Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

martedì 29 ottobre 2013

App, tablet e bambini.





Ho sempre guardato con poca comprensione chi lascia il proprio cellulare in mano a bambini molto piccoli ancorati al passeggìno, ancora incapaci di sgambettare ma abili nel saper avviare la canzoncina preferita dall'iPhone di mammà, come palliativo per tenerli "occupati".
L'ho sempre trovata come un'esagerazione, come se il pargolo, per non frantumare le sfere all'universo adulto, debba per forza autosospendersi in un limbo tutto virtuale proiettato da un piccolo display.
Niente strilli, strepiti, capricci e un "Ragazzo, tieni e non rompere" è sempre stato il messaggio che un po' mi pareva di cogliere.
Poi è arrivato mio figlio.
Nonostante usi (o abusi, questo post è anche un mea culpa, che si sappia) il cellulare per connettermi quotidianamente alla rete dove leggo,  lavoro, mi documento ma anche (forse soprattutto) mi sollazzo, ho sempre evitato di utilizzarlo con lui come strumento di distrazione di massa, fatta qualche rarissima eccezione per scattare foto o fargli vedere qualche immagine o qualche video in viaggi epocali e massacranti  nei mezzi pubblici (noi che non abbiamo l'auto, caro Ulisse, ci fai un baffo!).

E così son passati quattro meravigliosi anni, dove mio figlio è cresciuto "abbastanza" preservato dalla tecnologia, preferendo i suoi giochi fatti di fantasia, immaginazione, di didó, macchinine e dinosauri.
Fino a questa estate: agosto ha sancito il cambiamento radicale.
Approfittando di un attimo di distrazione ed agguantato in un secondo l'iPhone, i suoi occhietti vispi e ridenti son stati subito attirati dall'icona accattivante e colorata del giochino sugli animali che, mesi prima, avevo scaricato per lui (ve l'ho detto no, mea culpa all'ennesima potenza): posato il polpastrello sopra l'app nulla più è stato come prima!
Come nei migliori anime giapponesi gli occhi gli si son, inizialmente, fatti piccoli, increduli, sorpresi per poi esplodere in un scintillio degno del cosmo.
Ha iniziato con la prima app in un crescendo di giochi e difficoltà: a quelle più "rudimentali" hanno fatto seguito giochi sempre più difficili come puzzle, labirinti, prove di memoria, logica e così via.
"Mamma tablet" era (ed è) il mantra dall'alba al tramonto e quel che sempre più mi ha spaventato si è concretizzato: la tecnologia ha preso il sopravvento!
Addio ai libri, alle fiabe, alle nostre letture, al didó, alle costruzioni, alle gare con le macchinine e alla battaglia di dinosauri?
Ma no!
Ma ne abbiamo già parlato qui il segreto non sta nel vietare l'oggetto dei desideri, che si sa comporta sempre ad un risultato contrario a quello sperato, ma educare all'uso di un mezzo che, attraverso lo scintillio dello sguardo di mio figlio, ho trovato portentoso.
Scandire il tempo dedicato ai giochi sul tablet, spiegargli quando si può e quando no ma soprattutto il perché, scegliere giochi in tema con le letture che magari amate fare la sera prima di andare a letto (animali e dinosauri ci accompagnano sia nel cartaceo reale che nel virtuale), provare a fare puzzle sullo schermo e poi assieme con quelli che avete abbandonato sul cesto dei giochi sono solo qualche esempio.





Dategli voi l'impronta giusta, il senso di un uso responsabile ed utile per se stesso, perché sia una possibilità da amalgamare ad altre dove toccare, manipolare, muoversi, creare, pensare, esplorare, vedere e sentire non si riducano in un corpo adulto flaccido e fermo davanti ad uno schermo ma che possa confidare in una continuità nelle varie esperienze, con contaminazioni tra reale e virtuale come elementi complementari per la propria cresciuta alla scoperta di sé e del mondo.
Che poi alla fine di tutto questo discorso vi capiti, dopo aver messo a nanna l'erede, stanchi ma finalmente sicuri di sprofondare paciosi sul divano per godervi l'ennesima replica del vostro telefilm preferito, di trovare il canale  bloccato da un pin inserito ad hoc e capire finalmente perché il pargolo trafficasse con il telecomando con fare terroristico, la dice lunga sui cosiddetti nativi digitali.


