Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

mercoledì 27 agosto 2014

#PENSODUNQUEBLOGGODUE - La Parola in educazione.



In questi giorni di fine estate, un po' freddi e piovosi, mi sto dedicando alla lettura prediligendo testi in formato ebook.
Tra questi, ora, sto affrontando un delizioso giallo, delizioso per il suo stile delicato e la brevità dei suoi capitoli che lo rendono piacevole e adatto a una lettura ad alta voce, magari davanti a una classe di una scuola media, anche grazie a una sua particolare struttura dove il lettore più attento può divertirsi a scovare gli indizi che, la sua giovane autrice, ha saputo con sagacia sparpagliare qua e là nei vari capitoli.
Trattasi di "L'enigma delle scarpe rosse"  scritto da ManuelaParic'.






Lo so, vi starete chiedendo cosa c'entri questo con il tema di questo ultimo blogging day lanciato da Snodi Pedagogici e che dovrebbe riallacciare tutti i fili delle riflessioni che in questi mesi abbiamo lasciato sospesi in rete, in attesa che venissero anche da voi afferrati.
C'entra, c'entra eccome e tutto si concentra con il termine "parola".
In una relazione educativa, reciproca e intenzionale dove non si può obbligare l'altro ma semplicemente invitarlo a percorrere nuove strade alla scoperta di sé, la parola è uno dei più potenti strumenti.

Essa non dovrà ammaliare ma disvelare.
Essa non dovrà indurre ma incuriosire.
Essa non sarà mai forzata ma sempre autentica.
 
 
Manuela Paric' , forse in maniera inconsapevole e dettata solo dal suo estro, usa la parola per creare racconti che, se letti ad alta voce ai più giovani, potrebbero aiutare ad amare la lettura trasmettendone la passione, mettendo così la sua Parola al servizio dell'educazione, perché leggere apre la mente predisponendola al confronto.






E come hanno usato, la Parola, gli autori che ho ospitato in questi tre ultimi blogging day

EducazionEamore - "L’educazione all’amore come dimensione particolare dell’incontro (umano e tra esseri viventi), alla sessualità, all’affettività, alla passione, intesa non solo come eros ma più etimologicamente come provare un forte “sentire” per qualcosa o qualcuno.
Come educare e come educarsi all'amore, in tutte le sue sfaccettature..."


EducazionEbellezza  - Quale posto ha l'educazione al Bello nella nostra vita? Come siamo stati formati e come vogliamo formare i nostri ragazzi alla bellezza? Non è semplice educare a un concetto così soggettivo, ma è necessario, specialmente in un'epoca in cui, si dice, tutto è soggettivo e più nulla ha valore assoluto"

PedagogicAlert - "Quali sono le zone oscure dell’educazione?
Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e chi è educato? 
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?"
 
?


Nei primi due ho avuto il piacere di dare spazio alla Parola di Pasquale Nuzzolese, ("Affidando a sé..."  - "Enthousiasmos") giovane insegnante di lettere.
Le parole che ha saggiamente scelto, non solo lo "descrivono" nel suo essere uomo di cultura e di lettere nel quotidiano - lo stile e le varie citazioni poetiche inserite nei suoi scritti o chiamando in causa i grandi autori del passato nelle sue metafore - ma anche raccontano la sua esperienza come professore, narrando ciò che prova a fare con i suoi ragazzi dentro (ma anche fuori) la scuola.
Il che non è un semplice narrare ma un aprirsi al mondo dove, raccontandosi, chiede e si chiede, interroga e s'interroga, proponendo nuovi quesiti, ponendosi in linea con il casuale lettore, in un probabile incontro virtuale con lui.
Costituendo così, attraverso l'uso delle sue parole, uno spazio per una libera e reciproca riflessione su questa dimensione, quella dell'insegnamento, che gli e ci compete sempre e comunque
 
