Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

sabato 29 giugno 2013

Margherita.

Margherita.


Margherita.

"La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l'universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l'insegnamento calato dall'alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede..."

Margherita sei la Eva di quest'epoca che, nonostante il nuovo millennio iniziato, si porta ancora appresso una spessa coltre oscura, fatta di ipocrisia ed ignoranza...

Margherita sei quell'azzurro infinito dei tuoi occhi che non hanno mai smesso di scrutare il cielo, sornioni e vispi, sapienti e pazienti, curiosi e attenti...

Margherita sei l'argento dei tuoi capelli, filamenti stellari, liberi di fluttuare in ordini cosmici a noi incomprensibili ma a te familiari...

Margherita sei il buco nero, l'ignoto spaziale, il movimento ancestrale che spesso hai voluto spiegare ai bambini...

Margherita oggi sei una stella che, nonostante non ci sia più, continuerà a brillare per molto e molto tempo...

Oggi siamo tutti immensamente più poveri e solo in pochi ne sono consapevoli.
Così come l'universo che li sovrasta.

Ciao Margherita.


Sylvia Baldessari

venerdì 28 giugno 2013

Notizie dal fronte: mamme vs febbre.

Notizie dal fronte: mamme vs febbre.


Notizie dal fronte: mamme vs febbre.

Se stai leggendo questo significa che il destino, nel suo più misterioso ingegno, ti ha scelto anzi prescelto per contattare il C.L.M (Comitato Liberazione Mamma) e che ora ti tocca, ad ogni costo, portare a termine il tuo compito da messaggero.
Chi scrive è una giovane mamma prigioniera di un piccolo nano alto poco più di un metro ed un biscotto con le gocce al cioccolato (i suoi preferiti) e con la febbre da due ben due giorni ma nonostante ciò determinato a mantenere l'egemonia prestabilita con il sorgere del suo malessere: l'obbligo fantozziano di partecipare ad attività ludiche e creative, preferibilmente con il Didó, il totale monopolio della Tv (nei rari momenti in cui vorresti guardare tu), gestione totale del menù casalingo ritmato con un incessante "ho-fame-ho-fame" cantilena che, dopo averti messo fretta nel cucinare anche se son le dieci del mattino, sparisce nell'attimo in cui appare sul piatto una squisita e fresca pietanza perché desideroso, nonostante la febbre, solo di dolciumi e schifezze varie. Continui interrogatori caratterizzati da scrupolosi e puntigliosi "Perché ?" "Cosa stai facendo" "Chi è stato" "Dove vai?" come se nei 90 metri quadrati di casa potessi sparire (magari)  e attimi, brevissimi minuti di riposo, dove credi di poter recuperare milioni di ore di sonno perdute (e ormai entrate nel mito) ma che vengono interrotti dal suo continuo e puntuale risveglio, notturno o pomeridiano che sia, proprio quando ti scivola quel dolce, caldo e soddisfatto rivolo di bava sul cuscino, preambolo di una formidabile dormita coi fiocchi che non farai mai!
Se anche tu, invece, ti ritrovi a vivere in un regime dittatoriale come questo dovuto alla febbre del pargolo con il conseguente confino in casa, ti avviso anzi ti metto in guardia dall'arma più pericolosa che il "regime" detiene e che non ci penserà due volte prima di mettere in campo: il sorriso.
Se sei impegnato in un duro confronto  dove il dover far rispettare le regole si scontra con il passeggero malessere del despota in miniatura sappi che, due gote arrossate, un naso umido, lo sguardo liquido, febbricitante ed un sorriso tenero ed alquanto disarmante riusciranno a raggirarti come Pinocchio con il Gatto e la Volpe.
Cadrai, cederai e ti ritroverai a borbottare un improbabile "Che sia l'ultima volta, solo perché stai male!".
Su, forza, contatta il C.L.M. e divulga il messaggio finché sei in tempo... Ah ti vedo già con il termometro in mano.
Troppo tardi la febbre è già giunta, il regime è prestabilito la tua prigionia pure.
Condoglianze vivissime!
Non ci resta che attendere la Liberazione che solitamente arriva con il rientro a scuola, con la consapevolezza che se le dittature fossero tutte così le si potrebbe abbattere a suon di coccole!