Sylvia Baldessari

giovedì 24 ottobre 2013

Intervista a Federica Fiorani, autrice self.













Benvenuto sul Il Piccolo Doge Federica Fiorani. Parlaci un po' di te.

Buongiorno a tutti e grazie per l'invito. Mi chiamo Federica Fiorani, ho 41 anni e vivo in provincia di Biella con mio marito e i nostri due figli.




Il tuo libro “Morte nella camera della malata” è stato auto-pubblicato su Amazon, di cosa tratta, qual è la storia?


È un romanzo a sfondo giallo ambientato a New York. Qui la protagonista, Katherine Mitchell, dopo un lungo periodo di inattività lavorativa, ricomincia a lavorare ottenendo un posto presso il Metropolitan Museum. Ma il lavoro tanto atteso si trasforma presto in un incubo: assegnata alle stanze di una mostra temporanea dedicata al pittore norvegese Munch, l'autore del celebre “Grido”, rimane colpita ed angosciata dal quadro “Morte nella camera della malata” ed in particolare della figura di donna in primo piano e dal suo sguardo severo. Perché quel quadro la inquieta tanto fino a diventare un'ossessione e quale innominabile segreto si nasconde nel suo passato? Solo l'aiuto di un'amica d'infanzia ritrovata e il coraggio di affrontare i suoi demoni interiori la condurranno infine alla verità.



Cosa significa per un giovane autore poter auto-pubblicare le sue opere?


L'auto-pubblicazione è un'opportunità molto interessante per tutti gli autori sconosciuti. Purtroppo lo spazio che le case editrici dedicano ai nuovi autori è molto limitato ed è quindi difficilissimo entrare nel mondo dell'editoria. Una volta esisteva solo l'alternativa degli editori a pagamento che comportavano costi elevati e scarsa o nulla visibilità. Oggi i costi con l'auto-pubblicazione sono limitati grazie alle nuove tecnologie (stampe digitali che permettono il print on demand anche di poche copie e libri digitali) e, soprattutto per quanto riguarda gli e-book, si può avere una distribuzione eccezionale, pari agli e-book delle case editrici. D'altro canto rimane difficile farsi notare in mezzo al vastissimo panorama di pubblicazioni.



Come risponde il mondo dell'editoria?


Naturalmente il mondo dell'editoria è spaventato, in effetti l'esito ultimo dell'auto-pubblicazione potrebbe essere l'eliminazione dell'intermediazione dell'editoria, anche se penso che non avverrà del tutto. Si tratta comunque di un momento di grande cambiamento. La reazione dell'editoria classica a volte è quella di denigrare in toto gli autori auto-pubblicati, ritenendoli autori di serie B. Questo pregiudizio contiene qualche elemento di verità, perché effettivamente nel calderone degli auto-pubblicati c'è un po' di tutto e quindi anche qualche scrittore mediocre, ma da quando ho cominciato ad avvicinarmi a questo “mondo” ne ho trovati molti validi e interessanti. Nella scelta ci si può fare aiutare dai giudizi e dalle recensioni dei lettori; inoltre per quanto riguarda gli e-book alcuni venditori, come Amazon per esempio, permettono di scaricare gratuitamente un estratto da cui ci si può fare un'idea del modo di scrivere dell'autore prima di acquistare.



Cosa significa per te scrivere?


La scrittura è sempre stata una passione per me, insieme alla lettura. Sono dotata di una fervida fantasia e ho di continuo in mente numerose storie da raccontare, purtroppo non sempre ho il tempo e la costanza per tradurle in storie scritte.



Come insegnare ai più giovani la passione per la lettura?