- un maestro, così come un genitore o un amico, possono spesso ritrovarsi nella posizione di insegnare qualcosa a chi gli sta accanto oltre che apprendere a loro volta... -

Linea, che con gran maestria, ha saputo porsi anche Christian Sarno, ("Il lato oscuro dell'educazione") l'autore ospite per PedagogicAlert, blogging day dal tema non facile ma che lui ha saputo affrontare giocando abilmente con le sue parole, tramutandole in mezzi per donare la propria esperienza sia come genitore che come professionista nell'educazione.
Ha saputo mischiarle così bene che, attraverso la lettura dei vari commenti in rete nel momento in cui il suo articolo veniva da altri condiviso, ho potuto constatare come il lettore non abbia potuto far a meno di immedesimarsi nel suo scritto, confrontarsi e talvolta anche "consolarsi" sentendosi meno imperfetto e forse ricaricato di nuove forze, speranze e desideri davanti a una situazione per lui problematica e per la quale, chissà quante volte, s'è sentito "solo".

La Parola, perno di questo nostro percorso di comunicazione circolare, mezzo intenzionale, dotato di un'intenzione pedagogica e reciproca, dove chi narra si espone, mescolandosi al vissuto di chi decide di accettare il confronto dando risposta e di conseguenza modo per l'autore stesso di rileggersi da un altro punto di vista e riscoprirsi, nuovamente.

Parole in educazione per divenire altro.
Un apparente caos di lettere, termini e significati che se scelti con sensibilità e con la volontà di invitare l'Altro davanti a sé, a specchiarsi nei riflessi d'umanità che la rete offre, allora trovano il loro ordine pedagogico ed esistenziale.
Ecco lo snodo educativo cruciale tra la Parola scritta, digitata e l'educazione.


Cosa ha significato, per me, questa esperienza con i blogging day.

L'esperimento lanciato dal gruppo di Snodi Pedagogici e che ho avuto il piacere di coordinare fino a qui (ma il nostro è stato un lavoro di squadra, giusto specificarlo) in tutti questi mesi mi ha messo a dura prova.
Ma se guardo indietro e raccolgo il tutto, le risate, le discussioni, le ore passate su whatsapp e facebook per organizzare tutto il lavoro e le opportunità giunte, sia a livello professionale ma in particolare modo quelle che mi hanno arricchita di più umanamente, allora mi accorgo come questo non solo sia un percorso formativo per chi viene coinvolto ma anche auto-formativo per chi lo propone.
 
 
- ed ecco ritornare quel senso di circolarità pedagogica -

Mi rendo conto di esserne uscita "diversa" da quando iniziai, più consapevole, sia a livello tecnico sulle modalità d'uso dei social web (anche se ho ancora molto da imparare, lo so) e sulle possibili strategie educative da applicarvici, ma soprattutto una maggior consapevolezza su alcuni sfumature del mio carattere che ho dovuto affrontare, contemplare e superare.

- a stare bene con gli altri si finisce a stare bene, talvolta, anche con se stessi.
Anche in mondi virtuali -






Il 28 agosto i blogger del gruppo Snodi Pedagogici scriveranno e pubblicheranno una serie di articoli, sui propri blog, inerenti ai blogging day già pubblicati:

‪#‎EducazionEAmore‬
‪#‎EducazionEbellezza‬
‪#‎PedagogicAlert‬

Una sorta di conclusione su quanto è emerso fino ad oggi grazie ai vostri contributi, per rileggere assieme a voi i passaggi fondamentali, provando a dare delle risposte ma anche porre e porsi nuove domande, in vista dell'antologia che verrà pubblicata ad autunno e il cui ricavato andrà in beneficenza alla "Locanda dei Girasoli" di Roma

Gli articoli verranno pubblicati sui diversi social con ‪#‎Pensodunquebloggodue‬ e raccolti sul sito di Snodi Pedagogici

I Blog Partecipanti:


La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuela Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti assieme a un guest post di Alessia Zucchelli, collaboratrice del blog
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
TraFantasiaSpazioAzione di Monica D'Alessandro Pozzi
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
In Dialogo di Elisa Benzi
Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari




domenica 10 agosto 2014

NARRAZIONE EDUCATIVA (esperimento).


