Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

venerdì 30 gennaio 2015

NARRAZIONE EDUCATIVA (quinto esperimento)


Siamo giunti all'ultimo esperimento!
Pubblicato circa tre mesi fa sulla mia bacheca Facebook, lo riporto qui assieme ai commenti delle persone che hanno voluto partecipare dando una loro risposta, un'interpretazione personale, il desiderio di dare vita, attraverso la NARRAZIONE, a una voce. Alla LORO voce.
Il racconto non è altro che il mezzo per smuovere ciò che abbiamo dentro, la risposta è la necessità di condivisione, di entrare in "contatto".  Fosse anche la semplice voglia di partecipare a quel che si percepisce come un gioco, accorgendosi poi che forse tanto gioco non è.
Vi ricordate l'inizio del film "La Storia Infinita" quando l'anziano libraio avvisa il giovane Bastian che quel libro, proprio quello che ha adocchiato, non è come tutti gli altri?

"Gli altri libri sono innocui, ma questo..."



 

La narrazione educativa, perché sia tale, deve riuscire a spingere la porta che ci divide dal mondo e lasciarla aperta quel tanto per permettere a ciò che abbiamo dentro di uscire e a ciò che sta fuori di entrare.
Quel che poi accade, nell'Incontro, dipenderà molto dal lettore, proprio come succede a Bastian nella sua storia.
Se verrà accolta come occasione, allora qualcosa cambierà.
Perché la  narrazione educativa non ha il compito di dare risposte, ma di creare l'opportunità per trovare le proprie.

"Gli altri racconti sono innocui, ma questo..."


 

Se poi ciò che avremo acquisito verrà nuovamente lasciato andare, per creare altre narrazioni è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta.

Buona lettura.




"Mancano poche ore.
La città dorme ancora, tutto è avvolto in uno stato di immobilità apparente: in realtà se mi concentro riesco a percepire i rumori di chi, come me, ha gli occhi spalancati su questa notte priva di sogni.
Mi siedo sul divano del salotto. Sul tavolino ho il portatile acceso, la schermata che illumina quel poco la stanza, le parole che ho scritto spiccano sullo sfondo bianco....
È stato faticoso metterle insieme, il messaggio che devo comunicare non è semplice, ma al tempo stesso neanche impossibile da pronunciare. Oh Signore, quante persone ci saranno domani? Domani? Tra poche ore, ormai!
Passo una mano fra i capelli e sollevo lo sguardo al soffitto, immaginando il cielo.
Mi perdo su stelle fantastiche, fredde, distanti e brillanti e mi chiedo chi stiano guidando, chi siano le persone sveglie sotto al loro influsso, come me, ora.







 Lo sguardo pesante e stanco torna sulla schermata del piccolo computer. Ah sì, il discorso: com'è che sono finito in questo guaio? Ovvio, mi hanno abbindolato, qualche lusinga, un'occhiata dolce, il farmi sentire indispensabile... Ma io non volevo, non voglio dire niente perché farlo significa esporre se stessi al mondo.
E solo Dio sa come non voglia espormi, come preferisca nascondermi nei risvolti dell'esistenza senza finire al suo centro, a giudizio di chi ascolta.
Mi tocca, però!
A pensarci bene, mi tocca proprio, inutile trovare scuse.
Non è stato facile preparare il discorso, più volte cancellato e modificato.
Il cursore del mouse è fermo sull'ultima parola.
 
 



L'ultima è sempre quella più significativa che in sé racchiude tutto il senso di quel che proviamo dire.
Sembrano essere passati pochi attimi da quando sto ragionando e invece, la notte è scivolata inesorabilmente verso il giorno, andando a schiantarsi contro l'alba.
Percorro la strada, ora son già dentro e cammino per il lungo corridoio che mi porterà al cospetto della mia platea. L'odore di umanità pervade ogni angolo, segno che la folla è in attesa e che si intrattiene annientandosi in un brusio confuso, un insieme di concetti e frasi che si mescolano nell'aria, satura di emozioni contrastanti.
Al mio arrivo tutti si azzittiscono, gli sguardi convergono in uno solo e io lo sento, caricandomelo addosso, sulle spalle che ricurvo su ciò che finalmente sto per dire.
E so che dopo, per la prima volta in vita mia, sarò libero.
E quello che devo dire è...
N.B.: Questa è una metafora, la platea potrebbe essere chiunque, anche una persona sola.
Ora immagina di essere tu il protagonista e di dover comunicare il messaggio.
Qual è, allora, il tuo messaggio?
Chi è la tua platea?
Condivideresti questo racconto sulla tua bacheca?


