Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

domenica 29 settembre 2013

Politica, un valore da insegnare ai piccoli.


Questo articolo è stato scritto poco dopo le ultime elezioni elettorali ed è stato pubblicato in origine su TuttoPerLaMamma.it


Mi piacerebbe parlare di politica.
Ma il tema è insidioso, soprattutto in tempi come questi, e chi mi segue sa che non ho mai pronunciato parola, giudizio o pensiero a tal merito preferendo sempre occuparmi d’argomenti strettamente collegati all’educazione.
Qualcuno però mi ha fatto notare che l’educazione non può estraniarsi dalla politica, anzi, esse son strettamente intrecciate nel processo di formazione della persona, nel suo ruolo di cittadino e nella responsabilità che questo comporta.

Ma come fare per non cadere nel solito monologo dove espongo le mie idee ritrovando infine una moltitudine di risposte, più o meno concordanti o in totale contrasto, anche polemico?
Come si fa a parlare di una educazione alla politica o di una politica che educa alla  senza entrare in aspre discussioni, il più delle volte sterili ed inutili?
Impresa ardua se si dà un’occhiata ai vari talkshow (nei quali avviene di tutto) o alle numerose reazioni del popolo della rete in forma di tweet, post, articoli ed immagini il più delle volte ferocemente sarcastiche, intrise di rabbia, indignazione e spesso (e mi duole dirlo) tendenti alla più becera forma di comunicazione come può essere l’insulto e la volgarità.
Siamo, in effetti, davanti ad un totale esempio, ed è duro ammetterlo, nel quale la politica non crea, né unisce, né trasforma ma distrugge, divide e fossilizza senza dare una possibilità all’educazione di emergere, affiancarla e condurre assieme le dinamiche nelle quali tutti ci troviamo coinvolti.

Proviamo a partire dalla etimologia, allora. Politica deriva dal greco πολιτικος, politikós ed il termine risale ai tempi di Aristotele e fa riferimento alla “Polis” che, sempre in greco, sta ad indicare la città, la comunità dei cittadini.
Aristotele citava ” L’uomo è per natura un animale politico” perché convinto che la politica significasse l’amministrazione della città per il bene di tutti, la gestione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipavano.
Quindi è un fatto che ci riguarda, impossibile da delegare ad altri perché ogni decisione, ogni scelta andrà non solo a trasformare quello stesso spazio in cui ci muoviamo tutti ma anche a plasmare il tempo nel quale siamo spinti e proiettati e che coincide con il nostro futuro.
Restando per un attimo ancorati all’antica Grecia concetti come virtù, libertà, felicità e la realizzazione di se stessi, seppur contemplati in maniera diversa dai massimi esponenti filosofi dell’epoca come Socrate, Platone edAristotele, hanno tutti un unico luogo dove poter essere appresi e vissuti ovvero nella Comunità.
Soprattutto per Aristotele l’educazione, fin dalla primissima infanzia, era strettamente necessaria per una buona maturazione delle capacità intellettive, che per lui si acquisivano solo con il passare del tempo, ed era fondamentale anche per la costituzione di uno Stato democratico dove, il poter essere felici (semplicemente realizzando se stessi) può avvenire solo all’interno di una comunità fondata sull’uguaglianza dei cittadini, dove si garantisce il diritto alla libertà ed alla vita.
Quando scrivo e parlo di educazione uno dei concetti fondamentali che spesso ripeto è proprio quello di realizzare se stessi, i propri sogni e le aspettative sfruttando e dando massimo sfogo alle capacità ed ai talenti insiti in ognuno di noi.
Quindi è necessario che il luogo in cui viviamo sia predisposto a questo e perché sia così dobbiamo fare in modo che lo sia per davvero, anche attraverso il nostro personale contributo.