Questo post è stato pubblicato il 5 maggio 2013 su: BBMag
Inoltre ha partecipato al contest "Comitato Liberazione Mamma" lanciato da 50 sfumature di mamma  per la Festa della Mamma 2013.

Sylvia Baldessari

giovedì 27 giugno 2013

Educazione sessuale.

Educazione sessuale.


Educazione sessuale.

Salve.
Son un educatore, nel senso che lo faccio come mestiere, che ho studiato per esserlo professionalmente.
Ma sono anche un internauta e questo ci accomuna.
Come voi navigo in rete e i "porti" nei quali più desidero approdare son quelli che trattano di educazione.
Nel web i temi educativi affrontati sono infiniti e possono partire da chi chiede lumi sul primo raffreddore del piccolo di casa e giungere a problematiche più serie come può essere il vivere ed affrontare una disabilità.
Visito soprattutto  siti, blog, forum e pagine facebook gestite e frequentate da genitori per comprendere al meglio cosa chiedono, cercano, come si confrontano e come interagiscono fra loro e con gli esperti nel settore educativo.
Da questi luoghi virtuali, infatti, si colgono al meglio i mutamenti sempre più rapidi che caratterizzano la nostra società ormai scandita a suon di bit.
Si parla di tutto, in rete, con quella disinvoltura tipica di chi si sente sicuro, protetto da quella distanza che ci separa, nascosti dietro ad uno schermo come confine fra noi ed il resto.
Si parla di tutto, quindi.
Di tutto, anche in maniera confidenziale, tranne che di educazione sessuale.
O meglio, se ne parla eccome e ciò che emerge maggiormente è la pesante difficoltà di parlare/spiegare il sesso ai giovani, ai nostri figli.
Molti genitori pubblicano richieste "d'aiuto", vogliono capire come uscire indenni da domande scomode, sibilate con disarmante ingenuità dai loro piccoli ed innocenti pargoli così all'improvviso e a tradimento, magari quando si sta facendo un nodo ad uno strabordante  sacco dell'immondizia e quel che sentono fa saltare in aria kg di spazzatura, insudiciando il lindo tappetino di una cucina "per bene".
Mettiamo in chiaro una cosa ragazzi: se il bimbo chiede lo fa sicuramente perché la sua curiosità è stata stimolata da qualcosa che ha visto o da qualcuno con cui ha parlato ma, soprattutto, perché è pronto a sapere, ora, sì, proprio ora, in questo esatto momento.
Mentre state richiudendo il sacchetto del pattume.
Se poteste infilarci dentro anche la domanda appena udita son sicura che lo fareste, lo so!
So anche che ce l'avete messa tutta, che avete provato a costruire per lui un mondo di soffici pulcini e innocui orsetti rosa, dove la purezza ed il candore sgorgano addirittura dal rubinetto di casa.
C'avete provato e sì avete fallito.
Meglio eh!
No, perché se vostro figlio chiede significa che ha "sete" di sapere e dà prova di essere attento e connesso alla vita e a ciò che lo circonda, dimostrando una spiccata curiosità che è sicuramente sinonimo di perspicacia; se poi chiede a voi siatene contenti!
Significa che siete il suo punto di riferimento, la guida per districarsi nel dedalo esistenziale nel  loro vivere quotidiano.
In un'era dove la TV, internet e cyberspazio cercano di sottrarvi questo privilegio le sue domande, le sue insistenze, la testardaggine che vi dimostra nel voler una risposta a tutti i costi proprio da voi genitori è un feed-back niente male!
Allora quando vi chiameranno in causa non percepitele come domande scomode, da evitare, nascondendovi dietro ad un lapidario "Sei piccolo, magari quando crescerai".
Anzi!
I bambini comprendono tutto, siate impavidi e spiegate sempre perché un maschio fa la pipì in piedi e perché una femmina no, perché le pance delle donne crescono improvvisamente e "chi ci mette dentro" il bebè o cosa combinavano quei due leoni uno sopra l'altro nel documentario appena visto in TV.
Suvvia!
Avete la verità dalla vostra parte!!!
Con serenità, prendete respiro, ecco, siete pronti ad usare l'unica arma che avete a disposizione per rendere quel dolce bimbetto paffutello, un domani, un più cosciente ed attento adolescente nonostante la tempesta ormonale, tipica in quell'età, che andrà ad affrontare.
Ci siamo passati tutti, no?
Nell'era digitale si vede tutto e si sa tutto ma nonostante ciò gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili persistono ancora.
Chiediamoci un sacro santo perché, mettiamoci in discussione, perché temere un confronto?
Beh sì, potreste girare il capo, far finta di non capire, cambiare discorso, distrarlo con la lista dei regali da chiedere a Babbo Natale ( anche se siete al mare e state nel bel mezzo delle ferie di agosto ).
Potreste evitare la cosa o posticiparla in un secondo momento sperando che lui dimentichi il quesito ( poveri illusi che non siete altro ).
A questo punto gli scenari che vi si prospettano potrebbero essere i seguenti: perdere totalmente la fiducia di vostro figlio che, stanco di tentennamenti o goffi tentativi di depistare su altre vie la conversazione cercherà altrove le sue risposte ( magari proprio smanettando in rete e solo Bill Gates sa in quale sito incapperà con tutte le conseguenze del caso ) o ritrovarvi a sputare il risotto domenicale di gamberetti sul piatto, perché Gigino avrà chiesto, a pranzo davanti all'intera e attonita famiglia riunita,  cos'é una eiaculazione.
Fra l'altro, questo è un fatto realmente accaduto e letto su un forum di mamme in rete.
Genitore avvisato..