 
Rispondo io stavolta.
1. Me ne vado. Lontano. Cambio vita.
2. I miei amici, i miei colleghi (che sono anche miei amici)
3. Certo, perché no

 
L'oratore sono io e finalmente annuncio urbi et orbi che mi appresto a cambiare vita. Da oggi, ho deciso di esser epiù conciliante verso il prossimo: rispondo educatamente ad ogni domanda, sfodero il mio miglior sorriso e, stranamente, succede che la gente mi risponde con un sorriso a sua volta, quel sorriso che per chissà quale strano caso ha impedito loro di mostrarlo. Ed è bello vedere la gente sorridere, specialmente se, il sorriso, me lo fa una splendida donna che ha sempre lo sguardo impaurito da chissà quali grane. Da oggi mi propongo di mettere le frecce sugli incroci affinché gli altri automobilisti capiscano che direzione sto prendendo e non aspettino invano i miei comodi. Annuncio che rispetterò le file e non cercherò di prevaricare l'altro, che non è un nemico ma è un povero Cristo come me immerso al mio stesso modo nella fila alle Poste, alla Asl o nel traffico convulso. Faccio questi propositi e vedo che negli occhi della mia platea sembra che la scoperta dell'acqua calda abbia fatto miracoli; tutti iniziano a sfoderare l'educazione che hanno avuto, e la sfoderano al meglio delle loro possibilità e mezzi e improvvisamente il Caos lascia spazio alla Civiltà. Poi però apro gli occhi, la stanza è buia, ancora non sono le ore 06.00 per alzarsi; sento mia suocera imprecare per l'ennesimo suo dito infranto nello spigolo della porta e mi rendo conto, tristemente, d'aver sognato ancora... Non devo più mangiare la trippa alla senese la sera.. Certo che condividerei questo tuo scritto sulla mia bacheca

 

 
 
Gli altri esperimenti di NARRAZIONE EDUCATIVA
 
QUI il primo esperimento con tutta la riflessione sulla necessità di comunicare in rete e di un suo senso circolare;
QUI  il secondo esperimento, solo un breve racconto per provare a immergersi nella narrazione educativa;
QUI  il terzo esperimento con ulteriori riflessioni.
QUI il quarto esperimento più "interattivo"
 
 

Cosa ne pensate?
 

venerdì 23 gennaio 2015

EDUCAZIONE DIGITALE: intervista a Marta Bignone.


Non esiste viaggio senza immagini, non esiste individuo che non ami immortalare o immortalarsi per lasciare testimonianza di sé.
Immagini per ricordare, esprimere, dimostrare, incantare, stupire e anche per comunicare.
Immagini per sorridere, commuovere, indignare e anche per pensare.
Quale ruolo ha l'immagine nella rete?
In questa tappa ho il piacere di ospitare Marta Bignone e intraprendere con lei una riflessione attorno all'educazione, alla rete e alle immagini.
 
Buona lettura.





Benvenuta Marta, ti va di presentarti brevemente ai lettori del mio blog spiegandoci di cosa ti occupi in rete?
Ciao Sylvia e grazie per il tuo invito. Sono una visual graphic designer nonché sceneggiatrice di Genova. Sul web sono presente con un profilo personale dedicato prevalentemente alla fotografia da dispositivo mobile nonché con una pagina attraverso la quale veicolo la comunicazione di una giovane Content Factory di cui faccio parte. Sono approdata alla rete solo nel 2011 spinta dalla necessità di (in)formarmi e di conoscere più approfonditamente gli strumenti social. La mia presenza sul web si è modificata e intensificata nel tempo, ma la mia attività professionale si svolge prevalentemente offline.