Ma oggi è così?
Partecipiamo attivamente e in maniera costruttiva ad una Comunità  dove possiamo garantire la nostra e la altrui felicità?
Lasciamo la Grecia e attraversiamo il mare per ritornare qua in Italia: ho chiesto ad un’amica, appassionata di politica e rispettosa delle Istituzioni, quattro nomi di personaggi politici che, secondo lei, con la loro dedizione, l’agire e le idee hanno fatto la differenza nella storia di questo Paese.
Lei è la stessa persona che, durante un attimo di massimo sconforto in quest’ultimo periodo  pre-elettorale dove annunciai la mia decisione di rinunciare al voto, mi ricordò come questo significasse il lasciare in balia d’altri il mio futuro e quello delle persone da me amate.
In ogni modo, in risposta alla mia domanda mi ha elencato: Berlinguer, Almirante, Pertini e Iotti.
Conoscendone pensieri ed idee  le ho chiesto, stupita, il perché di un nome tra i quattro da lei elencati, quello di Almirante.
La risposta è giunta repentina “si può essere avversari politici, litigare di brutto, ma sempre intellettualmente onesti”.
Si riferiva a quando Almirante andò a dare l’ultimo saluto a Berlinguer, alla sua morte, rendendogli omaggio ai funerali.
E quando, per il bene e la stabilità del Paese, si incontrarono per dialogare ed arginare il fenomeno del terrorismo, una fra le più brutte pagine di storia del nostro Paese.
Due uomini, Berlinguer ed Almirante, impegnati anima e corpo a realizzare i propri intenti ma all’interno di una stessa Comunità condivisa e vista come il bene primario da preservare, mettendo da parte ideali ed aspirazioni per un bene più grande e comune nel momento del bisogno o nel riconoscere il merito dell’altro quando è stato doveroso farlo.
Dialogo ed esempio, quindi, come collante, punto d’incontro  tra  un’educazione volta a delineare il ruolo di cittadino e di una politica riflesso delle proprie convinzioni e pensieri.
È probabile che il nodo centrale della questione sia proprio il dialogo: punto cardine in ogni relazione educativa diviene altrettanto determinante nel poter agire nello spazio e nel tempo tenendo conto non solo dei propri bisogno ma anche di quelli degli altri.

E com’è il dialogo oggi?
Internet ed i Social Network permettono a chiunque di comunicare, tutti scrivono, discutono, parlano a suon di click dando l’idea di numerose opportunità di dialogo ed invece viviamo in un’epoca dove, nonostante i mezzi, le persone non dialogano fra loro preferendo comunicare i propri pensieri, le percezioni e le emozioni di quanto accade nel mondo politico in 140 caratteri o in striminziti post senza un vero e proprio scambio costruttivo, in virtuali monologhi.
La politica non è mediata dalla parola, il più delle volte è urlata, strillata in faccia all’altro, molto spesso trincerati dietro ad ideologie ferree che, nonostante appartengano al secolo scorso, continuano a persistere influenzando  il nostro oggi e non in maniera sapiente, tenendo conto degli insegnamenti che la storia ci ha fornito, ma solo per far prevalere il proprio concetto di appartenenza a qualcosa perdendo di vista il senso della realtà.
La Parola dunque, come precetto educativo ma anche politico per delineare l’orizzonte della vita, che permetta di far emergere concetti fondamentali quali la comprensione, l’ascolto ma anche il rispetto dei silenzi; la Parola come motore di un pensare teorico seguito sempre, poi, da un fare, dall’azione nel preparare ed adoperarsi per una Comunità pensata come luogo per una auto-realizzazione del singolo, ma immerso nelle relazione con gli altri aventi il medesimo diritto di compiere il proprio progetto esistenziale.
Una dialogo autentico, sincero e formativo volto ad invitare a riflettere e non a confondere, convincere o posto in maniera ambigua o subdola ma che permetta d’essere parte attiva, partecipante e consapevole della comunità.
«I cittadini devono potersi innamorare delle istituzioni e le istituzioni devono rendersi amabili».
Così ha dichiarato l’attuale presidente della Camera Laura Boldrini nel giorno della sua elezione, davanti all’intero Parlamento, rimandando ad un profondo e sincero bisogno di dialogo che permetta un reale avvicinamento e coinvolgimento dei cittadini alla politica.
Questa, allora, pare essere la grande sfida educativa del nostro tempo, riportare la parola, quella autentica che conduce al dialogo, base di ogni relazione affettiva e sociale, al centro dell’attenzione in un marasma di mezzi comunicativi che ne hanno disgregato il valore, connettendoci ad una Babele virtuale in preda al caos, dimenticandoci delle regole, delle procedure e del buon senso per uno stare bene con e assieme agli altri e del rispetto che dobbiamo ai simboli che da secoli ci rappresentano e che sono un tratto della nostra identità e che vanno a costituire lo Stato.