Pubblicato il 4 marzo 2013 su: BBMag

mercoledì 26 giugno 2013

Conversazioni occasionali.


Conversazioni occasionali.

- Banco formaggi e prosciutti di un qualsiasi ipermercato.
Dialogo tra cliente e addetta al banco -

Cliente:- Ma è fondamentale che studino. Devono giungere ad avere minimo quel "pezzo" di carta...
Addetta:- Ma lasciateli respirare i ragazzi! Se non han voglia di studiare che vadano pure a lavorare!! Tutti i dottori vogliono fare e qui mancano gli operai!
Cliente:- Ma se cediamo e non insegniamo ad affrontare le avversità, se impareranno solo a rinunciare e a non combattere per i loro sogni, a non saper attendere e in quella attesa "costruire" e preferire, così, prendere la via al momento più facile... È nostro compito, il "pezzo" di carta è fondamentale!!
Addetta:- Allora mandiamoli a far 'na stagione estiva, a lavorare via, lontano da casa e poi vedremo o meglio: che vadano subito a lavorare così capiscono!!!




Chi ha ragione?
Se c'è una ragione..

martedì 25 giugno 2013

Ingestibile.

Ingestibile.


Spesso mi piace partire da una singola parola per potervi accompagnare lungo i percorsi della mia mente, per farvi conquistare la meta, il nocciolo della questione, con estrema calma perché possiate ammirare il tutto prima da lontano e poi sempre più vicino in modo da contemplare, passo dopo passo, ogni minimo particolare del nostro viaggio.
Ingestibile, dicevamo, sì.
Se avete a che fare con dei follettosi fanciulli almeno una volta nella vostra carriera da genitore lo avete sentito dire nei confronti di qualche bambino, magari figlio di amici o perché no, anche diretto al vostro.
Ingestibile significa, in questo caso, che chiunque si stia occupando, in parte, dell'educazione di quel bambino ha alzato bandiera bianca autoescludendosi dal processo educativo, ammettendo che ha provato, proposto, ponderato e fatto di tutto ma che non riesce a mettersi in "comunicazione" con il fanciullo e che quindi avvisa chi di dovere della sua resa.
In cosa consiste questa rinuncia, allora?
Solitamente che, il bambino in questione, si "rifiuta" di: stare seduto quando tutta la classe sta seduta, partecipare alle attività proposte dagli insegnanti, giocare assieme agli altri quando c'è da giocare assieme agli altri, apprezzare e portare a termine ogni lavoretto previsto in scaletta didattica ecc.
Stiamo parlando di bambini piccoli, lo vorrei precisare, quelli che iniziano la materna per intenderci.
Tralasciamo i casi in cui per davvero c'è qualcosa che impedisce, al bimbo, di concentrarsi e di comunicare come dovrebbe, casi che devono essere verificati e certificati solo dopo le visite degli specialisti.
 Ma tutti gli altri?
Non so voi ma a me pare che in quest'ultimo decennio ci sia stata un'epidemia, anzi una pandemia pedagogica di casi di "ingestibilità infantile", situazioni che saltando il percorso di una giusta e oculata osservazione specialistica approdano automaticamente nella dimensione dell'iperattività .
Che sia chiaro, questa non è una crociata contro l'ADHD ( Attention Decifit Hyperactivity Disorder ) meglio conosciuta come sindrome da decifit di attenzione e di iperattività che interessa comunque un buon 3-4% della popolazione scolastica, sindrome che non è una malattia, ricordiamolo, bensì disturbi che coinvolgono la capacità d'apprendimento e comportamentale del soggetto che ne soffre e che ha la sacrosanta necessità d'essere conosciuta, approfondita e messa in evidenza ( per chi volesse saperne di più consiglio di cercare su internet, ma lo troverete con una sua Pagina anche su Facebook, il dottor Gianluca Lo Presti psicologo e psicopatologo ).
