Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

domenica 27 luglio 2014

COSPLAY: arte ludica contemporanea - Intervista ad Anna Castelli e Don Oscarez.


Avevo già avuto il piacere di chiacchierare con Anna Castelli, affrontando assieme il tema del Cosplay, fenomeno nato molti anni fa in Giappone e da lei definito forma d'arte, oggi molto diffusa anche qui in Italia.
Ma 'sta volta scivoliamo dentro a questa dimensione artistica attraverso il breve saggio che Anna ha scritto, in collaborazione con Don Oscarez suo marito e fotografo professionista.
E non lo faremo solo anticipandovi ciò che potrete trovare in questa breve ma piacevolissima lettura, che spiega le origini del Cosplay in un intreccio dove cultura orientale e occidentale si specchiano, trovando le proprie similitudini, ma anche provando a guardarlo da un punto di vista educativo:

Il Cosplay, in quanto arte ed espressione di sé, sfumatura teatrale che avviene in un dato momento e in un preciso luogo, che impone l'uso del proprio corpo come maschera e dell'immagine per catturare l'essenza di un istante, può in un certo senso rientrare in un percorso educativo?

Buona lettura.








Anna, hai scritto "Cosplay, arte ludica contemporanea". Di cosa parla il libro e come nasce l'idea?

Il libro è un breve riassunto dalla conferenza che ho tenuto a Venezia il 22 febbraio 2014 al Museo di Arte Orientale di Ca’ Pesaro. Era da tempo che riflettevo sull’opportunità di dar voce a questo fenomeno che sta ricevendo così tanta attenzione in Italia e dargli finalmente la giusta definizione: arte ludica contemporanea. La dottoressa Spadavecchia, direttrice del museo, mi ha dato l’opportunità d parlarne assieme al mio collega dottor Mauro Trevisan, storico d’arte orientale come me. Ne è venuto fuori un appuntamento che ha animato il museo e interessato i visitatori.

Ricordiamo cos'è il cosplay?

Il cosplay è la pratica di indossare i panni del proprio eroe preferito, di solito in ambito di cartoni animati, film e fumetti, ma in generale di qualsiasi cosa possa rientrare nell’immaginario collettivo.

Qual è il ruolo di Don in questa pubblicazione?

Don Oscarez ha prestato la sua fotocamera per illustrare il libro, ritraendo alcuni dei più attivi cosplayers italiani.

Quale messaggio trasmette una persona che si cimenta nel cosplay?

Innanzitutto la sua passione per un determinato personaggio, un modo “interattivo” di rendere omaggio a colui che lo ha fatto emozionare dandosi da fare a costruire costumi e accessori e a interpretarne le movenze e gli atteggiamenti. Poi sicuramente aggregazione, perché il fenomeno del cosplay è fatto di raduni in cui i cosplayers, che di solito si scambiano idee e opinioni attraverso i social network, colgono l’occasione per conoscersi per la prima volta o ritrovarsi dal vivo, trascorrendo una piacevole giornata in compagnia. In Italia cosplay significa anche competizione, perché le gare sono molto agguerrite, ma il “tutti contro tutti” è una peculiarità della nostra nazione.
 
 
 
 
Secondo te il cosplay può essere inserito in un contesto educativo e se sì, perché?

Più che educativo, direi terapeutico: il potere della maschera per giocare con l’espressività e assaporare una magia da cui possono emergere ed enfatizzarsi impronte caratteriali profonde che altrimenti rimarrebbero celate dalla personalità imposta dalla vita di tutti i giorni.

Don, perché come fotografo professionista hai scelto di immortalare cosplayer?

Perché il ritratto, tra tutte le categorie fotografiche, presuppone una grande empatia con il soggetto: molte delle persone che fanno cosplay racchiudono una serie di emozioni che è affascinante far emergere nell’istante dello scatto. Inoltre conosco questo tipo di arte dalle ricerche di mia moglie, quindi mi è venuto naturale incuriosirmene e approfondirne la conoscenza… anche dall’altra parte dell’obiettivo: io stesso a volte faccio cosplay nel ruolo del Fantasma dell’Opera, di pirata o di Coppelius, una sorta di scienziato pazzo che ho interpretato durante uno spettacolo di teatro-danza.

Quale messaggio vuoi inviare attraverso le tue foto?

Il messaggio che la bellezza è in ognuno di noi, esente da Photoshop: nei miei ritratti non troverete mai cosplayers irriconoscibili dal vivo, perché lavoro sempre con il minimo di post-produzione. Voglio che ognuno ritrovi se stesso nella bellezza che indossa, quella data dalla naturalezza, dalla serenità, dalle risate spontanee. Vorrei inoltre che il patrimonio storico / architettonico italiano venisse valorizzato nella maniera che merita, per quello tento sempre di ritrarre i miei cosplayers con sfondi importanti come siti storici e città d’arte: cultura pop e cultura storica mano nella mano, per ricordare che oriente e occidente possono essere combinati in un melting-pop formativo.
 