Potrei terminare qui e lasciare che altri prendano in mano la riflessione, ma so che se sei giunto sino a qua è anche perchè c’è un tarlo, un punto interrogativo che duole come un sassolino fastidioso dentro ad una scarpa e che ti spinge a chiederti una cosa…
Beh sì, i momenti di sconforto capitano nei periodi di gran confusione ma poi passano una volta che si comprende che una forma di dialogo, autentica, avviene soprattutto all’interno delle cabine attraverso la scheda elettorale.
Quindi la risposta è sì, ho votato.
E tu?

Sylvia Baldessari

mercoledì 25 settembre 2013

Educazione e musica: intervista a Eleonora Militello.



Benvenuti ad una nuova intervista del "Il Piccolo Doge".
Questa volta ci occupiamo di educazione e musica grazie a Eleonora Militello, cantante e compositrice ma soprattutto grande amica.
Eleonora, attraverso la sua esperienza, ci permetterà di dare uno sguardo "educativo" in campo musicale, capire come e perché la musica è importante e in che modo può aiutare a valorizzare il proprio sè, esplorando le "melodie" più nascoste del nostro animo.
Buona lettura

Ciao Eleonora, puoi brevemente dirci  chi sei e cosa fai nella vita?
Ciao Sylvia, a parte la moglie e la madre, sono cantante e compositrice ma anche vocalist dei "The Genius Blues Band". Scrivo testi soprattutto in inglese e più raramente scrivo racconti. 


Vogliamo raccontare qual è stato il tuo percorso musicale fino ad oggi?
Ho iniziato a cantare sin da piccolissima, poi ho studiato lirica con mia madre, che era soprano lirico a Roma, questo sino all'età di circa sedici anni.  Poi ho "scoperto" la chitarra e ho cominciato a suonare in Chiesa, animando la Messa e dedicandomi al Musical di matrice sociale e religiosa. Successivamente ho cominciato a frequentare la musica "profana" (e qui ci faccio un sorrisetto, perché per me non v'è distinzione fra sacro e profano in Musica come nell'Arte, se ciò che fai è fatto con rispetto e amore): così ho cominciato a cantare R&B e Rock, cominciando un percorso "irrequieto" che mi ha condotto dall'R&B a studiare Jazz e, attraverso il Jazz sino allo Spiritual e al Gospel e infine al Blues. Dico " irrequieto" perché ho avuto per anni una sorta di "fame interiore" insopprimibile, una ricerca sempre insoddisfatta del mio spazio espressivo che solo il Blues ha colmato. Questo mi ha portato a conoscere e a collaborare con grandi Artisti, e, direi anche, con grandi Anime. Oltre a Enrico Intra, ho avuto modo di conoscere Chiara Lubich, ma anche Ottavia Piccolo, e molti altri, fra cui, proprio grazie ad un concerto tenuto a Milano pochi anni fa,Rita Levi Montalcini. Lei la musica l'aveva nello sguardo, e mi ha lasciato la stessa impressione indelebile di vitalità e forza che ho ricevuto dal mio Maestro, Padre Umberto Franca.

Cos'è la musica per te?
La colonna sonora della mia vita, e non è per caso che dico questo: mi succede spesso di sentire una musica, una canzone, un blues nella testa a seconda del momento che sto vivendo. M'è successo anche quando è morto mio padre. Sin dal momento in cui ho saputo della sua morte e poi per le due settimane successive, ho avuto nella mente continuamente, notte e giorno, il canto di un'Ave Maria che avevo imparato in Chiesa anni prima. Questo canto ha "raccolto" tutto quello che non riuscivo ad esprimere, nello strazio di quei giorni terribili. Così spesso, nelle circostanze più disparate, mi ritrovo a cantare "roba nuova", spesso nuovi blues, quando sto vivendo un particolare stato d'animo. Ecco, potrei dire anche che la Musica è la mia ossessione, la mia ubriacatura... Per scherzare un po' mi sono inventata quella specie di soprannome che forse avrai letto da qualche parte, "Bluescoholic", che significa  letteralmente "alcolizzata di Blues".