Narrazione educativa.
 
Sul web si comunica. Comunicare è una necessità umana, un bisogno ancestrale che nella parola, scritta e non, rispecchia la volontà di ammettere la propria esistenza così come noi la percepiamo.
Attraverso la parola noi rivendichiamo noi stessi ponendoci nel Mondo e in continuo confronto con gli altri. Talvolta confronto cercato, altre sconsideratamente non calcolato e forse non voluto (io comunico verso gli altri per "liberarmi" senza aver l'effettivo bisogno di ricevere una risposta).
Monologhi, riflessioni, dialoghi, gruppi di discussione, forum a tema, Facebook e la sua bacheca, Twitter e i suoi 140 caratteri... Modalità e tempi differenti per mettersi in contatto. Peculiarità diverse di comprensione e caratteristiche particolari per farlo.
Risulterà molto facile la forma del monologo che potremmo, volendo, identificare con il classico status da pubblicare sulla propria bacheca Facebook e che di per sé soddisfa la narcisistica voglia di dire ciò che si pensa a prescindere dal fatto di ricevere una risposta o meno, fino a giungere a quella più complessa del gruppo di discussione dove, chi comunica, lo fa per confermarsi davanti ad altri, mettendosi in gioco e attendendo un feedback di ritorno.
 
Ce ne sono altre, di forme, ovvio e io come educatrice mi chiedo in quale tra queste può instaurarsi una comunicazione di tipo educativo che a differenza delle altre deve essere intenzionale, reciproca, empatica e circolare, nel senso che, partendo da un soggetto ha lo scopo di  far a questo ritorno dopo essere stata arricchita dal pensiero altrui. Divenendo così altro.
Un tipo di comunicazione che non rimane uguale a se stessa, ma che arricchisce chi in essa è coinvolto: A comunica a B il quale accoglie in sé il racconto, lo confronta con le proprie esperienze, lo rielabora riproponendolo ad A in nuova forma, il quale potrà rivedere il proprio vissuto da un altro punto di vista.
 
Quali generi, allora, di comunicazione sul web possono soddisfare questo tipo di esigenza?
 
Con Snodi Pedagogici abbiamo tentato di percorrere questa via con i Blogging Day, che ben presto avranno modo di essere riproposti e rivisti per capirne il potenziale pedagogico, in una chiave di lettura educativa di tutta questa esperienza, attraverso un'antologia che speriamo di pubblicare a inizio autunno.
 
Io, ora, mi soffermerei invece sulla narrazione che per me, in un modo talvolta poetico e altre fantastico, nel senso che non sempre ciò che viene narrato coincide con esperienze dirette, avvia questo processo anche se in maniera semi-circolare perché il feedback, la risposta, non sempre è contemplata: posso leggere un racconto, può suscitare in me emozioni, ma anche se pubblicato su un blog con la possibilità di commentarlo, non sempre si avverte il bisogno di farlo.
Certo, per narrazione educativa intendo quella capace di suscitare uno scambio, ma anche nel silenzio v'è quella importante dimensione riflessiva che, con il tempo porta al cambiamento.
 
Ora ti propongo questo brevissimo esperimento, un racconto che in origine ho pubblicato sulla mia bacheca Facebook e che ha suscitato parecchie risposte, tutte relative a personali chiavi di lettura,  nonostante la sua a-temporalità, la mancata definizione di chi siano i protagonisti e i fatti che hanno portato a questo loro piccolo dialogo.
Credo che queste, secondo me, siano caratteristiche necessarie per questa particolare tipologia di narrazione, quella tendente a non identificare un qualcosa ma di invitare il lettore a una personale interpretazione senza dire quale, tra le molte, possa essere quella giusta, poiché l'obiettivo è quello di invitare chi legge a sentirsi chiamato in causa, collegando il racconto ai propri vissuti, rielaborandoli attraverso la narrazione ed uscirne arricchiti nella maniera in cui ciascuno è riuscito a farlo.
 