In questo articolo noi parliamo del resto, di tutti quei bambini che non hanno nulla se non il fatto d'essere... Bambini.
"Non sta fermo, non vuole seguire le regole, allunga le mani anziché parlare, non disegna, sta in disparte, preferisce sempre fare altro, è ingestibile... Forse è meglio farlo vedere da uno specialista."
A tre anni, all'entrata alla materna a volte mi chiedo cosa pretendano.
Il bambino è una creatura onirica, imprevedibile, creativa, con i suoi tempi, il proprio temperamento ed immaginazione.
Pretendere di omologarlo in un processo educativo statico, rigido nel quale chi non segue le regole deve per forza aver "qualcosa" che non va potrebbe significare lasciar fuori  quella componente fantastica che, nella sua diversità d'espressione, li e ci rende unici.
Cerchiamo di conoscere chi ci sta davanti, l'educatore non è un mestiere ma è una promessa che si fa al prossimo, quella di prendersi per mano, conoscersi a vicenda, aiutare ed aiutarsi a crescere fino a quando lui, lei o loro non avranno più bisogno di noi, dell'educatore.
Non diamo, allora, "nomi" che siano etichette ma proviamo a schiudere le porte del loro universo.
I bambini sapranno sempre trovar la propria galassia dove far brillare le loro stelle.
So che la diversità fa paura ai più, difficile da accettare e da capire ma non pensate che nel nome di una rassicurante standardizzazione correte il rischio di affogare in chissà quale interiore meandro una potenziale ed eccelsa personalità artistica?
Ci avete mai pensato?
Einstein era un bambino taciturno e solitario che pronunció parola non prima dei quattro anni; Picasso afferma che "Tutti i bambini sono degli artisti nati, il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi."
Winnicot, famoso pediatra e psicoanalista inglese ribadisce "Un individuo creativo è un individuo sano e libero, che non reagisce, ma agisce."
Il primo rappresenta quella diversità(?) comportamentale sopracitata, il secondo evidenzia la carica fantastica, creativa ed artistica che in ogni giovane è elemento presente ma che puó divenire latente, recondito e celato, il terzo punta il dito sull'azione, l'agire e non il subire passivamente o sottostare semplicemente a ciò che viene proposto.
Qua difendiamo e preserviamo il diritto alle singole potenzialità, da rispettare in un processo educativo di auto-affermazione della persona, imparando a stare assieme a se stessi ed agli altri nel Mondo!
Non educate, allora, all'omologazione ma alla valorizzazione di sè.
Alla fine, ordunque, che fare con l'educatore che sventola bandiera bianca?
Non giudicatelo, non commettete questo madornale errore, per carità: parlateci!
Quella metaforica e candida pezzuola sventolata a più non posso, probabilmente, rappresenta un implicito invito, una richiesta d'aiuto per poter andare avanti, assieme a voi peró.
Parlate sempre tanto con i bambini, con gli insegnati, tra genitori. Il dialogo può essere la chiave di volta in un mondo dove, nonostante la rete ed il web, si parla sempre o troppo poco o troppo senza pensarci.
Crescere è la più grande avventura che l'uomo e la donna son chiamati ad affrontare:  l'Esistenza è la strada da percorre e la Parola il mezzo per navigare verso l'infinito, che sia questo dentro di noi o in chi amiamo.