Che significa per un musicista poter comporre e vivere di musica oggi?
Quando  il mio prozio era bambino, parlo dei primi del '900, vivere di musica era considerato simile ad un'eresia. Ho citato lui perché quando ero bambina mi raccontava un episodio della sua gioventù: aveva manifestato a suo padre, il mio bisnonno, il desiderio di diventare tenore, e lui, per dissuaderlo, lo aveva portato sotto i Portici di Napoli, gli aveva indicato i mendicanti e gli aveva detto:"Li vedi quelli? Sono tutti musicisti, e sono tutti morti di fame!". Inutile dire che il mio prozio non divenne mai tenore, ma gli restò la nostalgia cocente nell'anima e una voce che, a quasi ottant'anni, era ancora limpidissima e dal timbro bellissimo. Oggi, grazie a Dio, non è più così, e poter comporre e vivere di musica è possibile, con un po' di fortuna e con la necessaria "gavetta", e per un musicista questo è la possibilità di portare all'esterno, fuori da se stesso, quella sorta di rivoluzione interiore, il fuoco che brucia dentro e che viceversa , se non espresso, diventa a volte distruttivo. Se c'è il "dono", se c'è davvero il "carisma" dell'Artista, l'Arte non può rimanere nascosta e deve essere donata agli altri, perché non esiste Arte fine a se stessa, creata per auto-compiacersi, ma essa vive in quanto deve vivificare gli altri. 

La musica, per te, può essere educativa e se sì, come e perché?
Assolutamente sì, la Musica, per ricollegarmi a quanto detto prima, ha proprio la finalità di una forma di comunicazione raffinata che serve per relazionare, esprimere in note i propri sentimenti e comunicarli alla capacità percettiva sentimentale degli altri. Così è possibile comunicare anche se la lingua propria di espressione è diversa da quella di chi ascolta, perché diventa un dialogo d'anime che va oltre la razionalità e la codificazione schematica del linguaggio.

In base alla tua esperienza, la musica, può aiutare a superare situazioni di disagio come può essere una disabilità o un ritardo nel linguaggio? 
Sicuramente. La Musica, quando non caricata da aspettative esterne (vedi ad esempio quando dei  genitori ambiziosi spingono un figlio a diventare per forza musicista o cantante sottoponendolo a lezioni ed esercizi in un sistema di vita pesante quando si è ancora troppo piccoli e nell'età del gioco) è liberatoria, fa trovare nuovi modi di relazionare e relazionarsi. Un buon Musicoterapista può essere utilissimo per aiutare dei soggetti che abbiano difficoltà di vario grado in questi ambiti, stimolando la comunicazione con l'utilizzo della voce in ambito musicale ma anche liberando la voce stessa dalle problematiche che possono sorgere   nella relazione diretta (a volte ansiogena) che si ha nel  quotidiano.

Una canzone che rappresenta questa generazione?
Una? Difficile una soltanto, ma forse ora più che mai visti i conflitti che continuano a esistere in troppe parti del mondo, mi viene in mente "Imagine". E' scontata, magari, ma le parole del testo sono sempre valide come quando fu scritta, e questo perché il mondo non ha ancora imparato a vivere in pace.

Un cantautore che reputi "educativo" e perché?
Roberto Vecchioni. Ha un modo fresco di relazionarsi, sa unire le generazioni, parla di cose buone, di valori che non passeranno mai. Ma ci sono molti altri artisti, non solo Italiani, che danno messaggi importanti per l'educazione. Io invito spesso all'ascolto "alternativo", il buono si trova dappertutto.

Come consigliare un bambino che vuole imparare a suonare uno strumento? Da che età iniziare?
Farlo giocare, e cominciare dai primi anni con strumenti adeguati. Cose che "facciano rumore", tamburelli, flauti "senza troppo impegno", e se uno dei genitori suona, farlo partecipare a quello che fa il papà o la mamma, in modo che la musica sia parte di una vita normale, non esclusiva, non classista. Personalmente a casa mia si respira musica continuamente, ma ho lasciato i miei figli liberi di volersi esprimere o meno con questa forma d'Arte. Così a tratti si sente cantare, ma si dipinge anche, si crea quando e come lo si desidera. E ci sono giorni in cui dai quattro angoli della casa arrivano musiche diversissime. Il caos, se si sta al centro di queste emissioni sonore, ma ti assicuro che è bellissimo.