No, non è facile per niente poiché ci vuole una certa abilità bel saper trasmettere tutto questo nel racconto. Ma l'educazione richiama sempre alla sfida di percorrere nuove vie, alla scoperta di sé.




"TRAMONTO A SAN PIETRO IN VOLTA" - 1958
Guido Baldessari


"Hai qualche idea?"
"No, nessuna... In questo momento non mi viene in mente nulla..."

- Cala il silenzio. Da una parte chi percepisce il dolore altrui nell'aria, dall'altra chi in questo sprofonda -

"Ti verrà in mente qualcosa, dai..."
"Non lo so, a questo punto mi chiedo se ne valga la pena..."

- La discussione subisce un ulteriore stop. Da una parte chi osserva l'amico ferito, percependone la sua aspra rassegnazione. Dall'altra chi guarda dalla finestra, senza vederlo realmente, il cielo grigio di una mattina di luglio. Non lo vede, perché ce l'ha dentro e l'estate è lontana, in tutti i sensi.

"Ti verrà qualche idea, vedrai!"
"Tu lo credi? Lo credi davvero? Amico mio, mi hanno portato via tutto..."

- Il senso di frustrazione che si sente rende quella stanza ancora più piccola, calda e soffocante -

"Sì! A te viene sempre qualche ottima idea!"

- E ciò viene detto con tanta sincerità che l'altro, finalmente, vede. -

"Tu lo credi davvero?"
"Sì, lo hai sempre fatto e io ho fiducia..."

- Qualche istante dopo un raggio di sole squarcia la spessa coltre di nubi, ricordando ai due che oltre il buio c'è sempre altro. Da scoprire e vivere. Credendo sempre in se stessi, al cielo stellato intriso di sogni che tutti abbiamo dentro -

domenica 3 agosto 2014

"CENTO FAVOLE PER CRESCERE": intervista a Chiara e Marisa Lubes.


Parliamo di fiabe. Sì, ancora una volta, un po' come accadeva da piccini quando esprimevamo sempre il medesimo desiderio d'ascoltar ciò che più ci emozionava.
Che fosse al risveglio, durante il pomeriggio o prima di addormentarsi alla sera, si percepiva l'importanza, il piacere e il bisogno di affacciarsi in quel mondo fantastico che, della nostra realtà, ne riflette l'essenza e spunti di riflessione.

Chiara e Marisa Lubes, giovani autrici di "Cento favole per crescere", ci afferrano per mano per iniziare un viaggio alla riscoperta delle fiabe.

Sì, perché talvolta, crescendo, ci si può dimenticare del loro valore profondamente pedagogico ed educativo, inghiottiti dal pregiudizio e dalla paura per ciò che è diverso, distorcendo così il loro importante ruolo nel percorso di crescita dei bambini.

Buona lettura.

S.






- Benvenute e grazie per il tempo che dedicherete a Il Piccolo Doge. Vi va di presentarvi ai lettori del mio blog?