Penso che sia importante cominciare ad avvicinare alla lettura già da bambini. Per quanto riguarda la mia esperienza di mamma, è stato molto naturale per me e mio marito trasmettere la passione per la lettura, che entrambi abbiamo, a nostro figlio maggiore che ora ha otto anni. Esistono moltissimi bei libretti in commercio adatti anche ai più piccoli, molto colorati e interattivi, è importante che possano maneggiarli, esplorarli. Inoltre abbiamo sempre ricavato del tempo per leggere insieme prima di andare a dormire, all'inizio leggevamo noi ad alta voce, poi quando ha cominciato la scuola è stato in grado di leggere da solo (anche se conserviamo l'abitudine di leggere talvolta insieme). Ora è diventato a sua volta un divoratore di libri. Nostro figlio più piccolo ha solo un anno e mezzo, spero che anche lui si appassioni alla lettura (per il momento eredita una bella biblioteca di libretti dal fratello maggiore!). Secondo me è fondamentale che la lettura venga vista come un piacere e non un dovere, per questo è importante appena possibile lasciar scegliere autonomamente i libri da leggere. Magari si può proporre un libro, ma non imporre, perché altrimenti scatta un meccanismo di rifiuto e si ottiene il contrario.



Progetti futuri? Altri libri in vista?


Come ho già detto, ho molte idee in testa, ma per il momento mi manca un po' il tempo. Una delle storie che sta cercando di venire alla luce riguarda una scrittrice alle prese con il “blocco dello scrittore” che riesce a superare in modo molto insolito e particolare.

Ah... Nel caso tu abbia incuriosito qualcuno e questo fosse pigro quanto la sottoscritta, precisamente, dove lo troviamo il tuo libro?

È in vendita su Amazon sia come e-book che in edizione cartacea; l'edizione cartacea (ed. Youcanprint) è disponibile anche nei principali store on line come per esempio Internetbookshop, Inmondadori, LaFeltrinelli e tanti altri; inoltre è possibile ordinarlo nelle librerie Feltrinelli e in molte altre librerie.
A breve sarà disponibile anche l'e-book per Kobo. 


Questa è la  Pagina Facebook per avere altre informazioni o leggere qualche estratto.
Sono presente anche su Twitter @Federica_Fior.
 


Grazie per lo spazio dedicatomi e cari saluti a tutti i lettori.


Intervista pubblicata il 14 maggio 2013 sulla Pagina Facebook del Il Piccolo Doge



Sylvia Baldessari 



domenica 13 ottobre 2013

Educazione e cinema: intervista a Federico Videodrome Frusciante.






Conosco Federico per puro caso, in quella bolgia virtuale che è Facebook, poichè amico di una mia amica.
Leggo qualche post che lei commenta e, ringraziando l'incrocio occasionale dei "Mi piace", scopro la sua passione per il cinema.
Federico propone recensioni su YouTube di film, attori e registi e così, spinta dai vari commenti positivi sotto alle condivisioni dei suoi video, provo a vederne uno.
Scelgo quello su Tim Burton, tra l'altro regista che adoro; l'occhio cade inesorabile sulla durata del filmato e noto che dura circa un'ora è mezza.
La bocca mi si comprime in una smorfia, sto visualizzando da un IPhone e non credo che riuscirò mai a seguire l'intera recensione, vuoi per motivi "logistici" o per la lunghezza del tutto, troppo per i miei gusti.
Mi conosco, sarà dura convincermi a restare lì, per tutto quel tempo davanti al piccolo display del mio telefono.
É una sfida, Federico non lo sa e parte nel momento in cui poso il polpastrello su play: lui inizia a parlare, un ragazzone dalla voce profonda e roca ma gentile che quasi stride con il suo look un po' vissuto e quella sua aria in apparenza truce.
I minuti iniziano a scorrere, a scivolare piacevolmente su Burton, i suoi film, gli attori con i quali ha lavorato, anche con divertenti ed improvvise divagazioni personali che rendono tutto intrigante ma anche leggero perché il cinema, quello vero con i suoi profondi significati, possa giungere anche a coloro che sono a digiuno da una vera e propria cultura cinematografica.
Graffiante, sornione, a tratti sarcastico, Federico trascina il telespettatore nei meandri Burtoniani senza mai annoiare chi lo ascolta.
L'ora e mezza passa senza che me ne sia accorta, Federico ha vinto e neanche lo sa.
Gentilmente rilascia questa intervista al mio blog dove parliamo di cinema ed educazione.
Sì, perché il cinema è arte e come tale, in sé, ha una potente carica educativa e formativa da esplorare, approfondire, conoscere e molto spesso, ahimè, sottovalutata...