E se tu fossi una canzone?
Se io fossi una canzone sarei "A Change is Gonna Come" di Sam Cooke. Le parole di questa canzone sono la descrizione della mia vita, la sua musica è la mia gioia, il mio dolore, la mia stanchezza e la mia forza di volontà.

Grazie Eleonora per questa chiacchierata: ricordiamo dov'è possibile trovare te ed il tuo gruppo in questo periodo?
Siamo a Palermo, ci stiamo preparando alla stagione invernale prossima che ci porterà in giro un pò dappertutto, e devo dire che questa è per noi una fase "costruttiva" e creativa intensissima. Abbiamo il nostro progetto e personalmente sto coltivando quello più importante della mia carriera artistica, ma per questo i tempi sono "misteriosi e diluiti", perché tutto richiede una grandissima cura e molta pazienza. 





in rete?
In rete ci trovate qui, su geniusbluesband ma anche su myspace, dove trovate anche me.
Ringrazio te, Sylvia, per questo tempo passato a parlare di musica che per me è stato un invito irrinunciabile, pur se... breve. Quando si parla d'amore, non si finirebbe mai...

Sylvia Baldessari

sabato 14 settembre 2013

Educazione: come i cerchi nell'acqua.


È stato come gettare un sasso in un grande lago.
Come i cerchi nell'acqua, ne hanno interrotto la quiete, lo scorrere tranquillo delle sue acque, dal primo ne sono seguiti altri segnando l'attimo, imprimendolo in chiunque, casualmente, avesse posato proprio lì il suo sguardo.
Ve lo avevo promesso, no?
Avrei seguito tutti i vostri  "sassolini", osservato i cerchi che avreste creato con i vostri pensieri e  li avrei impressi qui:

@lannagatti: #Educazione rispetto interazionale, in tutte le sue accezioni e le possibili declinazioni

@Michela6Martini: Riflessione: educazione è dare il meglio di sè, a se stessi e agli altri, attingendo alla fonte dei propri talenti.

@RobiCopyZanella: A proposito di #educazione

@M_Faccin: educazione è rispetto a 360 gradi, empatia e libero arbitrio... E buoni genitori

@RobiCopyZanella: E poi ci sono i giusti #slogan...
#education #school

@MammeImperfette: #educazione è accompagnare nella scoperta di se stessi, aiutando a tirar fuori il meglio di ciò che si è.

@mbrami76: Educazione = Responsabilità e Consapevolezza. Tutto il resto è inutile Struttura.

Tutto nasce da un tweet che ha portato al post "Educazione: cos'è e cosa non è."
I tweet riportati sopra ne son stati una conseguenza così come i commenti sull'altro articolo. Sono dei veri e propri doni perché brevi ma intensi sguardi nelle vite di chi ha voluto rispondere, condividendo la propria esperienza, consapevoli o meno di esporre un pezzetto di sè al mondo, divenendo un bel quadro dove chi guarda puó ricavare il proprio insegnamento.
Sapete, molto spesso m'è capitato di vedere persone rifiutare un confronto o l'affrontare una discussione inerente all'educazione in rete con degli educatori solo perché non sono dei professionisti e quindi lamentare una "mancanza" di conoscenza per poter affrontare alla pari l'argomento.
Invito chiunque a rileggere i tweet riportati più sopra.
E magari anche il post "Educazione: cos'è e cosa non è" per leggere gli altri pensieri ed i commenti che ne sono seguiti.
È vero, hanno risposto anche dei colleghi ma le risposte che più riflettono i colori dell'esistenza son proprio quelle delle persone che non fanno questo mestiere.
Lo so, vi ho un po' ingannato e ho cercato di tirare i fili di questo "gioco" per dimostrare che l'educazione è un qualcosa che appartiene a tutti, che coinvolge tutti ed è alla portata di tutti.
L'educazione non è una sola, come i cerchi nell'acqua, è molteplice e capace di disegnare geometrie sempre diverse a seconda di quanti sassi vengono buttati e come.
È come un bimbo che gioca in riva ad un lago e lancia il suo sasso: ne arriveranno altri che, per contagio del gioco, vorranno provare a lanciare il proprio.
A prescindere da chi sono.
Lasciatevi contagiare allora e se per caso non vi viene facile potete sempre guardare i bambini e capire da loro come fare.
I bambini, nel loro essere semplicemente se stessi, hanno sempre qualcosa da insegnare.