"Ho fatto delle foto.
Ho fotografato invece di parlare.
Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare."
[Daniel Pennac]


Definizione, per te, di educazione.
L’educazione per me è prima di tutto rispetto, per sé e per gli altri.  E' ascolto, comprensione, correttezza verso se stessi e chi ci circonda. Fuori e dentro la rete, il concetto non cambia. Ho imparato che nella vita esistono punti di vista molteplici e diversi, frutto di percorsi ed esperienze individuali differenti e che ognuno va rispettato anche se, a volte, può non essere condiviso. Spesso cadiamo troppo facilmente nella trappola del giudizio, come se ci sentissimo legittimati in nome di chissà cosa a ergerci quali giudici nei confronti di qualcosa o qualcuno di cui in fondo non conosciamo che una realtà parziale.

 
Definizione di rete.
Un grande piazza dove le singole persone si incontrano per condividere il loro bagaglio di esperienze umane e professionali in modo costruttivo, creando valore per tutti.



"La logica vi porterà da A a B. L'immaginazione vi porterà dappertutto." [Albert Einstein]


La rete vissuta dagli adulti e quella vissuta dai ragazzi secondo la tua opinione.
Credo che i ragazzi ne siano attratti in quanto strumento per esprimersi, mentre nel caso degli adulti le ragioni sono legate a ragioni professionali prima di tutto, di svago e di interazione giocosa in secondo istanza. Ancora oggi esistono persone riluttanti e timorose nei confronti della rete.
 
"Apprendere in rete" è possibile secondo te?
 
Dal mio punto di vista, si. Ho la fortuna di seguire professionisti di svariati settori di mio interesse e competenza, la cui professionalità nonché generosità nel condividere hanno reso possibile la mia “formazione a distanza”. Il cammino è ancora lungo ed ogni giorno richiede studio e approfondimento ma ritengo di avere assimilato le corrette nozioni di base per una presenza dignitosa sul web.

 
È un dato certo che, sul web, un messaggio accompagnato da un'immagine è molto più "virale" rispetto alla singola frase, anche se è la stessa. Qual è il ruolo dell'immagine nel sistema comunicativo della rete?
Non dico nulla di nuovo se affermo che il ruolo dell’immagine è importantissimo. Il visual veicola immediatamente il messaggio declinandone l’aspetto emotivo, coinvolgente. Se un’immagine selezionata per un dato contenuto è efficace in termini di qualità e coerenza, il contenuto associato ad essa non solo ottiene più visibilità ma anche memorabilità, aspetto che sia nel mondo offline che online, è fondamentale. Soprattutto se si parla di brand.





Quali immagini prevalgono oggi è quali sono, secondo te, quelle che potrebbero essere considerate educative?
 
In rete vedo passare di tutto e non tutto, sinceramente, è di mio gradimento. La qualità dell’immagine per me è fondamentale ma spesso viene sacrificata a scapito di altre priorità. L’immagine educativa per me è quella legata in modo coerente al contenuto che veicola, anche sotto l’aspetto puramente tecnico.
 
Un'immagine per te rappresentativa della rete, oggi? E quella che ti auguri di vedere per rappresentarla un domani?
Ho recentemente realizzato un’immagine per l’ebook “Il Capitale umano, ospiti e idee di #LessIsSexy” di Gloria Vanni il cui tema è proprio la rete, che ho rappresentato visivamente come una vela sorretta e funzionante grazie al contributo sinergico di più elementi, rappresentati visivamente da ingranaggi, corde e tiranti. Tali diversi elementi, in connessione tra loro, rappresentano ciascuno un piccolo ma fondamentale tassello affinchè l’intero “sistema rete” funzioni. Per il futuro intravedo un sempre maggiore coinvolgimento e interazione da parte degli utenti anche in virtù dell’evoluzione che vivranno gli strumenti legati al mondo del web.
 