-Mi chiamo Chiara Lubes, ho 27 anni e sono nata in un paese in provincia di Foggia, in Puglia.
Mi piace descrivermi come una persona estremamente ordinaria con una professione straordinaria. Sono una logopedista e lavoro, giorno dopo giorno, con bambini dalle difficoltà più disparate: ritardi e disturbi di linguaggio, difficoltà di apprendimento (specifiche e non), disturbi della relazione e della comunicazione. Questa quotidiana interazione con loro mi permette di non dimenticare mai l’importanza delle cose vere e profonde della vita, di scoprire e riscoprire i valori insiti in ognuno di noi, di mantenere sempre vivo in me l’io bambino che gioisce con loro per un palloncino colorato, si emoziona dinanzi ad una parolina pronunciata correttamente, festeggia in modo sincero la conquista nello scrivere per la prima volta il proprio nome in piena autonomia. Sono fermamente convinta che le cose non accadano per caso: il legame speciale tra me e mia sorella ed entrambe coinvolte in un lavoro legato all’età evolutiva hanno dato vita a questo libro in modo del tutto naturale, quasi predestinato. Intraprendere questo viaggio con Marisa è stato un regalo fatto a me stessa: rispolverare ricordi passati, vivere insieme il nostro presente, nella speranza di poter trasmettere un sorriso alle generazioni future. Cosa chiedere di più?

-Io sono Marisa, ho 36 anni e ovviamente anch’io vengo dalla bella Puglia alla quale sono davvero molto legata, nonostante da molti anni vivo e lavoro tra Marche e Abruzzo. Sono educatrice e personal coach, ho lavorato da più di dieci anni in strutture di accoglienza per minori e madri in difficoltà e purtroppo ho toccato con mano la sofferenza di bambini abbandonati, maltrattati e a volte violati, e di donne che cercavano di riconquistare il loro ruolo di donne e di madri ma per fortuna anche grazie alla mia professione non ho mai perso di vista le cose più importanti della vita come il valore dei rapporti umani e del rispetto di essi. Sono d’accordo con mia sorella quando dice che le cose non accadono per caso, e anch’io vedo un collegamento tra ciò che rappresentiamo nella vita di tutti i giorni l’una per l’altra, ciò che facciamo per lavoro e il tipo di educazione che abbiamo ricevuto ( di questo non ci stancheremo mai di ringraziare i nostri genitori). “Cento favole per crescere” nasce da un’inconsapevole e immatura esperienza di tanti anni fa ma che pian piano è diventata un viaggio nuovo, attuale e pieno di passione da regalare alle nuove generazioni.
Abbiamo dedicato il nostro lavoro alla nostra nipotina Giulia e a tutti i bambini che ascolteranno le nostre favole, nella speranza di poter donare anche a loro un po’ di quelle emozioni che hanno alimentato il nostro ricordo e che ci hanno guidato in questo percorso. Buoni sentimenti, emozioni vere e grandi valori: è questo che vogliamo regalare ai nostri piccoli lettori- ascoltatori.




- Avete fatto pubblicare "Cento favole per crescere": come nasce l'idea e come avete strutturato l'opera? ( Risponde Marisa)