Pubblicato nel febbraio 2013 su: BBMag


Sylvia Baldessari

Fantasia ed immaginazione, espressione di sé donata al Mondo.


Fantasia ed immaginazione, espressione di sé donata al Mondo.

Il bambino è una creatura onirica, imprevedibile, creativa, con i suoi tempi, il proprio temperamento ed immaginazione.
Pretendere di omologarlo in un processo educativo statico, rigido nel quale chi non segue le regole deve per forza aver "qualcosa" che non va potrebbe significare lasciar fuori  quella componente fantastica che, nella sua diversità d'espressione, li e ci rende unici.
Non diamogli "nomi" che siano etichette ma proviamo a schiudere le porte del suo universo.
Potremmo correre il rischio di.. ricrederci!


Sylvia Baldessari

lunedì 24 giugno 2013

La routine.

La routine.


Probabilmente così, il titolo, non vi dice nulla se non suggerire il suo mero significato: consuetudine, di fare o pensare sempre allo stesso modo.

Probabilmente solo ora qualcosa vi balena in testa, un'eco, il ricordo di una giornata particolare che, in quanto tale, si trova in netta contrapposizione con il termine sopra. Continuate a leggere: se per casa vostra s'aggira uno o più nanetti può essere che fra breve, quel flebile fotogramma appena evocato prenderà consistenza trovando un senso ed un significato diverso da quello riportato sui dizionari.

La routine dunque, guai a squarciarla. Guai!!! Soprattutto con i più piccoli: ciò che noi adulti consideriamo come semplici ed ovvi gesti quotidiani per i nostri figli può risultare essere l'equivalente di una sacra ritualità.

Svegliarsi, bere il latte accoccolati fra le braccia della mamma o spaparanzati sul divano a godersi il cartone preferito, devastare la cameretta ponendo tutto a soqquadro, la pipì sul vasino giallo nella medesima posizione a 45 gradi a nord contando sette passi dal box doccia, il pranzo, il pisolino, il parco con gli eventuali G8 genitoriali per evitare crisi "internazionali" perché Y non ha la macchinina, anzi sì, ce l'ha, ma quella del bimbo X risulta essere più luccicante e questo non vuole sganciarla a nessuno neanche per un microscopico giro, il rientro a casa, le lotte sotto la doccia per chi controlla il getto d'acqua, la cena, i giochi serali, la cacca pre-nanna e le coccole della buonanotte.