 


Siamo alla fine di questa intervista: ti va di parlare dei tuoi progetti futuri?
Continuare ad occuparmi di comunicazione visiva, sceneggiatura e di fotografia da mobile, tutti argomenti a cui mi dedico con grande passione spinta, ancora oggi, dalla voglia di crescere e approfondire.
Tutte le immagini pubblicate in questa intervista sono di Marta Bignone.
Le altre tappe del viaggio dedicato all'educazione digitale:


Elisa Benzi - Cittadinanza Digitale
Roberto Gerosa - Riflessione sui Social
Roberta Zanella - Il linguaggio sul web
Annarita Faggioni - L'informazione sul web

domenica 11 gennaio 2015

EDUCAZIONE DIGITALE: intervista a Annarita Faggioni.

 
Benvenuti alla quarta tappa di questo viaggio dedicato all'educazione digitale: ogni sosta ha come protagonista una persona che ha a che fare con il web, ogni giorno. Alcune domande sono uguali e si ripetono in ogni intervista, anche per permettere un paragone e uno sguardo più ampio sull'argomento. Altre invece riguardano l'ambito di competenza dell'intervistato.
Oggi, su Il Piccolo Doge, ho il piacere di ospitare Annarita Faggioni: con lei approfondiremo il significato di fare informazione in rete e le modalità esistenti per divulgare le notizie, analizzandole da più punti di vista.
Troverete i link delle altre tre tappe dopo i saluti ad Annarita.
 
Buona lettura.







Benvenuta Annarita, ti va di presentarti brevemente ai lettori del mio blog spiegandoci di cosa ti occupi in rete?

Ti ringrazio per l'ospitata e mando un saluto ai tuoi lettori. In rete mi occupo di copywriting e di relazioni tra l'editoria e il mondo online. Collaboro come copywriter e come giornalista in diversi progetti, sia conto terzi come freelance, sia nei miei blog (Il Piacere di Scrivere e Shonen Kodomo).

 
Definizione, per te, di educazione.

Codice: l'educazione è quel codice che ci permette di esprimere al meglio il nostro talento. Ho un'idea di educazione che segue il modello inglese: con “education” non si intende solo un insieme di regole formali di convivenza più o meno complesse, ma anche cultura e sistema Paese.
Una persona che ha un talento e lo esprime con educazione (intesa in questo senso) ottiene molto di più rispetto a una persona che non sa esprimersi.

 
Definizione di rete.

Rete? Intreccio. La Rete è uno strumento, che può essere positivo o negativo in base all'uso. Con la Rete ti scontri, ti incontri, ogni tanto ti confondi, soffri e cresci. Fare rete? Perché no, ma con l'intenzione di non essere Dio in Terra, ma di mettersi in gioco.

 
La rete vissuta dagli adulti e quella vissuta dai ragazzi secondo la tua opinione.

Strumento per gli uni, svago per gli altri. Pregiudizio? Ma anche no. Chi ha vissuto un'infanzia senza la Rete sa di poterne fare a meno e lo usa solo quando serve (tranne noi che, per una cosa o per l'altra, ci siamo sempre), ma prova ora a staccare un adolescente da Instagram o da Ask.fm...
Questo non vuol dire che i primi usino con maturità lo strumento e i secondi con superficialità: la Rete è vissuta dagli adulti come modo per tirare acqua al proprio mulino, mentre per i ragazzi è una forma di espressione irrinunciabile. Le perle si trovano in entrambi e non me la sento di dare una distinzione così netta.
Gli adulti si sono abituati alla Rete (ovviamente, in Italia c'è il gap delle persone che non hanno mai usato un PC in vita loro), mentre i ragazzi la usano com'è giusto che sia, per esprimersi.


"Apprendere in rete" è possibile secondo te?

Se non lo fosse, molta gente oggi sarebbe a spasso, tra quelli che si occupano di formazione e chi quella formazione la segue. Io ho appreso molto dalla Rete (anche il giapponese), mai come in questo mondo il protagonista della formazione è chi apprende: decidi tu cosa studiare, i tempi e a chi rivolgerti. La cosa importante è capire se la fonte è attendibile e questo non è sempre scontato.

