Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

giovedì 27 febbraio 2014

#pedagogiaescuola - Le lingue, la scuola, gli amici.





Ogni mese il gruppo Facebook  "Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti"  propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto.
Una volta raccolti, quest'ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici.
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Il tema del mese di febbraio: Pedagogia e Scuola
"Con l'ingresso nel circuito scolastico i bambini smettono di essere “esclusiva proprietà” delle famiglie ed entrano a pieno diritto nella società come soggetti. Subito dopo il contesto educativo per eccellenza (la famiglia) è la scuola il luogo in cui bambini e ragazzi passano la maggior parte del loro tempo.
Come e quanto viene percepito dalla scuola e dai suoi attori il ruolo educativo che viene loro chiesto? Qual è l'anello mancante nel processo insegnamento-apprendimento? Come vivono la scuola coloro che ci lavorano?”

Buona lettura.





#pedagogiaescuola - Le lingue, la scuola, gli amici.
 
 
Da insegnate di lingue la cosa che mi preme di più è far capire ai bambini che le lingue sono elementi vivi che permettono alla gente di comunicare, che se loro sono in giro per il mondo è possibile trovare qualcuno che non parla la loro lingua e che riuscire a comunicare in una lingua diversa dalla loro è una cosa bellissima.  E’ la possibilità di aprire porte di nuovi mondi. Tuttavia nel mondo dei risultati dove ci troviamo, questo non basta: bisogna quantificare ogni apprendimento e lungo questa strada si smarriscono le buone intenzioni di un insegnamento capace di dare gli strumenti per aprire quelle porte.
 
E’ importante però non dimenticare che nonostante questa quantificazione, rimane sempre il valore del vero apprendimento: la ricchezza di poter cambiare di codice per comunicare con gli altri, per esplorare nuovi orizzonti e tante realtà diverse che si avvicinano per coinvolgere i nuovi cittadini del mondo. Tristemente si evidenza che sempre più spesso i ragazzi trovano l’ora d’inglese, di spagnolo o di francese noiosa e, in generale, le lingue straniere come elenchi di regole e parole. Come far capire che con le lingue puoi andare ovunque vuoi?
 
Recentemente ho visto il cortometraggio spagnolo “Cuerdas” (Corde, qui la pagina Facebook con il video): è una storia ambientata tutta all’interno di una scuola che racconta la storia di amicizia di due bambini e dove il codice che li unisce non è di certo la lingua verbale, ma quella dei gesti, delle intenzioni e dell’amicizia. Tramite questi bambini, tutti noi che da osservatori guardiamo la loro storia, ci rendiamo conto che gli spazi e le modalità dell’apprendimento hanno realtà ben diverse per ognuno di noi. Da insegnanti dobbiamo permettere che certe interazioni si realizzino affinché i bambini possano costruire le loro esperienze. Solo così si può pensare a un luogo, dove l’apprendimento diventa significativo, una esperienza da portare a casa, da condividere con gli altri e non un cumulo di informazioni che il giorno dopo non si capisce a cosa serva.
 
Nei dieci minuti del cortometraggio, gli intervalli tra una lezione e l’altra diventano momenti pieni di apprendimenti che il più delle volte passano inosservati perché ci manca lo sguardo dell’osservatore attento, capace di scorgere nel sistema scolastico un intero mondo di apprendimenti non quantificabili. Come questi due bambini trovano un modo di comunicare e condividere momenti che diventeranno indimenticabili, cosi dovrebbero essere le ore di lingue straniere: la chiave per mettere in moto l’automobile verso viaggi indimenticabili.
 
 
Chi è l'autore di questo articolo:
 
Paola Torres
 
Paola Torres, insegnate di lingue, nasce in Colombia dove cresce e studia laureandosi in lingue straniere all’Università Pedagogica di Bogotà.
Due anni di studio e lavoro a Parigi ed un master europeo in intercultura, gli fanno conoscere l’Europa di cui rimane innamorata... e poi anche intrappolata.
In Italia prosegue il suo lavoro nell’insegnamento, nella pratica più che come istituzione, concentrandosi da 5 anni (quasi 6) nell’arduo compito di mamma, nell’ambito del quale ha l’opportunità di sperimentare sul campo gli studi approfonditi sulle teorie del bilinguismo precoce.
Galleggia tra l’utopia e il sogno di un mondo migliore e lavora ad aprire le porte per farli entrare nel mondo reale.
 