Avete letto tutto di un fiato? Pochi secondi, l'esatto respiro rilasciato ora può contenere l'odierna esistenza giornaliera del vostro pargolo! Lui necessita dell'abitudine, delle sue "tappe" obbligatorie in passeggiata, delle solite storie o dei libri appartenenti alla categoria "sempre quelli" da sentire o sfogliare all'infinito o di quel cartone che riguarda più volte e ancora una, ed un'altra ancora! É l'unico modo che ha per convincersi che quella realtà, che fino a qualche tempo prima filtrava attraverso Mamma-e-Papá (come due piccoli geni della lampada pronti a soddisfare ogni suo più recondito bisogno esistenziale) ora, sfuggitagli da mano poiché pronto ad affrontar la vita anche da solo, quindi una realtà imprevedibile, non più manipolabile ed aperta ad ogni eventualità, possa in quella ripetitività ritornare sotto al suo controllo.

Provate voi a rompere la routine. Se siete coraggiosi, impavidi e forse incoscienti: fatelo! Vi sento già dire "Tanto cosa vuoi che sia per un paio di giorni, stravolgiamo, orsù, orari ed abitudini.. siam in vacanza no?? Deve abituarsi d'altronde." Ma poi non chiedetevi perché, il vostro angioletto dai riccioli dorati e l'aria stucchevole, all'improvviso, si trasformi in un Gremlins sorpreso a rimpinzarsi il pancino dopo lo scoccar della mezzanotte.. Ah, non capite di cosa sto parlando? Non sapete cos'è un Gremlins?? Non appartenete alla generazione anni'80 o non vi è mai capitato, mentre fate zapping col telecomando in un pigro pomeriggio sotto Natale, di capitare su un canale dove trasmettessero il film? Allora cliccate e cercatelo su youtube e buona visione: almeno non potrete dire che non vi avevo avvisato..

Sylvia Baldessari

Pubblicato il 29 gennaio 2013 su: BBMag

Ti va di ballare?

Ti va di ballare?




Qualche sera fa mi è capitato di incrociare lo sguardo del bell'Antonio  che, con aria sorniona ed ammaliante, m'invita con un gesto della mano ad unirsi a lui al ritmo di un sensuale tango..
No, non é il preambolo di un sogno ad occhi aperti ma una scena di "Ti va di ballare?" film interpretato proprio dal bravo Banderas.

Trama: "Pierre Dulaine è un ballerino professionista.
Un giorno si propone come insegnante di danza in una scuola newyorkese, per ragazzi che hanno avuto qualche problema con la giustizia.
Gli studenti sono inizialmente molto scettici nei confronti di Dulaine, specialmente quando apprendono che l’uomo intende insegnare loro a ballare; gradualmente però, vengono contagiati dall’entusiasmo e dall’impegno di Pierre e si spingono addirittura oltre ogni aspettativa, mescolando lo stile classico di Dulaine con le più moderne tendenze hip-hop, riuscendo a creare un genere molto energizzante e particolarissimo. Dulaine diventa una sorta di guida per questi ragazzi che spesso non hanno avuto grandi esempi a cui ispirarsi nella loro vita, e li incoraggia a prendere parte a una prestigiosa gara da ballo di New York, per mostrare a tutti e soprattutto a se stessi quel che hanno appreso. Dal canto loro gli studenti impartiranno a Dulaine preziose lezioni morali in cui emergono valori importanti quali l’orgoglio, il rispetto e l’onore."