Sylvia Baldessari

mercoledì 11 settembre 2013

Educazione: cos'è e cosa non è.



Mi giunge un tweet!
Una nuova follower, dopo aver dato un'occhiata a questo blog mi scrive:

"Perché l'educazione non è un monologo... profondamente d'accordo anche se è più semplice dire cosa non è ."


E da lì parte un gioco, una sfida, lunga 140 caratteri dove poter scegliere se dire cosa è o cosa non è "Educazione".
Invito chiunque, in quel marasma di cinguettii, provare a prendere parte all'iniziativa crogiolandomi nei numerosi tweet che giungono, poi, in risposta, senza l'uso di un hashtag particolare, compiaciuta da quel piccolo terremoto che da lì a poco farà più volte vibrare con forza il mio povero IPhone, leggendo ogni volta pensieri così diversi l'uno dall'altro ma capaci di generare altrettante  potenti riflessioni.

Eccone alcuni:

@Michela6MartiniEducazione non è plagio

@fantini_paolaEducazione è prendersi cura delle menti affinché siano libere e sane.

@SoniaSabbatiniCamminare accanto all'altro sostenendolo nella meraviglia della scoperta.

@Pagiuse1984cos'è educazione: immersione totale ed osmosi 

@cristumedei: educazione: ascolto, dialogo, confronto, libertà di scelta e fiducia

@LudusPer dire la mia sull'educazione non mi bastano 140 caratteri

@Pagiuse1984Educazione non è gerarchia...

@fantini_paola: "To Change The World" via Steve McCurry


E per voi cosa è educazione e cosa non lo è?
140 caratteri, @Il_Piccolo_Doge a disposizione e pronto ad allungare la lista qui sopra.
"Perché l'Educazione non è un monologo..." E negli ultimi tre puntini si nasconde un indefinito ancora da esplorare.
Non mi credete?
Allora tornate indietro e rileggete i tweet con più attenzione: in ognuno vi è una intrinseca interpretazione della parola "educazione" che rimanda sempre ad un significato diverso, riflesso di come questa venga vista, percepita e vissuta in modo differente a seconda della propria esperienza, nonostante sia digitata e pronunciata nella stessa ed identica maniera da tutti.


Un grazie a Sonia Sabbatini, autrice del tweet citato all'inizio del post.

Sylvia Baldessari

sabato 7 settembre 2013

I pidocchi spaventano più dei mostri sotto al letto.

Riflessioni, serie e non, sull'essere mamma!
Dopo Notizie dal fronte: mamme vs febbre. e Disavventure di una mamma: la borsa. ora affronto un'altra "tragedia": i pidocchi!

Varicella? Scarlattina? Orecchioni o la famigerata mani-bocca-piedi? Questa ultima fa tanta paura a dirla ma in realtà non è niente.
No, il vero cruccio delle mamme non sono queste parole scritte in caratteri cubitali su cartelli affissi ai cancelli delle scuole ed inerenti al numero dei casi che si sono manifestati al loro interno.
No, la parola che più mette in agitazione noi mamme e che più temiamo é "PEDICULOSI".
Ovvero piccoli, infingardi, minuscoli, coriacei e subdoli pidocchi che infestano la testolina dei nostri piccoli preferendo in particolare modo la nuca e la zona sopra le orecchie.
Sono soprattutto coriacei visto che per eliminarli dal cuoio capelluto dell'infante ci vogliono prodotti specifici che si trovano solo in farmacia ( shampoo e un particolare pettinino ) e tanta pazienza, poiché codesti insetti, da quanto si dice, sembrano poi colonizzare qualunque angolo di casa nostra: divani, poltrone, cuscini, tende...
Dite la verità, ne avete sentite di tutti i colori, come mettere i peluche in freezer per sgomberare definitivamente accampamenti abusivi  dai morbidi amici di pezza del vostro bimbo, fantomatici lavaggi in lavatrice a milioni di gradi, tende e tappeti bruciati in una sorta di rito purificatorio ( con tanto di danza cerimoniale, lo so ).