“Cento favole per crescere” è un’opera divisa in 4 volumi, ognuna con 25 favole ed è nata da un ricordo legato all’infanzia di mia sorella; ha radici abbastanza lontane se si considera che adesso ha 27 anni. Parlando appunto di favole, anche questa personale esperienza inizia più o meno come fosse una favola: Correva l’anno scolastico 1994/95 ed io ero un’adolescente al liceo alle prese con le famose lingue morte (che poi di morto hanno ben poco): il latino e il greco.
Durante questo periodo dovevo spesso tradurre dal latino o dal greco anche le famose favole di Esopo e di Fedro; le storie dei loro animali, arricchite un po’di fantasia, divennero piano piano dei racconti da regalare alla mia sorellina prima di addormentarci la sera. Chiara, seppur piccola, iniziò ad appassionarsi alle avventure della volpe alle prese con il grappolo d’uva, alla cicogna e alla volpe che si facevano i dispetti, e alla rana (che poi divenne la sua favola preferita) che scoppiò a furia di gonfiarsi, per essere grande e grossa come il bue. Mi sono sempre chiesta se è da questa favola che adesso le rane sono i suoi animali preferiti, chi lo sa!! Fatto sta che quella bambina si mostrava curiosa e si appassionava alle vicende di quei protagonisti che favola dopo favola le lasciavano sempre degli insegnamenti.
Rispetto a questi “appuntamenti” la nostra visione era assai differente: LA MIA: Che smacco! Esopo e Fedro anche prima di dormire. LA SUA: Che bello! Ogni sera una storia diversa. Questa duplice visione è diventata, adesso che siamo entrambe adulte, un bel ricordo della nostra vita e della nostra crescita. Be', Chiara non ha avuto la possibilità di ascoltare tante favole legate a questi due grandi autori anche perché da programma scolastico si studiavano solo le più famose, le più conosciute, ma i nostri piccoli lettori avranno la possibilità di conoscerne ben 100 da cui trarre 100 insegnamenti. Voi genitori avrete modo di interagire con i vostri bambini creando spunti di riflessione sull’argomento in un clima assolutamente leggero e ludico. Tutto questo attraverso un gesto semplicissimo, un momento che non impegna se non per pochi minuti e che renderà speciale e piacevole la relazione adulto-bambino.
Il ricordo di quelle sere è rimasto nitido e positivo nella mente di mia sorella e forse anche un piccolo e inconsapevole spazio come quello della buonanotte ha contribuito a rendere speciale e unico il nostro rapporto. Tra noi non c’era una relazione madre-figlio ma, nonostante i ruoli fossero differenti, quell’attenzione e quella considerazione hanno contribuito a formare un ricordo felice della sua infanzia e seppur senza accorgersene quelle favole hanno arricchito la sua mente di contenuti e di informazioni semplici, colorate, allegre ma soprattutto di grande valore. Inoltre la cosa più importante è che hanno arricchito e alimentato il nostro legame. L’esperienza con mia sorella e il ricordo che ci portiamo dietro mi hanno sempre di più convinta dell’importanza di momenti semplici ma concreti e profondi.    





- Il ruolo della fiaba nel processo di crescita di un bambino?  

L’importanza di leggere anche a bambini molto piccoli è ormai da tempo argomento di studio: sembra che all’età di sei mesi i piccoli siano già capaci di provare piacere attraverso l’ascolto di canzoncine, filastrocche o brevi racconti ritmati. Con il passare del tempo e quindi con la crescita, il bambino, attraverso una lettura più articolata, ha la possibilità di attivare una serie di meccanismi capaci di influenzare positivamente la sua sfera emotiva e cognitiva. Il tempo dedicato a leggere permette al bambino sin dai primi anni di vita di sviluppare l’immaginazione: l’ascolto di parole e la descrizione di mondi, personaggi e situazioni stimolano la mente a crearsi delle immagini corrispondenti, nella loro fantasia, proprio a quelle parole ascoltate dalla mamma o dal papà (o magari in compagnia di entrambi).
Il racconto dà spazio alla riflessione e alla comprensione e spesso capita che attivando la curiosità, i bambini abbiano la necessità di far domande, di chiedere spiegazioni e, interrogando l’adulto, imparano senza accorgersene. La lettura allena la memoria e consente uno sviluppo ulteriore del linguaggio, incrementando e arricchendo il vocabolario 

- L'avvento delle nuove tecnologie e la gran diffusione dei media, secondo voi, hanno comportato a una generazione, un certo senso, più disincantata? E se sì cosa ne pensate? 

Secondo noi non c’è una generazione disincantata ma solo e semplicemente più fortunata rispetto al passato, nel senso che l’era della tecnologia dà sicuramente più valore al modo di apprendere perché rende tutto più vicino, annullando le distanze, e più veloce, riducendo i tempi di ricerca. Quindi, il vantaggio delle nuove generazioni è quello di avere tante possibilità e opportunità in più; crediamo però che tutto sia affidato ai grandi e a quello che intendono trasferire ai propri bambini: ci si può ancora stupire di fronte ad un tramonto, ci si può intenerire davanti ad un cucciolo o ci si può appassionare al racconto di una favola.
Tutto sta nel modo in cui si propongono le cose ad un bambino, ai valori che si trasmettono, all’importanza della parola che deve comunque rimanere il mezzo più importante e più potente per trasferire emozioni, sentimenti, valori. Perciò Sì alla tecnologia, NO a renderla l’unica compagna di giochi o l’unica attività a cui dedicarsi. Se anche noi grandi cominciassimo a ridare valore alle cose semplici, come al racconto di una fiaba, e coinvolgessimo i bambini sin dalla tenera età, avremmo sicuramente una generazione più veloce ed intuitiva grazie alla tecnologia ma più umana anche grazie ad una sana coccola come può essere la lettura in compagnia di mamma e papà o di una persona cara.     