 
 

Secondo te, la fotografia educa e se sì, come?

Vorrei ricordare cosa pensava della fotografia Henri Cartier Bresson:
 “A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione.”
Ecco, a me piacerebbe molto che le mie foto educassero all’ascolto di questa narrazione, perché sono convinto che non necessariamente “si ascolti” solo con l’udito.
Anna, mettiamo caso che con questa intervista abbiamo incuriosito qualcuno: dove può trovare il tuo libro?
Ho qualche copia cartacea a casa e sarei felice di scambiare due parole con chiunque la voglia acquistare (scrivetemi a annasilvia76@gmail.com per trovarci a qualche raduno e averne una copia), altrimenti la trovate in ebook e cartaceo direttamente dal sito di Collana Imperium
 
 
 
Anna Castelli
 
 
E in rete, dove è possibile rintracciarvi?
Anna su Facebook (pagina fan)
Oscar su Facebook  (pagina fan)
e su Flickr
 

 

giovedì 17 luglio 2014

#PEDAGOGICALERT - ED SKYWALKER - Il lato oscuro dell'educazione.



Il tema lanciato a luglio da Snodi Pedagogici è: #PEDAGOGICALERT

"Quali sono le zone oscure dell’educazione?
Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e chi è educato? 
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?"


Questo mese ho il piacere di ospitare Christian Sarno, collega e amico.
Christian è una di quelle amicizie nate casualmente sul web: all'inizio lo incrociavo spesso in un gruppo di discussione su Facebook e non digerivo per niente il suo essere puntiglioso e l'humor inglese al quale spesso ricorre.
Poi, con il tempo ne ho potuto apprezzare la grande lealtà, la sensibilità e l'intuizione educativa.
Certo, continua a essere puntiglioso, tendente a un umorismo tipicamente anglosassone e ho potuto anche constatare un certo nervosismo nel guidare sotto a una pioggia battente, nel caotico traffico milanese...

Vi invito a leggere il suo contributo, dunque, e a "perdervi" nel lato oscuro di questo Blogging Day.

Io non posso che ringraziarlo.



#PEDAGOGICALERT - ED SKYWALKER - Il lato oscuro dell'educazione.




Per chi fa educazione, sia naturalmente che professionalmente ci sono alcuni rischi, alcune possibili deviazioni dalla strada maestra, alcune possibilità di passare al lato oscuro, citando guerre stellari. Proverò qui ad individuarne un paio, sicuro che ve ne siano altre e altrettanto sicuro che io sia caduto, almeno una volta,  in tutti i lati oscuri che proverò ad evidenziare.
 
 



Educazione VS Manipolazione

Potrebbe essere facile stabilire il confine tra educare e manipolare, ma non lo è.
Quanti, nell’atto dell’educare hanno gioito per il ripetersi di un atteggiamento, per l’obbedienza di un bambino, per l’esecuzione quasi automatica di un’azione.
Quanti si sono rallegrati di un richiesta apparentemente compresa, assorbita, fatta propria. Chi di noi non ha educato nell’intenzione di trasferire proprie competenze, saperi, comportamenti, valori e agiti? Dove si situa il confine tra la manipolazione, la costruzione dell’altro a nostra immagine e somiglianza e l’educare verso la ricerca della propria strada, dei propri valori, della propria identità?
 
Il confine è labile, una sottile linea su cui camminiamo, a volte oscillando verso il lato oscuro dell’educazione, quel tentativo di “costruire” soggetti che siano come noi, che pensino come noi e che se possibile ci assomiglino anche nelle scelte valoriali. Forse però l’educazione è soprattutto altro; è spingere a cercare il proprio, il proprio modo di pensare anche se è differente dal nostro.
 
Siamo pronti ad accettare che l’educare possa produrre anche differenze, lontananze e addirittura separazioni? Siamo pronti ad accettare che aver contribuito a crescere figli non significhi averli costretti ad aderire ai nostri valori e alle nostre modalità di vivere? A volte non siamo pronti, perché riconoscere se stessi in chi si educa è una azione antica e seducente. Perché ci dà la sensazione di essere arrivati, che sia rimasto qualche cosa di noi nell’altro.
Il passo più difficile dell’educare, quello che allontana il lato oscuro, è l’accettazione dell’educare come azione orientata verso il livello più alto possibile di indipendenza del pensiero, delle azioni e dei valori dell’altro. Il più grande successo per chi educa potrebbe essere aver contribuito a far crescere esseri in grado di scegliere consapevolmente la propria strada, anche se questa strada non è quella che avevamo immaginato per loro?
 
 
 
 
 
 
Amore VS Arroganza.

