Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

mercoledì 12 novembre 2014

Educazione Digitale: intervista a Roberto Gerosa.


Dopo la bella intervista a Elisa Benzi sulla Cittadinanza Digitale ho pensato di continuare questo mio viaggio per approfondire il tema su educazione e web. E come in ogni viaggio che si rispetti, ho l'intenzione di incontrare numerosi amici e con loro fermarmi un attimo a riflettere, ammirando il panorama che davanti a noi si spalanca, contemplandolo dal loro punto di vista.

Nella seconda tappa incontro Roberto Gerosa, esperto di Social Media e Web Marketing che ho conosciuto, mesi fa, attraverso l' invio di un tweet. 
Perché anche 140 caratteri, nel caos della rete, possono fare la differenza...




Fonte immagine



Benvenuto Roberto, ti va di presentarti brevemente ai lettori del mio blog?Grazie per avermi intervistato Sylvia. Come ti ho detto nel corso della nostra telefonata sono un tuo fan! Adoro come scrivi e non mi perdo mai un post del Piccolo Doge (è bellissimo anche il nome perché mi ricorda il Piccolo Principe). Come vedi sto tergiversando alla grande per non fare una presentazione di me stesso. Non voglio annoiare le lettrici e i lettori del tuo blog, quindi sarò breve e prevedibile: ho 41 anni, scrivo (non sempre bene come vorrei) dalla provincia di Lecco e in questo momento sono particolarmente felice! ;-)
 
Definizione, per te, di educazione.
Secondo me l’educazione è un insieme di esperienze e di stimoli in grado di permettere a tutti (sia piccoli che adulti) di tirar fuori i propri talenti per metterli al servizio di se stessi e della società. Quando le persone, lavorano sui propri talenti e si realizzano con essi, trovano serenità interiore, autostima e rispetto verso se stessi e verso gli altri. Meglio di così!
 
Hai mai avuto esperienze in campo educativo? Se sì, cosa hai imparato da quest'ultime?
Non ho avuto esperienze significative in campo educativo. Ma il mio passato come “guida” presso un Museo della Seta della provincia di Lecco, mi ha permesso di relazionarmi con i bambini e i ragazzi delle scuole che venivano a visitarlo. Ho capito con il tempo che migliorando la comunicazione, il messaggio che volevo trasmettere ai ragazzi (la condizione del lavoro femminile nelle filande dei secoli scorsi) arrivava forte e chiaro. Non è affatto vero che i ragazzi non ascoltano e non sono interessati alle problematiche sociali, bisogna "solo" entrare nelle loro frequenze comunicative. Dirlo sembra facile. Occorre tempo, esperienza, volontà e passione. Ma soprattutto serve lavorare su se stessi, sul proprio modo di comunicare e di educare.
Ho imparato tantissimo, durante questa esperienza che considero come quella più gratificante!
 
Definizione di rete.
La Rete siamo noi, siamo tutti noi. Rete è interdipendenza, lo dice la parola stessa, non servono chissà quali conoscenze per capirlo. Per alcuni può essere banale per altri impossibile: io invece credo veramente che quello che succede a una persona che vive a migliaia di chilometri, proprio in questo istante in cui scrivo, o nell’istante in cui stai leggendo queste parole, si ripercuote presto o tardi sulle nostre vite.
E’ per questo motivo che credo che la rete, in fondo, siamo tutti noi. Rete è Sylvia con il suo bellissimo spazio web, il Piccolo Doge, ma rete è anche uno spaventoso blog pieno di post che negano l’Olocausto.
 
"Apprendere in rete" è possibile secondo te?
In rete secondo me è ancora più facile apprendere, soprattutto rispetto alla generazione di noi 40enni! L’importante è saper filtrare correttamente i contenuti. Per evitare l’overload di informazioni bisogna lavorare sul proprio spirito critico. Ed è per questo che bisogna sempre investire sull’istruzione. Investire non significa solo versare soldi in questa direzione, ma anche allontanare i “professionisti” del settore (insegnanti ed educatori) che fanno questo lavoro come ripiego e non come vocazione.
 