 
 
 
 
 
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mercoledì 26 febbraio 2014

#pedagogiaescuola - Insegnando serenità.


Ogni mese il gruppo Facebook "Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti" propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto.
Una volta raccolti, quest'ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di 
Snodi Pedagogici 


Il tema del mese di febbraio: Pedagogia e Scuola

"Con l'ingresso nel circuito scolastico i bambini smettono di essere “esclusiva proprietà” delle famiglie ed entrano a pieno diritto nella società come soggetti. Subito dopo il contesto educativo per eccellenza (la famiglia) è la scuola il luogo in cui bambini e ragazzi passano la maggior parte del loro tempo.
Come e quanto viene percepito dalla scuola e dai suoi attori il ruolo educativo che viene loro chiesto? Qual è l'anello mancante nel processo insegnamento-apprendimento? Come vivono la scuola coloro che ci lavorano?”

Buona lettura.





 
 
#PEDAGOGIAESCUOLA - Insegnando serenità
 
 
 
 
 "Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti
ho solo cercato di metterli nelle condizioni per imparare."                                                        
 
(Albert Einstein – fisico del XX secolo)
 
 
“Metterli nelle condizioni per imparare…”: ancora mi frullano in mente le parole di Albert Einstein, mentre sto per iniziare a scrivere quest’articolo e mi domando quali siano queste condizioni.
Vorrei partire, quindi, da un dato numerico, per sviluppare la mia opinione sul tema proposto, così da entrare in medias res, senza fronzoli introduttivi, nel cuore della questione: 36 o 30 ore[1] su 96 ore  mediamente vissute da svegli (tenendo conto di 8 ore di sonno medie) sono le ore che i nostri ragazzi (“figli e alunni” a seconda dei punti di vista) trascorrono a scuola, in quella che è la porta d’ingresso della società complessa e rizomica dei nostri anni’10.
Il 40% del tempo vissuto da svegli è un “tempo scuola”, un tempo spesso vissuto come avulso dalla realtà, da quanto richiede la società sopra citata;  un tempo talvolta non fruttifero, quanto a sviluppo sereno e naturale di competenze sociali, il “know how”, che i nostri ragazzi porteranno con sé anche oltre i 19 anni, anno della “maturità”, come un “artificiale dna”, una “liquida app”, sviluppata nel corso di tredici anni di studi, che  dovrebbe permettere loro di districarsi nella “ragnatela virtual-reale” dei futuri decenni.
In che modo i nostri ragazzi varcano quella porta e si muovono in un sistema che li vede interagire con altri ragazzi, che hanno altre narrazioni, altri vissuti, altri colori, che presto si mescoleranno, assumendo nuove, cangianti e diverse tonalità?
Non sempre serenamente: le aspettative del primo nucleo di società (la famiglia), il non sentirsi accettati dagli altri pari grado oppure il non vedersi “pari” a loro per capacità di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e sviluppo successivo di competenze possono essere fattori limitanti lo spontaneo muoversi oltre le “scolastiche porte” e d’impedimento al libero nuotare verso lidi diversi da quelli di partenza (scolasticamente scrivendo), quasi come degli Ulisse spenti e svuotati, che restano ad Ogigia, invece di mettersi in gioco.
“Fatti non foste per vivere come bruti, ma per seguir virtù e conoscenza..”, verrebbe da scrivere, citando e parafrasando il Sommo Poeta, ma noi cosa ne pensiamo? Come fare a evitare di far vivere e fiorire i nostri ragazzi in serre o recinti virtuali (la scuola per certi aspetti, anche quella 2.0), senza gustare il profumo della conoscenza creata dal dialogo discente-docente (la scuola per altri aspetti, anche quella 2.0)?
“La serenità prima di tutto”: ok, ma… chi dovrebbe facilitare il raggiungimento di quest’obiettivo?
Non ho usato a caso questo verbo (“facilitare”), perché quelle che un tempo erano le medievali “Auctoritas”, oggi autorevolmente sono scese dalla “rialzata cattedra” degli anni cinquanta e sono divenuti i diversi nodi, “hub”, che tengono insieme i fili, che permettono agli alunni di camminare (“facilmente”) con consapevolezza e pensiero critico e non liquido, quasi svaporato, senza perdere la bussola nell’immenso mare degli anni bui e luminosi dell’adolescenza e difficili dell’età adulta.
Questi “hub”, questi nodi, sono centrali e decisivi nello sviluppo di un ragazzo adolescente, dei teen-ager: fascia d’età dei miei alunni con cui condivido le ore mattutine e anche pomeridiane in una scuola secondaria di I grado del bellunese.
Il nostro operare nella scuola per essere centrale, e fare la differenza, deve vestirsi di “Serenità”, anello indispensabile per agganciare gli altri anelli, gli alunni,  e motivarli nell’apprendimento.
Così cerco di vivere le mie giornate scolastiche: la serenità si trasmette col sorriso, con un buongiorno detto con convinzione di augurare una buona giornata al tuo alunno; si trasmette anche rimproverando quello stesso alunno non parlandogli dall’alto in basso, ma ponendosi sullo stesso fisico piano (in termini di altezza), in modo tale da poterlo guardare negli occhi, mentre gli si sta dicendo “Così non puoi continuare…e ti spiego perché”.
Gli occhi sono specchio dell’anima e porta del cervello: guardarsi negli occhi è come darsi la mano, “io non serbo armi: sono sincero…sine cera, senza cera, che oscuri il nostro dialogo”; guardarsi negli occhi determina il fluire di quanto dal “Facilitatore” detto, senza equivoci da “Piedistallo”, perché il messaggio è condiviso e sincronizzato (“Stesso tempo…”)
In questo modo il rimprovero non è un qualcosa di calato dall’alto (in senso stretto e non lato…) ma è un qualcosa trasmesso mediante sguardo diretto, orizzontale, cercando di sincronizzarsi sulla sua frequenza d’onda, agganciarsi ad essa  e sperare che il messaggio viaggi in stereofonia: si acquista autorevolezza in questo modo (pregna di valori condivisi, perché trasmessi da “occhio ad occhio”) lasciando svanire l’autorità da piedistallo (vuota di valore).
Così si costruisce una comunità di persone, che condividono dei valori, che siano fari accesi su un promontorio verso l’orizzonte e non guasti e privi di luce (morale…etica): una comunità di compagni, “che spezzino il pane insieme”.
Una comunità non fatta, pertanto, da persone qualsiasi, ma da persone di cui fidarsi, con cui instaurare legami sinceri, forti e duraturi.
Legami, che fanno viva e forte una comunità di cittadini e non di sudditi: perché orizzontalmente scorre la democrazia.
 