Il secondo lato oscuro è l’arroganza del sapere, quel sapere che alcuni educatori o genitori utilizzano per schiacciare, prepotentemente, gli esseri che avrebbero l’obiettivo di far crescere.
Quante volte ho incontrato questa prepotenza, in ambito professionale e nella vita. Quante volte mi son chiesto se il genitore che abusava della sua posizione dominante con il proprio figlio fosse consapevole di essere nel lato oscuro dell’educazione. Qualche volta mi è capitato di ragionarci anche con gli educatori, quando ci siamo interrogati sul potere dell’educazione professionale, su quella posizione dominante che spesso assumiamo grazie alle fragilità e difficoltà delle persona che incontriamo.
Il governo e la consapevolezza  di quel potere è ciò che ci permette di non cedere al lato oscuro, a quel lato che smette di dar voce alla forza dell’aiutare per cedere alla forza del dominare. Ho la fortuna di aver incontrato pochi educatori arroganti, lo devo ammettere, ma quando li ho incrociati lo ho riconosciuti subito. L’educatore arrogante è colui che non ha più nulla da imparare, che si pone nell’incontro con le fragilità come colui che sa, come l’unica possibilità di salvezza, che porta la sua competenza non per trasferirla ma per evidenziare la sua posizione di asimmetria, di dominanza. Nei parchi si incontrano anche tanti genitori che han ceduto al lato oscuro, che governano la relazione solo utilizzando la loro posizione di potere, non accorgendosi poi che via via che i figli crescono alcune asimmetrie svaniscono, diventano inefficaci, perché i ragazzi fanno di tutto per sottrarsi alle posizioni di sottomissione, per fortuna.
L’educazione è un atto d’amore, un atto che dovrebbe orientare le azioni per costruire il miglior stato di benessere possibile. Educare non è solo competenza tecnica, non si impara solo nelle Università, si impara attraverso la vita, gli incontri e soprattutto attraverso la sperimentazione diretta dell’educazione stessa. Educare, per come la vedo io, non vuol dire innamorarsi dell’altro ma provare ad innamorarsi della relazione che sto costruendo con lui, provare ad innamorarsi di ciò che quella relazione produce, di ciò che possiamo generare insieme, per me e per lui. Quando incontro educatori naturali e professionali innamorati dell’educare, mi pare sia più facile tenere lontano il lato oscuro.
 
 
 
 
Chi è l'autore di questo post
 
 
 
 

Christian Sarno


Blogger in erba, , provando a non sembrare un uomo della generazione cartacea, si muove a volte abilmente a volte in modo goffo all’interno della rete. Innamorato di tutto ciò che si muove intorno all’educazione. Educatore interculturale per la passione per gli sguardi e le culture “altre”. Consulente Pedagogico Interazionale  grazie alla  scuola  dello Studio Dedalo di Milano. Padre felice di figlie femmine. Curioso ed errante in tutti i ruoli che attraversa. Cerca da tempo “il pedagogico” dove sembra non esserci. In formazione continua, studia e impara soprattutto dagli incontri. Nomade dell’educazione avendo attraversato quasi tutti i servizi esistenti nel panorama nei servizi alla persona. Nel 2014 compie il suo diciottesimo anno di lavoro. Amante del cinema e degli sport di squadra.

Lo trovi sul suo blog su facebook, twitter, google+, linkedin e nei bar sport. Se sei fortunato ti può capitare di trovarlo in qualche luogo di lavoro mentre ride e scherza con altri colleghi. Amante della supervisione pedagogica, mal sopporta formazione frontale e slide. Ama gli studenti “speciali” anche se ti fan faticare di più. Quando parla del suo lavoro quasi sempre gli brillano gli occhi. Inventore di un gruppo di facebook (“Educatori, consulenti pedagogici e pedagogisti”), oggi frequentato da più di 2400 tra esperti di educazione e genitori. In costante ricerca di nuove strade professionali e nuove sfide. Interista in modalità malinconia del 22 maggio 2010. Imprigionato, per amore, nella rete di Snodi Pedagogici.
 


Tutti i contributi verranno divulgati dai blogger di Snodi Pedagogicicondivisi e commentati sui diversi social e raccolti a questo link

I blog che partecipano
 
Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuela Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti
La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
In Dialogo di Elisa Benzi
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
Tra Fantasia Pensiero Azione di Monica D'Alessandro Pozzi
 
 
 
 


I blogging day fanno parte di un progetto culturale organizzato e promosso da Snodi Pedagogici.

Questo avrà termine con l'estate e sfocerà in un'antologia dei contributi che verrà pubblicata sotto forma di ebook, il cui ricavato andrà in beneficenza alla Locanda dei Girasoli
 

Una volta finito il percorso di pubblicazione online, vari autori che hanno preso parte ai BDay, verranno contattati dalla redazione.

domenica 13 luglio 2014

#TheSilenceOfKisses










"Contro il fragore delle vostre bombe, la melodia di un bacio. Oltre quel muro c'è l'infinito, dove la guerra non riecheggia perché annientata dal Silenzio di due anime che si sfiorano."


Sylvia B.