La rete vissuta dagli adulti e quella vissuta dai ragazzi secondo la tua opinione.
Vedo ragazzi che si comportano come adulti e adulti che si comportano come ragazzi. Non riesco a farmi un’idea ben precisa senza cadere nelle generalizzazioni. Posso dirti che mi riempie di gioia vedere i ragazzi che si divertono a usare la rete in modo responsabile, intelligente e creativo.
 
Come si comunica, oggi, in rete?
Non vedo differenze tra la comunicazione in rete e quella al di fuori del web. Anzi, ho come l’impressione che una sia lo specchio dell’altra. Vedo e sento tanto rumore, tanto baccano per attirare l’attenzione.
Vedo tantissime persone ossessionate dal bisogno di essere ascoltati ma che non ascoltano né gli altri né, prima di tutto, se stessi. Ascoltare se stessi e fare un po’ di silenzio interiore è la via necessaria per migliorare il modo di comunicare fuori e dentro la rete.
 
Quali sono i problemi che impediscono un uso critico della rete?
Purtroppo viviamo in un paese molto strano. Tra le varie scelte scellerate, continua a scegliere di non investire sull’istruzione. Come dicevo prima investire sull’istruzione e sull’educazione significa, anche, fare selezione e allontanare dai nostri ragazzi quei “professionisti” che hanno grossi problemi personali irrisolti. In secondo luogo bisogna formare correttamente quelli seri e motivati, per restare al passo coi tempi e permettere a loro di insegnare ai ragazzi un uso critico della Rete. In terzo luogo servono retribuzioni più dignitose... Anzi, dignitose. Pagare poco gli insegnanti significa mandare un messaggio ben preciso al paese intero: vogliamo un futuro da ignoranti, pieno di ignoranti!

Siamo alla fine di questa intervista: ti va di parlare dei tuoi progetti in corso?
Sto creando un workshop dedicato a professionisti e aziende per provare a spiegare insieme a loro come i social media possano aiutare a farci superare, insieme, la crisi generale. Vorrei realizzare qualcosa di diverso, non il solito seminario che spiega le “furberie” social per vendere di più. Bensì come i social media possano aiutare a crescere meglio, sia come azienda, sia come (ex) consumatori. Probabilmente è un progetto utopico, perché sono consapevole che alla fine quello che chiedono le aziende è sempre lo stesso, ovvero: “ma quanto ci guadagno con i social?” Però provarci è la sfida! E una vita senza sfide è veramente triste ;-)
 
 
 
Roberto Gerosa
 
 
 
 
Dove possiamo trovarti?
Potete trovarmi a casa mia! Abito vicino a Lecco, in un piccolo appartamento, quindi se siete in tanti a volermi trovare, meglio organizzarsi prima: conosco ottimi Bed and Breakfast nei dintorni di casa mia!
Scherzi a parte, se Lecco è troppo lontana questo è il mio indirizzo mail:
Su Facebook sono @Roberto.Gerosa
Su Twitter invece @GerosaRoberto
Questo è il mio sito web
 
 

 


 

venerdì 7 novembre 2014

"La vita è COME..." Riflessione sulla Didattica.

 
 
Un giorno come tanti, in quel di Facebook, decido di condividere il seguente stato sulla mia bacheca personale.
 
"Domani è un altro giorno, francamente me ne infischio, nessuno è perfetto, mamma diceva che la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita!"
Citazioni, più o meno...
Buon fine settimana!
 
Così, una condivisione giocosa che forse, con ironia, riprende una sfumatura di questo periodo. Da lì, senza volerlo, prenderà vita uno scambio di opinioni con Michela, amica e giovane insegnante di matematica:
 
 
"E quando le cose me le spiegava mamma, io le capivo sempre! Queste due (le due citazioni prese dal film "Forrest Gump con Tom Hanks)  sono state fondamentali. Pensa che in sé racchiudono il senso di due corsi che sto frequentando: Didattica e Didattica speciale"
 
 
"Illumina anche me!"
 