Chi è l'autore di questo articolo:
 
 
 
Pasquale Nuzzolese
Professore di Lettere alla  Scuola Secondaria di I grado “Sandro Pertini” di Ponte nelle Alpi (BL), vivo da sei anni tra le “Scogliere di Dio” bellunesi, dopo averne trascorsi ventisei nell’Atene delle Puglie, Trani,  terra dove mi sono laureato in Lettere moderne, indirizzo storico-sociale (2005) e ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento (SSIS – Puglia, 2008).  Ritrarre in “scatti di luce” la realtà (Instagram ) e declinarla in 140 caratteri  ( Twitter) sono il modo in cui vivo le humanae litterae del XXI secolo.



[1] 30 ore settimanali (tempo scuola normale) – 36 ore settimanali (tempo scuola prolungato): si sta parlando di Scuola Secondaria di I grado.




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martedì 18 febbraio 2014

Su scuola, libri e fiabe a Venezia...






Nonostante internet e gli ebook, nonostante la diffusione di riviste di ogni genere sia cartacee che virtuali, nonostante la Tv e il proliferare di canali 24 ore su 24, nonostante questo bombardamento massiccio di informazioni, nonostante tutto, ciò che si teme di più oggi, nel 2014, è un libro.

O meglio un certo genere di libro: quello che in sé raccoglie la fiaba!

Accade a Venezia che si sollevi un polverone su determinati libri che, attraverso la fiaba, proporrebbero ai bambini la possibilità di riflettere su questioni che di questo mondo fanno parte, questioni che riguardano la “diversità” sui mille modi d’essere, su sfumature che la vita riserva, che possano queste essere fosche o chiare.

In particolar modo ci si ferma a discutere su quelle che, attraverso i parametri propri della fiaba, pedagogici ed educativi, vanno a descrivere vari tipi di famiglie che nella società ci sono e che di questa fanno parte. Sì, caro lettore, hai intuito giusto: è probabile che questi libri affrontino anche il tema dell’omosessualità, facendolo attraverso chiavi di lettura proprie della fiaba, parlandone in maniera da permettere al bambino la contemplazione e l’avvio di un pensiero autentico e originale, lontano dal pregiudizio e da qualsiasi imposizione, per comprendere realtà diverse dalla propria.