 

L'informazione in rete: dacci un tuo parere su usi e obiettivi inerenti a divulgare determinanti argomenti a scapito d'altri, soffermandoci sulle modalità di trasmissione delle notizie.

Immagino tu intenda l'informazione giornalistica, quindi non mi soffermo sul know-how che invece caratterizza l'informazione nel blogging. Allora, l'esperienza con InfoOggi mi ha dimostrato che ci sono due tipi di informazione: le notizie “Acchiappa-Like e le vere notizie. 
Prima di arrivare a un TG, una notizia arriva via comunicato stampa, oppure attraverso le agenzie di stampa. Sta poi alla redazione decidere cosa pubblicare e cosa no, in base al criterio detto sopra. Alcune testate prevedono nello statuto che le notizie siano false, per fare satira (es. Lercio), altre invece per statuto dovrebbero “dare notizie”, invece cercano i Like.
Non faccio esempi, perché molti sono stati trattati nella rubrica di Fast Forward del Tave, li ripeterei. Tutto sta nel modo di trattare la notizia. Per esempio, riceviamo la notizia di un omicidio.
Se vogliamo spettacolarizzare, ci soffermeremo sul numero di coltellate, sulla fragilità della vittima (se donna o bambino è meglio), sull'età, sull'assassino “a piede libero” e al primo nome della Procura andremo a spiattellare i dati personali di quella persona, “scavando” nella sua vita, per poi scusarci nel caso non sia il vero assassino (almeno legalmente).
Se vogliamo dare la notizia con serietà, diremo il luogo e quanto riferito dalla Procura, usando il condizionale e rispettando la vittima, senza tramutarla né in un angelo decaduto, né in una persona di dubbia morale. Scriveremo oggettivamente di meno, ma il nostro scrivere sarà “di servizio”, come dovrebbe essere.

 

"Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente" Partiamo da questa citazione di "1984" di Orwell e proviamo a ragionare sulla libertà d'informazione oggi?

La tua libertà finisce quando inizia quella degli altri. Hai anche la libertà di dire che due più due fa 20, ma devi dare la possibilità a qualcuno di cantartene quattro per la tua pessima matematica. Ho dedicato “L'Ombra di Lyamnay” a Orwell, chiedendogli scusa per le degenerazioni che “1984” ha avuto nel tempo.
Tradotto: hai il diritto/dovere di informare, ma non di distruggere la vita delle persone.

 
 
Annarita Faggioni - autoritratto
 
 
 
Siamo alla fine di questa intervista: ti va di parlare dei tuoi progetti futuri?

Qualche accenno, perché no, approfitto di questo tuo spazio e ti ringrazio per avermi ospitata a casa tua. Allora, c'è un libro in via di pubblicazione, cioè “L'Ombra di Lyamnay”, un weird a tema ambientale sotto la firma di Dbooks Editore. Ci sarà un blogtour e una presentazione qui a Taranto.
Il Piacere di Scrivere, invece, continuerà la sua strada in salita: sto lavorando al podcasting (grazie anche ai consigli di Paolo Fabrizio), la playlist con le canzoni preferite dagli utenti c'è già e sto lavorando a un progetto importante, che porterà a una trasformazione rispetto alla formula del blog.
Shonen Kodomo, il blog dedicato al mondo anime manga, avrà il suo avvio definitivo, anche come partner dell'A-Day (Giornata dedicata agli adolescenti) a Taranto, sempre nell'ambito cosplay & manga.
Copy & Share si occuperà, invece, dei miei nuovi interessi: social, digital PR e web marketing. Sarà un viaggio insieme, che spero si concretizzi in una possibilità di lavoro, non solo per me.
Ah, naturalmente partirò anch'io con i corsi di formazione: il primo appuntamento sarà gratuito e si occuperà di un tema molto caro a quanti pubblicano.
 