- Leggere ad alta voce le fiabe ai bambini: quali sono i benefici? 

Dal punto di vista cognitivo: la lettura allena la memoria, sviluppa l'immaginazione e arricchisce il vocabolario; - dal punto di vista emotivo: ogni morale dà la possibilità non solo di lasciare un insegnamento ma anche di suggerire domande alle quali i piccoli possano trovare delle risposte o con l’ aiuto dei grandi risolvere dubbi e facilitare così la comprensione del messaggio che ogni protagonista porta con sé. Inoltre, immedesimarsi in uno dei personaggi e rivedersi in un'avventura o disavventura potrebbe diventare un pass-partou per accedere alla sfera più profonda dei loro sentimenti, delle loro paure e perplessità;
- Dal punto di vista relazionale: leggere una favola, un racconto, è un momento esclusivo che rilassa il piccolo aiutandolo anche ad addormentarsi con dolcezza. Abituare un bambino alla lettura, considerandolo un momento di coccole e tenerezza è un ottimo rimedio attraverso il quale egli avrà la possibilità di passare del tempo con le figure amate di riferimento e ricevere amore, condivisione, tempo e dedizione. Il bambino lo percepirà, e giorno dopo giorno il rapporto con lui si costruirà sempre più forte e tenero, più saldo e affettuoso.

 
 - Qualche tempo fa si sollevò una polemica contro alcune fiabe che trattavano temi come quello della diversità e omosessualità, bollate da alcuni come non adatte per essere lette a scuola ai bambini. Ma davvero esistono fiabe inadatte a un pubblico infantile?

Secondo noi, non ci sono favole inadatte ad un pubblico di minori o argomenti che non possono essere affrontati. Secondo noi esistono modi giusti e sbagliati di dire o di spiegare alcune cose: i bambini oggi sono esposti a tanti stimoli, hanno una vita piena e hanno possibilità di confrontarsi e di vivere situazioni che spesso sfuggono al controllo degli adulti, ma non per incuria, piuttosto per le tante possibilità e opportunità in più di cui si parlava sopra. Perciò crediamo che sarebbe meglio parlare ai nostri bambini, spiegare loro, rassicurarli, rispondere ai loro dubbi o alle loro domande e mettersi in gioco in prima persona semplicemente arrivando prima di qualcun altro che potrebbe farlo in maniera sbagliata. D’altro canto, i bambini si fidano e si affidano ai grandi, soprattutto a mamma e a papà che senza dubbio sanno più di chiunque altro cosa è giusto o sbagliato per loro e quali sono i modi più consoni per spiegare loro la vita.









- Siamo quasi alla fine dell'intervista: avete dei nuovi progetti in vista?

Il nostro prossimo, anzi, immediato progetto è un’evoluzione di “Cento favole per crescere”; dall’incontro con la moderna tecnologia e la tradizione delle favole nascono le favole animate,in collaborazione con Flavio Folle voce narrante, attore e mental coach.

- Dove possiamo trovare voi e la vostra opera?

 “Cento favole per crescere” è disponibile su Amazon.it in formato kindle. Per essere sempre al corrente delle nostre novità, per suggerimenti, consigli e approfondimenti non esitate a seguirci su facebook alla pagina professionale “Marisa&Chiara Lubes