Ecco, diciamo che ultimamente a Venezia son accaduti episodi per niente piacevoli che coinvolgono i suoi istituti scolastici: le scuole sono sporche, le condizioni igieniche pessime, così tanto da dichiarare gli edifici inagibili, circostanza creatasi in seguito alla riduzione dei fondi utilizzabili per la pulizia stanziati dal Ministero. Diciamo che la situazione non è propriamente idilliaca e che i genitori, assieme agli studenti, agli insegnanti e a tutti coloro che nella scuola lavorano sono allo stremo, obbligati a manifestare in campo ciò che, in verità, dovrebbe essere un loro diritto: la Scuola, quella con la “S” maiuscola, pulita e accogliente dove poter imparare, scoprire il mondo e in questo se stessi, ritrovandosi invece a dover combattere contro i numerosi tagli, conseguenze di una cattiva politica che sul futuro poco o nulla investe.

Ed è in questo contesto, già di per sé difficile, che esplode il “caso” delle fiabe: i libri in questione vengono giudicati non “adatti” ai bambini e bollati come "spesa inutile" vista la situazione d'emergenza, il tam-tam su Facebook cresce in un paio di click e ben presto i commenti si sprecano contro un qualcosa che, probabilmente, non è stato toccato con mano né visto con gli occhi.

Informandosi però con più attenzione, alla fine, si scopre che  di questi libri destinati alle scuole ben pochi trattano di omosessualità, forse quattro o cinque, e che molti titoli da tempo ben noti e apprezzati nel panorama internazionale della letteratura per l’infanzia, sono stati comunque inseriti sulla “lista nera” dei testi da “mantenere chiusi in deposito”, così come ha suggerito qualcuno.

Ma davvero esistono libri da dover tenere chiusi sotto chiave?

Mi auguro di no, perché se così fosse il richiamo a quel che già in passato è successo è molto forte, catapultandoci in epoche neanche così tanto lontane ma oscure, ben distanti dall’ essere illuminate dalla Ragione umana (ma anche dal Cuore).

 


Il Valore delle fiabe.

Perché raccontiamo le fiabe ai nostri figli? Perché i bambini sono rapiti da un racconto? Perché ricordiamo con affetto i momenti della nostra infanzia legati alla lettura di un libro o dalla narrazione di una storia?

Ve lo siete mai chiesto?

La fiaba oltre a solleticare la fantasia, alimentando immaginazione e creatività, ha la grande capacità di far riflettere: specchio sul mondo dove potersi riflettere, ma anche riflesso dove poter trovare, in storie altre dalla nostra, sfumature simili scoprendo tonalità mai prima scorte in noi stessi.

Nelle fiabe il bambino apprende, vien richiamata la sua attenzione su situazioni e contesti che, per inesperienza ed ingenuità, ancora non ha affrontato o considerato ma che nell’incognita dell’esistenza possono capitargli e capire come ma soprattutto perché affrontare.

Le fiabe insegnano sempre piccole e grandi verità rendendo il bambino, di volta in volta, fiaba dopo fiaba, storia dopo storia e libro dopo libro un adulto libero e consapevole.

C’è una bellissima citazione che spesso amo pubblicare sulla pagina Facebook di questo blog  Un bambino che legge sarà un adulto che pensa..."

Perché il pensiero sia autentico, spontaneo ma soprattutto libero dal pregiudizio è necessario lasciare, sui libri, una libertà di scelta. Sempre, sia che si tratti di un piccolo o grande lettore.
 
 
 
 
 
S.B.

 

lunedì 10 febbraio 2014

"Il Vecchio Grigio." Una fiaba sul gioco.