Ciao Federico e grazie per questo incontro.
Per chi non ti conosce, brevemente, chi è e cosa fa nella vita Federico Frusciante?
Ciao, sono un videotecaro non-musicista. Evito accuratamente pero' di fare troppo...

In che modo ti occupi di cinema?
Per lavoro, appunto, come videotecaro e come passione personale attraverso lo studio e la pratica del cinema, naturalmente a livello puramente di soddisfazione personale e non scolastica od accademica. Poi son venuti i video. (I corti dei "I Licaoni" che troverete sull'omonimo canale presente su Youtube)
 
Che cos'è il cinema per te?
Arte,fantasia, riflessione, divertimento, passione e sesso....

Cinema di ieri e di oggi: difetti e qualità.
Il cinema di ieri, generalizzando, essendo meno invaso da effetti di vario tipo era costretto a puntare più sulla forma e la sostanza che sullo stupore totale, ciò non significa che fosse migliore e volendo essere precisi a volte si tende troppo a vedere il passato nell'arte cinematografica con totale trasporto passionale e senza giudizio obbiettivo.
Il cinema di oggi non è facile da analizzare perché chiaramente non ancora storicizzato, ho pero' l'impressione che si viva ancora di nomi già solidi e che Hollywood abbia perso tanto alla ricerca semi-esclusiva del solo guadagno.
 
Può il cinema essere educativo? In che modo secondo te?
L'arte è sempre educativa ed il cinema non fa differenza.
Essendo un mezzo anche propagandistico molto forte un regista dovrebbe sempre pensare che anche quando gira dei filmetti ha in mano un mezzo potente. Naturalmente per "educativo" non intendo in modo bigotto o conservatore ma proprio che educa la mente al pensiero.

Se ti chiedessi un regista per te "educativo" e perché lo consideri tale?
Carpenter è un regista educativo perché fa pensare e riflettere attraverso il genere e l'intrattenimento cosa difficilissima e rarissima. Romero è un altro che ha la forza del suo cinema nella messa in scena rigorosa e nella narrazione sempre solida e immersa nel sociale.

Il film che meglio rappresenta la generazione del nostro tempo?
La mia generazione? Io ho in mente "Blade runner", ma credo che ognuno abbia il film "generazionale" adatto alla propria personalità e sensibilità.

Un film che nel voler rappresentare la nostra generazione ha fallito.
Ha fallito per me Muccino... ma anche qui è un nome così solo perché detesto il suo modo di raccontare.

Quello che consiglieresti di far vedere nelle scuole e perché?
Ne farei vedere centinaia di film nelle scuole, che educhino al pensiero ed all'anti-fascismo come base su cui costruire un futuro. Un titolo? "I cento passi".

Se tu fossi un film, quale saresti e perché?
Sarei di sicuro un noir anni '40 in bianco e nero con dark lady, sigarette e poche parole...

La tua citazione cinematografica preferita?

È banale ma è questa: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire."

(Blade runner)

Quella che potrebbe descrivere ciò che stiamo vivendo ora in Italia?
"La vita è una puttana."
(Amores perros)
 

Grazie Federico per questa chiacchierata! Dove possiamo trovare i tuoi filmati e le tue recensioni?
Grazie a te per l'invito nel tuo blog. Potete trovare i filmati su youtube nel canale de I Licaoni.
Per i corti ed altre inziative non "licaoniche" basta scrivere il mio nome nelle ricerca sempre di youtube naturalmente.
Un abbraccione!
 
 
Sylvia Baldessari

 
 

domenica 6 ottobre 2013

Sfida & educazione.


Con questo articolo partecipo ad un esperimento di cross blogging: cinque blogger dicono la loro sull'educazione rapportando la riflessione al proprio campo d'interesse, in questo caso scrittura, fotografia, social media, arte e pedagogia.
La pubblicazione dei cinque contributi avviene nello stesso giorno, alla medesima ora, nei propri blog.
Alla fine del post troverete i link degli altri articoli.
Ringrazio Daniele  Imperi per questa "sfida" e se di sfida si parla, allora...