 
 
 
Le altre tappe
 
 
 
Roberta Zanella  - Il linguaggio sul web -
 
 
 
 
Questa intervista viene pubblicata a pochi giorni dai tragici fatti di Parigi, iniziati con l'attentato al settimanale Charlie Hebdo dove sono morte 12 persone.
Proprio in questo ultimo periodo abbiamo avuto l'occasione di constatare come vengano diffuse le notizie e mi auguro che le risposte di Annarita abbiano, in qualche modo, avviato una vostra riflessione su come siano proposti, dai media, gli avvenimenti, sottolineando il fatto che siamo noi, alla fine, a scegliere e dare valore alle modalità di condivisione e di approfondimento  delle informazioni.
Sul web, in Tv, sui quotidiani.
Tutto dipende da noi e sulla consapevolezza che possiamo fare la differenza, anche evitando un semplice click...
 
Mi piacerebbe dedicare il contenuto di questo post alla libertà di espressione, consapevole che ogni mia libertà confina con quella dell'altro e che tale confine è costituito dal rispetto reciproco.
Molto spesso quest'ultimo diviene così sottile che andare oltre è un niente.
Nonostante ciò nulla giustifica la violenza e la logica del terrore, nemici di ogni tentativo civile di preservare i diritti, tra i quali, il diritto alla vita, è quello più importante.
 
Sylvia Baldessari
 
 

sabato 3 gennaio 2015

"Nel buio c'è..." e "Il Paese dei ciucci", le fiabe di Arianna Techel.



Eccoci ad un nuovo appuntamento con la fiaba!
Questa volta ho il piacere di parlare di "Nel buio c'è..." scritto da Arianna Techel, autrice anche di "Il Paese dei ciucci".
Leggere "Nel buio c'è..." non è solo raccontare una fiaba ma anche viverla attraverso le belle illustrazioni di Francesca Quatraro e la suggestiva melodia di Virginia Longo.
Com'è possibile?
Vi invito a conoscere Arianna ed il suo fantastico mondo attraverso questa intervista che, gentilmente, mi ha rilasciato.
Buona lettura.


Ciao Arianna, vuoi presentarti ai lettori del mio blog e dirci chi sei e cosa fai nella vita?
Ciao Sylvia grazie per questa intervista!
Sono una mamma a tempo pieno di tre bellissime bambine Sofia Viola e Lucia!
Ho lavorato tanti anni con i bambini in strutture private e cooperative, poi sono diventata mamma e lavorando soprattutto il pomeriggio non sarei più riuscita a stare con le mie figlie. Così ho lasciato il lavoro. Ho fatto però tesoro di tutte le storie avventurose, ricche di fantasia che ho vissuto insieme a tutti i bimbi che ho incontrato. E così scrivere fiabe è stato un passaggio naturale.
 
Autrice del libro "Nel buio c'è..." una fiaba particolare così come lo è il libro. Chi è il vero protagonista della storia?
Questa fiaba vuole raccontare in modo molto semplice quello che forse succede in tante casa durante la notte. Il protagonista è il buio con i mostri che di notte, a volte, agitano i sonni dei nostri bambini. Ma cosa significa poter stare da solo nel buio per un bambino? Grazie all’aiuto di tre professioniste, una psicologa, una musicista e una pediatra cerco di dare delle immagini, degli spunti di riflessioni su questo tema tanto delicato.



I tre saggi che si trovano alla fine evidenziano l'importanza della musica nella relazione con il bambino. Ne parliamo brevemente?
“ La musica è mamma” diceva F. Fornari (Psicoanalisi della musica, Longanesi), la musica, con tutta la sua ricchezza di significati costituisce forse la più importante esperienza di continuità della nostra vita. Giulia Cremaschi, musicoterapeuta, definisce il grembo materno come “la prima orchestra” che il bambino ascolta. Orchestra dove gli strumenti musicali sono la voce della mamma, il battito del cuore, il rumore del respiro, il concerto degli organi addominali.
La voce della mamma rappresenta quindi come ponte fra la vita prenatale e quella postnatale.
Poter quindi per un bambino affrontare il buio e i mostri che in esso si nascondono appoggiato sul cuore della mamma, ascoltando la sua voce, il suo respiro gli si permette di ritrovare il calore e il contenimento sperimentato per 9 mesi. Se ad un bambino è concesso di sperimentare ancora la simbiosi e questo contenimento, nel tempo non sarà più necessaria la presenza fisica della mamma. Basterà il ricordo, un’immagine, una musica per ricostruire il ponte con la realtà. Allora si potrà stare soli… senza sentirsi soli.
Inoltre recenti studi di neuroscienze hanno evidenziato come la modalità cantilenante caratteristica di chi si rivolge ad un bambino piccolo, detta, motherese, sia in grado di attivare nel neonato aree cerebrali collegate alla regolazione delle emozioni.
Vorrei raccontarvi un piccolo episodio personale successo con la nascita della mia terza bimba, Lucia.
Durante il travaglio mi sono aiutata, per controllare il dolore delle contrazioni, con dei vocalizzi. Poche ore dalla nascita Lucia si è messa a piangere. E’ bastato rintonare quel canto per calmarla.
 