Ma procediamo con ordine: se vostro figlio li ha beccati beh complimenti! La sorte ha deciso di sbeffeggiarvi con questo tiro mancino poiché i pidocchi NONrappresentano un segnale di scarsa igiene e interessano, soprattutto, i bambini dai 4 ai 12 anni  di qualunque fascia sociale.
Una volta effettuato il primo trattamento non vi è più pericolo di propagazione, quindi escludere il malcapitato isolandolo come un reietto è riflesso di un pregiudizio personale e non il risultato di una buona informazione.

Come riconoscerli: forte prurito, puntini neri e bianchi su nuca, fronte, dietro le orecchie e la comparsa di alcune crosticine fra i capelli sono gli inequivocabili segnali.
Prendetevi un paio di minuti per interiorizzare. Ebbene sì, vi è capitata la magagna, olè!

Come ho già scritto, per eliminare questi parassiti non resta altro che recarsi nella farmacia di fiducia e richiedere uno shampoo specifico e un pettinino a denti molti fini.
Se siete numerosi in famiglia vi consiglio di far aderire tutti al trattamento e di controllare ogni 2-3 giorni i membri della ciurma per assicurarsi di non aver qualche nuovo clandestino a bordo.
Lavate con acqua bollente gli indumenti del malcapitato e tutto ciò con cui questo è venuto in contatto almeno nei due giorni precedenti al trattamento come lenzuola, asciugamani e cuscini.
Richiudete in un sacchetto di plastica  i giochi che non possono essere lavati come i peluche ( suvvia evitate il freezer e rimettete a posto i gelati ) per una quindicina di giorni ricordando che i pidocchi, lontano dal corpo umano, muoiono dopo qualche giorno fatta eccezione per le ninfe ( quelli giovani ancora in grado di riprodursi ) che possono resistere anche una decina di giorni.
Pettini, spazzole e fermagli se proprio non volete gettarli nella spazzatura li potete immergere su una bacinella d'acqua bollente, con un po' di detersivo, almeno per un'ora.

Prevenire è meglio che curare!
Non è detto che per forza dobbiate cadere vittime di questa "maledizione" però se proprio volete diminuire le probabilità allora potreste o recarvi nuovamente nella solita farmacia ad accapparrare un prodotto specifico come gli spray o le lozioni repellenti o affidarvi ai rimedi naturali.

Io, personalmente, opto sempre per i metodi della nonna. Nel mio caso, a parte i risciacqui con l'aceto che da piccina subivo e che facevano tanto lacrimare gli occhi ma ottimi in efficacia, per il mio piccolo uso l'essenza alla lavanda: qualche goccia da spalmare sulle mani e da mischiare allo shampoo e via, il tutto si completa con qualche stilla d'essenza sulle zone critiche ( nuca, fronte e dietro le orecchie ) prima di mandarlo a scuola al mattino!

So che siamo alla fine dell'articolo.
Sono anche consapevole che tu, chiunque tu sia, stamani hai visto il famigerato cartello fuori dalla scuola di tuo e figlio ed è da quel momento che non riesci più a smettere di grattarti, sensazione intrisa dal terrore e che ti ha spinto a cercare qualunque cosa sui pidocchi in rete.
Non preoccuparti perché il prurito che percepisci ora è solo autosuggestione.
Forse!







Articolo pubblicato su BBMag

Sylvia Baldessari

mercoledì 4 settembre 2013

Intervista a Floriana Riga, blogger creativa.