Film godibile, di poche pretese ed alcune sequenze centrate sull'importanza del ballo visto come metafora della vita e strumento educativo me lo han fatto trovare veramente interessante. Ma ciò che più mi ha colpito, alla fine, è stato di scoprire che si basa su una storia vera.
Sicuramente romanzata, adornata da quell'aria favolistica tipica del cinema, ma che in ogni modo mi ha spinta a fare una piccola ricerca in rete per scoprire che: " Pierre Dulaine, nato a Jaffa in Palestina nell’aprile del 1944, è un ballerino di fama mondiale, che ha messo a disposizione il suo talento artistico per aiutare i giovani (e in particolare i giovani dei quartieri più disagiati delle città degli Stati Uniti e di altre nazioni), a ritrovare la fiducia e la capacità di comunicare con gli atri attraverso il ballo.
Ancora oggi il suo metodo è largamente proposto ad un numero sempre più crescente di classi ed alunni."

A quel punto il mio pensiero è andato a due miei cari cugini che al ballo si sono avvicinati per pura curiosità qualche anno fa e che ora lo insegnano con una passione ed una grinta da invidiare.
Loro descrivono la danza come un qualcosa di così forte, una sensazione intensa da farti scuotere l'animo e lasciar da esso cadere tutte quelle potenzialità inespresse che,  per qualche motivo, non vogliamo far emergere vuoi per timidezza, paura, inconsapevolezza..
E mentre osservavo il bel Dulaine-Banderas intento a spiegare ad un gruppo di ostili professori misti a diffidenti genitori cosa insegni durante le sue lezioni ai ragazzi ovvero fiducia in se stessi e negli altri, rispetto per le persone e le regole ed un senso di comunità e cooperazione, non potevo che rivedere in quell'orgogliosa difesa  in quel che si crede il riflesso della luce che anima lo sguardo di quei due cugini quando ballano, attorniati dagli allievi ed amici.
D'altronde il ballo è una delle forme più arcaiche ed ancestrali con le quali l'uomo comunica: con se stesso, gli altri ed il Divino che in tutto ( il tuono, il fuoco, l'acqua, le foglie, il vento ) si manifesta, attraverso la melodia della Natura.
La musica, la danza, il movimento ed il tatto son cose che non rientrano in una "normale" concezione di lezione scolastica, la tradizione impone il corpo all'immobilità per troppo tempo, rinchiuso in un'aula, intorpidendo tutto ciò che di più trascendentale ci sia in noi evitandone un suo utilizzo a nostro vantaggio, come possibilità educativa, come mezzo per conoscerci meglio e realizzare ciò che in noi dorme in attesa di un qualche risveglio.
L'educazione non si rispecchia nel riempire vasi ma nell'insegnare a costruirli, perché alla fine, possa essere lo stesso creatore a riempirli fino a farli traboccare, da qui fino all'ultimo giorno della sua esistenza.
Per farlo, allora, bisogna anche saper percorrere diverse strade senza timore.
Uscire dal solito e sicuro sentiero, intraprendere vie poco battute, selvagge, in salita, attraversando terre sconosciute, inesplorate ed in attesa solo di essere percorse.
Chi ha detto che per insegnare ed imparare esiste un solo un modo?
Sicuro che gli "innovatori" come Dulaine troveranno sempre chi cercherà di ostacolarli perché il nuovo, si sa, fa paura ed il "collaudato" dà quella sorta di sicurezza che un genitore/educatore necessita per sapere che il processo educativo va come dovrebbe andare, programmato, controllato dove la meta corrisponde con il risultato sperato.
Ma l'educazione è fatta anche dell'imprevisto, dell'ignoto, del nuovo e se questi fanno paura è proprio perché possono aiutarci a sconfiggerla.
Provate a ballare, se non vi ho convinto.
Se vi sentirete meglio, sorridenti e vivi, crogiolandovi in un istante dove niente vi pare impossibile.. allora, forse, potrei anche aver ragione.


Sylvia Baldessari

Pubblicato il 22 gennaio 2013 su:

BBMag

domenica 23 giugno 2013

Benvenuti nel blog del "Il Piccolo Doge".

Benvenuti nel blog del "Il Piccolo Doge".
In questo piccolo angolo virtuale verranno raccolti i pensieri, le esperienze e le riflessioni di un'educatrice.


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