C'era una volta un vecchio.
Se ne stava sempre seduto su una panchina al parco, poco lontano dalla zona dove i bambini giocavano e passava il suo tempo a guardare il panorama, in silenzio e da solo.
Così ieri.
Così oggi.
A guardarlo bene sembrava addirittura aver perso i suoi colori: i capelli, una volta biondi, erano diventati grigi, gli occhi che erano sempre stati azzurri come il cielo avevano assunto una sfumatura grigia, i lunghi baffi e la folta barba per anni color del grano ora apparivano di un grigio spento e la sua pelle, baciata da sempre dal sole, sembrava aver perso i suoi raggi sfumando in un tetro grigio.
Anche i suoi abiti erano di colore grigio, tutto in lui era diventato... grigio.
Alcuni bambini non si avvicinavano perché ne avevano timore, altri lo deridevano dopo aver udito qualche pettegolezzo dai più grandi.
Il vecchio osservava in silenzio da sotto le sue pesanti e spesse sopracciglia grigie senza mai dire nulla, senza mai sorridere.
Un giorno gli si avvicinò un bimbo.
Il vecchio non lo degnò nemmeno di uno sguardo continuando a guardare l'orizzonte, ai suoi occhi, grigio.
Il bambino, ad un certo punto, gli chiese :- Vuoi giocare con me?
Nessuna risposta. Il vecchio continuava a guardare dritto davanti a sé.
Il giorno dopo la stessa scena: il vecchio seduto a guardare il panorama, il bimbo che gli s'avvicina, questa volta con una palla in mano.
- Vuoi giocare con me?-
Nessuna risposta anche se il vecchio posò lo sguardo stanco sul bambino.
Nello stesso istante in cui i loro occhi si incrociarono quelli del vecchio ripresero ad essere azzurri, proprio come quelli del bimbo.
Il giorno dopo ancora la stessa scena, solo che questa volta il bimbo aveva con sé una macchinina rossa.
- Vuoi giocare con me? -
Nessuna risposta da parte del vecchio, ma quando i suoi occhi incontrarono il rosso dell'automobilina giocattolo egli accennò un sorriso. Di colpo le sue labbra e le sue guance presero il colore di un tempo, divenendo simili a quelle del bambino.
Il giorno dopo il bimbo si presentò con una trottola dai mille colori.
- Vuoi giocare con me? -
Il vecchio sorrise e si alzò in piedi avvicinandosi al piccolo:- Quando avevo la tua stessa età, anch'io possedevo una trottola come questa... Sì, oggi giocherò con te! -
Il bimbo e il vecchio si misero a giocare e più la trottola girava, più loro ridevano e più il grigio spariva dall'anziano uomo: i suoi capelli tornarono biondi e lucenti, come quelli del bimbo, le sopracciglia, i baffi e la barba del colore del grano e i suoi vestiti assunsero le più svariate sfumature proprio come gli abiti del bimbo.
Al tramonto il vecchio disse al bambino:- Ti ringrazio. Avevo dimenticato cosa significasse giocare, ridere e rivedere il mondo pieno di colori...-
Il bimbo appoggiò la sua mano liscia e morbida su quella ruvida e screpolata del vecchio e guardandolo dritto negli occhi, in quegli occhi che riflettevano il medesimo azzurro, gli rispose:- Lo so...-
E svanì.
Il vecchio rimase sbigottito. Poi comprese e si limitò a guardare il sole calare giù per fare spazio alla notte, ormai imminente e s'accorse solo allora che era da tanto, ma tanto tempo che non vedeva un tramonto così bello.



"Il gioco è una cosa seria."
In educazione il gioco è un qualcosa che avvia la comunicazione dal proprio sé con il mondo esterno: giocando noi impariamo, inventiamo, creiamo, ci mettiamo alla prova, esploriamo, ci adattiamo, facciamo emergere passioni e talenti, immaginiamo e ci mettiamo in relazione con gli altri.
Il gioco è un grande "strumento" educativo, veramente potente, sia che si tratti di gioco strutturato, sia che si tratti di gioco libero e spontaneo.
Mi auguro che la fiaba vi sia piaciuta e che il suo messaggio sia chiaro: il gioco è una cosa seria che interessa ogni stagione dell'esistenza umana. Pensare che ne possiamo fare a meno perché ormai "grandi" svaluta una componente essenziale nel processo di crescita di ogni individuo, che sappiamo essere permanente. Impariamo tutta la vita, con il gioco s'impara...




Sylvia Baldessari


domenica 9 febbraio 2014

"L'Altro" Il nuovo ebook di Vera Q.



Opera di Victor Soren dedicata a vera Q.