Siete pronti a tuffarvi in forme, colori, fiabe e sogni?
Sì, perché nei prossimi minuti la vostra mente sarà piacevolmente travolta da tutto questo grazie a Floriana Riga, veneta d’adozione ma pugliese di origine, mamma di un bimbo di quasi quattro anni con la passione per l’arte e la creatività!
Nel suo blog Madre Creativa propone attività creative da realizzare con e per bambini, utilizzando materiale di riciclo facilmente reperibile in casa.
I materiali preferiti per i suoi lavori sono la carta ed il cartone con i quali crea davvero di tutto: giocattoli, gioielli, biglietti d’auguri, decorazioni…
Inoltre propone un’interessante rubrica dove far conoscere, ai più piccoli, noti artisti del passato (soprattutto del Novecento) dando spazio anche al mondo della letteratura per l’infanzia con i suoi consigli di lettura pubblicati ogni venerdì.

Ciao Floriana e benvenuta. Che significa per te essere creativi?


Vuol dire essere liberi. Avere la possibilità di esprimere se stessi senza paura di essere giudicati.

Perché dare occasioni, ai bambini, dove poter scoprire, esplorare e comunicare la propria creatività?


Perchè attraverso queste occasioni i bambini imparano, crescono e diventano adulti migliori.
Potrebbe giovare anche all’adulto? Se sì, come?


Assolutamente sì. Il problema degli adulti è che a differenza dei bambini, si lasciano andare molto più difficilmente. Hanno troppo “l’ansia da prestazione” che li blocca e non gli permette di esprimere al meglio la propria creatività.
Come mai hai scelto materiali di riciclo per i lavori proposti sul tuo blog?


Perchè penso che sia importante creare una vera e propria cultura del riciclo. Perchè buttare via un cartone della pizza, una bottiglia di plastica se possono essere trasformati in giochi? E’ dai bambini che si deve partire per migliorare la società e in questo semplice modo gli si può insegnare a limitare gli sprechi, ma anche a guardarsi intorno e scoprire come da cosa può nascere cosa (per citare Bruno Munari che ha lavorato tantissimo con i bambini)!

Interessante la tua iniziativa “Sulle tracce di…” nella quale si parla di artisti soprattutto del Novecento e si propone la realizzazione delle opere di quest’ultimi con materiali diversi dai soli pennelli, come la carta d’alluminio per gli alimenti o la carta velina. Com’è nata l’idea?

Io sono laureata in lettere con indirizzo storico-artistico e nella vita di tutti i giorni realizzo laboratori didattici sull’arte in scuole e musei, pertanto non avrei potuto non parlare di arte per bambini anche nel mio blog. L’uso di strumenti e materiali non convenzionali permette ai bambini di sviluppare la propria creatività e di farli riflettere sull’importanza di cambiare prospettiva.

Sul blog, ogni venerdì, consigli un libro per bambini a tutti i genitori che seguono il tuo blog. Perché secondo te è importante leggere ai più piccoli?

I motivi sono tantissimi, ma voglio risponderti come un bambino ha risposto a me alla domanda:“perchè ti piace leggere?” “perchè leggere è divertente, s’imparano tante cose, si può viaggiare con la fantasia e il cervello non invecchia!”Meglio di così!

Come si fa a trasmettere la passione per la lettura? Qualche consiglio da dare ai genitori in difficoltà?

Leggere, leggere, leggere ecco come si trasmette la passione. Io con mio figlio ho iniziato quando aveva sei mesi con semplici libretti cartonati, prendendomelo in braccio e giocando con lui attraverso i libri. L’editoria per l’infanzia è talmente sviluppata che esistono libri per tutti i gusti, certo la lettura non deve essere vissuta come un’imposizione, ma come un gioco. Sdraiarsi per terra con il proprio bambino, imitare voci e pose dei personaggi dei libri, possono essere dei semplici accorgimenti che favoriscono un approccio sereno alla lettura.

l lavoretto che meglio ti è riuscito e che hai pubblicato sul blog, il tuo artista ed il tuo libro preferito?

Ti dico qual è stato più apprezzato sul blog: il biglietto pop-up con la torta di compleanno. Di artisti preferiti ne ho tanti, uno su tutti Mario Merz. Il mio libro per bambini preferito è difficilissimo… dai tre titoli: “Il coccodrillo gentile”, “A spasso col mostro”, “Nei guai”.



Questo articolo è stato pubblicato su TuttoPerLaMamma.it

Sylvia Baldessari