Qual è la più grande sfida dell'uomo?
Vediamo: giungere sulla Luna? Fatto, anche se c'è il dubbio che l'uomo non abbia mai veramente compiuto quel "piccolo" passo se non in uno studio televisivo, dietro casa.
Va be', quisquilie, mettiamo che il dubbio non ci sia e che questa sfida sia stata vinta...
Poi?
Clonare un animale?
Ah sì, giocare a fare Dio che riproduce in scala esseri viventi identici gli uni agli altri, in laboratorio, è stata una delle più grandi sfide che è riuscita a sollevare un vespaio, indignazione e diversi anatemi dai vari esponenti del Signore sopracitato.
Potremmo anche dire che la sfida è stata vinta se non fosse che, le "copie", presentano alcune anomalie dello sviluppo alla nascita che comportano un sacco di magagne e malanni, rendendo la loro esistenza breve.
Andiamo avanti.
Poter comunicare da un capo all'altro del globo in tempo reale?
Fatto e forse siamo andati fuori il seminato provando a strafare e lanciare nell'universo un messaggio contenente informazioni relative al nostro DNA, consegnandole a chissà quale bonaria e paciosa civiltà aliena con il pallino della colonizzazione di pianeti e relativa sottomissione dei loro popoli.
Probabilmente il mittente non ha mai visto quei film di fantascienza dove, l'avanzata extraterrestre, di solito, è annientata da un banale e fortuito starnuto preambolo di una bella influenza, insegnandoci che l'unica arma sta sempre nel conoscere a pelle ( e sangue e codice genetico) il proprio nemico, per poterli amabilmente  abbattere, puntando sulla loro scarsa conoscenza e le grosse lacune nei nostri confronti.
Ma invece abbiamo già fornito tutto, DNA, gruppo sanguigno, codice fiscale, chiavi di casa e mail nel caso volessero avvisarci con un messaggio del loro arrivo, così da preparare un bel collegamento in diretta con qualche "signora" dei salotti televisivi.
In quel caso mi auguro una scena alla "Mars Attacks!" di Burton, sperando che qualcuno lanci in aria una povera ed inconsapevole colomba bianca.
Uhm... Che rimane?
Navigo in rete e all'improvviso mi appare un'immagine.
Sorrido perché capisco che, per quanto mi riguarda, la mia cerca è finita.
La più grande sfida dell'uomo sta tutta in questa immagine, con la quale noi tutti, nessuno escluso, facciamo i conti quotidianamente il più delle volte perdendola, ahimè.
Basta fare un giretto sui vari Social, leggere i commenti delle persone per veder come, senza accorgersi, perdiamo senza neanche tanti convenevoli.Quasi arrendevoli, schiavi del nostro pregiudizio, della paura, dello sconosciuto.
Non siamo in grado di vederla, accettarla, contemplarla, considerarla, ci passa davanti agli occhi più volte al giorno, ovunque, per le strade, nei bus, nel negozietto di alimentari sotto casa.
Anche se ci sono le eccezioni.
In effetti alcuni sono riusciti a coglierla e a vincere e son proprio queste le persone che hanno fatto la differenza perché in grado di scorgere la sfida e in questa un sottile, essenziale ma illuminante insegnamento --> Immagine 

Se non amate Facebook, allora cliccate Qui
E se non apprezzate neanche Instagram allora provate Qui

Questa è la più grande sfida educativa che l'uomo è stato chiamato ad affrontare e vincere.
Per ora solo in pochi son riusciti nell'impresa.
Se siete interessati e volete essere dei vincenti allora armatevi di capacità di ascoltodialogo ed una 
buona dose di istruzione ed educazione.
E fate la differenza.


Sylvia Baldessari



Gli altri contributi che partecipano al cross blogging:

Daniele Imperi "La scrittura per l'educazione." 
(blog "Penna Blu", ambito: scrittura)

Francesco Magnani "La fotografia: un'arte per educare." 
(blog "www.magnanifrancesco.it/", ambito: fotografia)

Roberto Gerosa "Social Media ed Educazione, tra luoghi comuni e consapevolezza."
(blog "Social Daily", ambito: social media)

Giuseppe Palomba "L'Arte, Educata."
(blog 'PaGiuse", ambito: arte)