Se avete voglia di immergervi in un'insolita lettura dalle tinte fosche, con l'idea di sprofondare in immagini tipiche del buon cinema noir anni'50 ma con dialoghi frizzanti, schietti e taglienti allora questo è l'ebook che fa per voi!
Ho avuto l'occasione di leggerlo in anteprima e sarò sincera: l'ho "divorato" curiosa di sapere quale sarebbe stata, questa volta,  la fine che la geniale autrice ha immaginato per stupire i suoi lettori.
Niente, di tutte le congetture fatte mentre sprofondavo, assieme al protagonista, in questa truce vicenda mi ha fatto intuire quale fosse il suo reale epilogo.
Vera Q. ci offre un viaggio nell'Io inconscio, nella psiche di questo tempo, attraverso il riflesso di uno specchio!
Onirico, sarcastico e affilato l'ultimo ebook di Vera Q. colpisce ancora riuscendo a far riflettere il lettore su ciò che di più umano c'è: l'imperfezione dell'individuo e su come sia debole il confine tra ciò che è bene e ciò che è male.
Un solo passo per finire al di là della barricata, senza più capire chi, tra i due, sia il proprio riflesso...






Un nuovo libro, una nuova sfida: qual è la trama del tuo ultimo ebook "L'Altro"?

Ciao Sylvia, per prima, primissima cosa, vorrei ringraziarti per lo spazio che mi concedi: è un vero piacere. E di seguito ti fornisco la sinossi. "Manuel Vignola è un uomo assorto nell'esplorazione del proprio io. Con lui, ad affrontare questa inconsueta catarsi, una moglie distratta, due gemelle peperine e "L'Altro": un consulente alquanto stravagante. Un diario di bordo dipinto di rosso. Un thriller grottesco che mette a nudo le piccolezze dell'animo umano e tesse nuovi rivoluzionari atti di crudeltà e liberazione."

In questo libro riprendi un po' il mito di Narciso catapultandolo nel nostro tempo. Come mai hai voluto trattare questa tematica, quella della vanità dell'Io riflesso in uno specchio?

Come per ogni mio lavoro, l'idea nasce da presupposti ben distanti dallo scritto effettivo. E dunque "L'Altro" spunta nel bagno. Già. Proprio davanti allo specchio. Complici il vapore acqueo e la miopia, non è stato difficile vedermi distorta e domandarmi se quella macchia sfocata fossi davvero io. L'accettazione avviene di fronte ad uno specchio. Un mezzo attraverso il quale ci conosciamo e riconosciamo. Manuel Vignola, protagonista del libro, tramite il suo alter ego argentato riscopre se stesso amoreggiando con un gemello bizzarro che racchiude vanità, egotismo, coscienza, anima, e persino memoria di ciò che è ed è stato. Tuttavia, in questo caso specifico, il riflesso riverbera all'infinito il vuoto interiore di uno dei tanti disgraziati abitanti di questo pianeta. Un'assenza intima che L'Altro, ovvero colui che si manifesta allo specchio, colma con dubbi ed insinuazioni persistenti.

Credi che di "Manuel Vignola" ce ne siano molti in giro?

Insicuri, intendi? Scontenti? Diffidenti o sfiduciati? Hai voglia! Penso che l'infelicità sia una condizione umana imprescindibile, non siamo mai davvero appagati poiché desideriamo qualcosa o qualcuno, convinti di meritare una vita differente. E chi si contenta gode, Sylvia, è solo un detto. Lo so, sono un'irriducibile ottimista. L'anima della festa!

Perché descrivi il genere umano sempre attraverso le loro debolezze e i vizi?

Prendo continuamente spunto dai difetti, esasperandoli, è lampante. E questo perché ho la ferma convinzione che l'essere uomini dabbene è una circostanza fortuita legata in modo indissolubile alle occasioni che ci vengono offerte o che riusciamo a crearci. Nel 1961 lo psicologo sociale statunitense Stanley Milgram effettuò un esperimento basato sull'analisi comportamentale di quaranta soggetti maschi di età differente e di varia estrazione sociale. Costoro vennero reclutati attraverso un'inserzione sul giornale per partecipare ad uno studio sulla valutazione delle punizioni ai fini dell’apprendimento. Una figura autoritaria spronava i candidati, ignari del falso del test, a punire con scariche elettriche crescenti (fortunosamente farlocche!) un ipotetico alunno nel nome dell'insegnamento. Ebbene, nonostante l'evidente conflitto etico e morale, il 62 per cento degli esaminati aveva portato a termine il compito assegnato. Brave persone, certo. Capaci, però, d'accanirsi con una vittima solo per eseguire un ordine proveniente da un luminare qualificato. Dov'è quindi il confine tra buono e cattivo? Siamo umani. Difettosi su tutti i fronti: descrivo solo ciò che ci circonda.

