza: " Le emozioni sono il più grande dono da parte degli Dei". L'ho sempre trovata semplice, diretta e chiara per evidenziare non solo il pregio di tale offerta, ma anche l'enorme peso. E come ogni carico, se non ben bilanciato, ne possiamo finire travolti! Vuoi, quindi, non chiedere una soluzione pratica a un fardello come questo? Sì, perché è la pratica, qui, che manca: di soluzioni teoriche ne abbiamo moltissime. Ma poi, sul quotidiano, come mettiamo in atto tutte queste belle proposte? Ed ...

Come gestire i compiti a casa.

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  Foto di public domain pictures by Pixabay I compiti per casa: come siamo messi a confronto con le altre realtà educative europee? E con il resto del mondo?  Male, per Diana, malissimo! Ma nel senso che, a casa, i nostri ragazzi studiano troppo poco rispetto ai loro colleghi internazionali? No... Anzi, il contrario! Gli ultimi dati sottolineano come i nostri alunni sgobbano quasi il triplo, ritrovandosi comunque indietro su programmazioni e contenuti. Per un approfondimento vi lascio  qui l'articolo di "Orizzonte scuola", così per aver maggiormente chiara la (triste) realtà. Dopo la doverosa apnea su quel che sono i fatti, torniamo a noi e alla questione posta in evidenzia dal titolo: come gestire il carico dei compiti. Non sono qui per sciorinare chissà quale "ricetta magica" per l'organizzazione del vostro lavoro didattico (lo sappiamo entrambi, caro genitore, che sei tu a smazzarti tra appunti, mappe concettuali e schemi) ma per proporre un primo passo,...

Compiti per le vacanze?

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  Foto di Tylijuraa  Pixabay Riprendo in mano dopo molto, molto tempo il blog. Quattro anni di "pausa", anche se non ho mai smesso di occuparmi di pedagogia.  Casualmente mi sono imbattuta nella me stessa virtuale, attraverso questo diario digitale iniziato anni fa e mi son detta:"Perché no?"  Così riporto qui un piccolo pensiero di chiusura di quest'anno, sperando in molti altri. Intanto buona lettura. Magari, alla fine lascia un tuo commento per dire come la pensi...  Ieri (21 dicembre) ho terminato gli incontri di potenziamento del 2024. Proprio nell'ultimo, mentre sfogliavo il quaderno di matematica di una bimba di seconda classe primaria, m'imbatto nella classica fotocopia incollata sulla pagina a quadretti. Dentro si stagliava, pacioso, un pupazzo di neve. Guardava sornione chiunque facesse capolino per leggere quanto era riportato sopra al suo capo.  Era una "lettera", battuta al computer, da parte della maestra: ricordava ai suoi alunni...