La parte video-musicale dell'opera è stata curata da Virginia, una musicista. Le illustrazioni da Francesca. Un libro a sei mani: com'è stato collaborare con loro?
Devo dire che è stata una bellissima esperienza. Entrambe si sono appassionate al mio progetto. Grazie alla loro arte l’idea che io avevo nella testa è diventata realtà.
 
 
 
 

 
 
 
 
 
Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questo tuo lavoro?
Cantare, cantare, cantare ai nostri bambini. E’ un regalo prezioso che gli facciamo e se lo ricorderanno per tutta la vita.
Io ricordo ancora quando stavo sul cuore della mia mamma, era una sensazione bellissima!
 
Se dico fiaba tu dici...? 
Io ti dico: “ credo nelle fate!!!! ” Mi spiego. Scrivere favole mi permette di stare in contatto con la mia parte bambina che guarda ancora il mondo con occhi curiosi e incantati ma con la consapevolezza che la fiaba è anche portatrice di messaggi, di poesia. E’ il linguaggio più immediato per parlare ai bambini, per fargli conoscere il mondo ma anche aiutarli nei loro piccoli grandi cambiamenti.
 
E se dico musica?
La musica è patrimonio di tutti. Non c’è bisogno di essere cantanti o musicisti per poter far musica con i propri bambini. Serve semplicemente ripescare nella propria memoria la propria esperienza musicale di quando si era piccoli. Le canzoncine che si cantavano a scuola, le filastrocche, le rime e condividerle con i nostri figli.
 
Sei anche l'autrice di "Il Paese dei ciucci" un'altra bella fiaba che potrebbe aiutare tanti bambini a superare un passaggio fondamentale nel loro percorso di crescita. Quale precisamente?
Il paese dei ciucci è un luogo fantastico dove è possibile pensare al proprio amato succhiotto.
Una fatina lo porta in un luogo magico dove vengono portati i ciucci di tutti i bambini del mondo. Quando ci si sente un po’ tristi per la sua mancanza grazie alla capacità di immaginare e di creare legami possiamo aiutare i nostri bambini a ritrovare quell’oggetto tanto prezioso, simbolicamente, con la fantasia.
 
Dove possiamo trovare i tuoi libri?
 
Sui siti delle rispettive case editrici:

 
 
Nelle librerie, su richiesta.









Solitamente termino qui l'intervista.
Questa volta, però, mi sento in dovere di condividere con voi quelle che sono state le mie impressioni dopo aver letto il libro assieme a mio figlio, dopo aver ammirato con lui le immagini, cantato e guardato il video.
All'inizio non pareva destare molto il suo interesse ma le illustrazioni, il canto e soprattutto la musica lo hanno invitato ad accoccolarsi tra le mie braccia, a rilassarsi, trovando nella melodia il piacere di assaporare un momento magico, tutto per noi.
"Bel buio c'è..." è un libro che insegna, che raccoglie in sé un qualcosa che forse la modernità ha offuscato ma presente in noi fin dalla notte dei tempi: il senso del ritmo, della melodia del nostro cuore e della natura...

Se vi ho incuriosito questo è il link video-musicale della fiaba che troverete anche a pagina 36 del libro.