Pensi che nel leggere i tuoi libri possa avvenire, nel lettore, una sorta di redenzione?

L'assoluzione non la fornisco io, e su questo non ci piove. Posso forse far sorridere amaramente, magari far ragionare su una tematica attuale, ma la grazia, davvero, no. Quella non mi compete.

Spesso i protagonisti grotteschi dei tuoi racconti sono uomini: un caso?

Un caso, assolutamente. Non c'è alcuna volontà denigratoria verso il genere maschile, ma una scelta stilistica legata alla trama che esula dal sesso del protagonista.

Dimmi la verità: stai già pensando alla prossima storia...

Chiaro. In verità l'ho già scritta. Di getto e di notte: un breve racconto di appena otto pagine che stuzzica la mia fosca fantasia. Sto riflettendo se dargli ampio respiro o lasciarlo nel cassetto insieme a molte altre idee abbozzate mai sviluppate. E per tua informazione, protagonista, qui, è una donna.

Dove possiamo trovare "L'Altro" e gli altri tuoi ebook?

Su Amazon a questo link E nel caso, buona lettura!


     
     

    domenica 2 febbraio 2014

    ER.GO - Diritto allo studio -


    Il Piccolo Doge è amico di ER.GO!

    Cos'è ER.GO?


    Dal sito:
    "Er.Go è l'Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori dell'Emilia Romagna ed è stata istituita con legge regionale n. 15 del 27/07/2007. Offre servizi a studenti e neolaureati delle Università e degli  Istituti dell'alta formazione artistica e musicale dell'Emilia -Romagna, studenti e neolaureati stranieri inseriti in programmi di mobilità internazionale e di ricerca, a ricercatori e professori provenienti da altre Università o istituti di ricerca italiani o stranieri.
    L'Azienda, che è subentrata alle quattro Aziende per il diritto allo studio  universitario di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia e Parma, offre   interventi di sostegno economico attribuiti tramite concorso, tra i quali borse  di studio, servizio abitativo, contributi vari (straordinari, per programmi di mobilità internazionale, ecc.), servizi di informazione, di accompagnamento per  studenti disabili, di orientamento al lavoro e servizio di ristorazione."
     
    ERGOBAY GADGET
     
     
     
     
    Per poter aiutare ER.GO è possibile diventarne "amico" acquistando uno dei gadget che troverete sul sito: i proventi derivanti dalla vendita di GADGET ER.GO vengono utilizzati solo ed esclusivamente per finanziare l'erogazione di borse di studio.
     
     
    Diritto allo studio: sembra impossibile ma a molti questo diritto è negato.
    Se possiamo, allora, contribuiamo aiutando chi sta in difficoltà a realizzare il proprio sogno.
    Nei vari modi che troverai per farlo c'è anche questo.
    Pensaci!
     
     
     
     
    Il Piccolo Doge è "amico" di ER.GO
    E tu?
     
     
     
     


    Da "Le avventure di Gigetto" Nascondino

    Premessa: apro questa piccola raccolta di micro-racconti in onore di "Zia Giusy" che, nel protagonista, ci crede!

    Piccole vicende quotidiane di un bimbo che, nella sua spontaneità, ci catapulta nel magico mondo dell'infanzia.
    Quello che abbiamo dimenticato, un giorno, così all'improvviso ma sempre lì, da qualche parte dentro di noi...

    Iniziate per gioco su Facebook.


    

    Nascondino

    Mamma conta!
    -No! Devo smaterializzare tutto questo in lavastoviglie <indicando ciò che rimane della cena sul tavolo>

    -MAMMA CONTAAAAAAA!
    -Mpf... 1,2,3...



    Gigetto parte come una scheggia
    Gigetto si fionda in bagno, precisamente dentro il box doccia dove si chiude dentro provocando un boato che, l'intera città, ha sicuramente sentito.
    Gigetto realizza che sta chiuso dentro il box doccia.
    In bagno.
    Da solo.
    Totalmente al buio!

    -...20! Arr..
    -MAMMA SONO QUI! <battendo i pugni contro il box doccia>

    Fine





    Sylvia Baldessari