Mamma diceva che la vita è COME una scatola di cioccolatini.
Perché Forrest, ragazzo, diciamo, con problemi e anche noi capiamo sempre quando mamma spiega le cose? Perché mamma usa una similitudine, cioè riesce a dare un'informazione nuova agganciandola a conoscenze già possedute.
Il fatto che Forrest e anche noi capiamo mette in luce che una didattica inclusiva è un vantaggio per tutti. Inoltre perché Forrest certe cose non le capisce ma fa cose straordinarie? Perché quello che è veramente importante è il contesto: una persona classificata come problematica non è limitata in tutto, ma appunto le sue difficoltà sono legate alla situazione. Non gli è impedito fare cose di spessore, bisogna solo trovare il modo. Manca in realtà la dimensione sociale dell'insegnamento (che per me è fondamentale) cioè che l'apprendere è uno scambio che è condiviso e condivisibile.
Ma in questa citazione non ci stava... troveremo un altro film.
 
 
 
 
 
 
 
Ho trovato il commento così ricco e importante da dedicargli un post.
Perché queste sono le connessioni che più rendono evidente  il vero potenziale della rete, che non è solo Apparire ma anche un Esserci, con pensieri e parole strettamente legate alla propria esperienza, ponendola in contatto con le altre.
E perché sono sicura che, forse, qualche lettore vorrà continuare la discussione, aiutando Michela a trovare la citazione mancante...
 

martedì 4 novembre 2014

Il silenzio nella rete.


Noi siamo abituati a dare a parole come "silenzio" e "solitudine" un significato di malinconia, negativo. Nel caso della lettura non è così, al contrario quel silenzio e quella solitudine segnano la condizione orgogliosa dell'essere umano solo con i suoi pensieri, capace di dimenticare per qualche ora "ogni affanno".
 
Corrado Augias



 
 
 



 
 
In educazione il silenzio è una dimensione fondamentale: attraverso il silenzio l'essere umano riflette su questioni che, in qualche modo, gli hanno sfiorato l'animo.
Nel silenzio e solo nel silenzio v'è l'incontro più autentico tra il Sé e il Mondo, luogo indefinito dove l'Essere e l'Esistere si fondono, andando a costituire quell'insegnamento nel quale ognuno, dalla propria esperienza, apprende e che nutrirà ciò che siamo destinati a divenire.
 
Il silenzio serve sempre, ad ogni età: in esso si comunica molto più di quel che si crede.
 
Il silenzio è sempre  una risposta.
 
Un educatore non può non tenere conto di questo nella relazione educativa, in qualunque modo essa avvenga, che sia meditata dalla presenza fisica o meno (come nel web).
 
 
 
 
Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole. 
Elbert Hubbard
 
 
 
Ma in rete che accade?
Le nuove tecnologie permettono di comunicare con qualsiasi individuo, in qualsiasi parte del globo, in qualsiasi momento: inviamo messaggi continuamente, avendo anche l'opportunità di verificare se questi siano stati effettivamente visualizzati dal destinatario.
Una risposta, dunque, è sempre attesa.
Se questa non giunge, il più delle volte, ci s'arrabbia senza soffermarsi mai sui perché. La non risposta, il silenzio,  diventa motivo di discussione, a volte sconfinando nel litigio.
 
Non ti è mai capitato?
 
Se nel quotidiano necessitiamo di attimi di silenzio e tempo per poter dare risposte (anche a noi stessi)  allora perché, senza rendercene conto, abbiamo escluso dalle modalità d'interazione virtuali questa fondamentale dimensione educativa?
 
Una conseguenza dello stare in rete che richiede sempre e comunque un feedback data la natura dello strumento o un errore d'uso che non tiene conto della relazione nella sua totalità e quindi delle diverse modalità comunicative che determinano ogni singola relazione, rendendola umana?

Tempo, pause, parole, silenzio, risposte...
 






Che ne pensi?