Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

domenica 8 febbraio 2015

DISLESSIA: intervista a Gianluca Lo Presti.

 
 
Dislessia, un termine oggi molto usato o forse abusato anche nel semplice parlare quotidiano. Lo so, sentirlo rivolto verso il proprio figlio evoca sempre timore, paura e molto spesso viene associato a tante cose tranne a ciò che è veramente: un disturbo dell'apprendimento.
Per chiarire dubbi e perplessità al riguardo vi propongo questa intervista a Gianluca Lo Presti, psicologo e psicopatologo dell'apprendimento.
Le domande che ho proposto a questo specialista derivano da un mio lavoro in rete, dal continuo confronto con i colleghi nei vari gruppi e forum di discussione e dai genitori che mi contattano per chiedere spiegazioni e consigli.

Buona lettura







Benvenuto su Il Piccolo Doge, Gianluca. Chi sei e di cosa ti occupi professionalmente?
Salve, grazie a te. Sono psicologo e psicopatologo dell'apprendimento e mi occupo di aiutare i bambini con disturbi dell'apprendimento come la Dislessia e DSA e del comportamento come l'ADHD.
 
 
Qual è stato il tuo percorso formativo?
Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche, Laurea Magistrale in Psicologia, Master Universitario di II° LVL all'Università di Padova in Psicopatologia dell'Apprendimento, ed ovviamente molti altri corsi per specialisti per affinare le competenze tecniche in questo meraviglioso campo di lavoro.

Differenza tra disturbo e difficoltà di apprendimento: ne parliamo?
Non è semplice. In breve una difficoltà è una condizione temporanea e transitoria che molti bambini possono incontrare nel corso del loro sviluppo. Un disturbo è una condizione innata con delle ricadute in ben determinate abilità di apprendimento. La distinzione è possibile solo dopo accurate e specifiche visite specialistiche.
 
Dislessia, discalculia e disgrafia: cosa sono?
Includendo anche la disortografia, tutti questi sono dei DSA, ovvero dei Disturbi Specifici di Apprendimento.
Ovvero un tipo di disturbo specifico che in cui determinati apprendimenti risultano avvenire con notevole fatica da parte del ragazzino. Il tutto è indipendente dalla sua volizione: ovvero non lo fa apposta a leggere lentamente (dislessia) o a commettere troppi errori ortografici (disortografia), a non apprendere bene i gesti grafici necessari per scrivere in maniera chiara (disgrafia) o le basi per una buona abilità di calcolo (discalculia)

A che età si manifestano, da cosa derivano e che fare quando ci accorgiamo che qualcosa non va a scuola?
Dislessia, Disortografia e Disgrafia si possono diagnosticare solo dalla fine della seconda classe primaria, invece per la Discalculia è necessario aspettare la fine della terza classe della scuola Primaria. 
Anche se si possono diagnosticare con cautela in fasi medie della scolarizzazione, è anche vero che molti segni possono essere osservati anche prima, su cui è necessario intervenire.
Derivano da una caratteristica neurobiologica dell'individuo. 
La prima cosa da fare è segnalare il caso presso gli specialisti competenti.
 
Quali problematiche comportano i disturbi d'apprendimento, nel bambino, a livello di autostima?
Il bambino con DSA è di certo più a rischio per una carenza di autostima indotta dall'ambiente, in quanto la sua condizione lo mette a dura prova. Ci sarà chi supererà questa difficoltà in maniera autonoma e ci sarà chi, come speso accade, non sapendosi dare una spiegazione rischia una ripercussione sul proprio modo di percepirsi bravo o non-bravo rispetto agli altri.

Quali sono le strategie educative da mettere in atto per aiutare questi ragazzini?
Quattro parole d'ordine: capire, potenziare, dispensare e compensare.
La prima cosa da fare è capire se si tratta veramente di DSA, attraverso le valutazioni specialistiche che facciamo. La seconda è di potenziare il tipo di abilità carente. La terza è di dispensarlo da alcune abilità ma compensarlo con strumenti didattici mirati, giusto il tempo minimo e necessario a fargli apprendere ciò che gli serve. Poi, alcuni degli strumenti compensativi e dispensativi gli saranno sempre utili, ma la nostra idea è sempre quella di renderlo più autonomo possibile.

Strumenti compensativi: cosa sono e a che servono?
Gli strumenti compensativi, come la sintesi vocale per i bambini con dislessia, riducono il carico di lavoro che il bambino deve ogni giorno sopportare al fine di fargli raggiungere lo stesso obiettivo di apprendimento degli altri senza perdere in abilità di comprensione o di studio.
 
 
In rete ho letto che la dislessia viene paragonata ad una disabilità. È vero?
Assolutamente no. Non credo che ci sia altro da dire che non è né una malattia né una disabilità, ma un disturbo di apprendimento che può essere affrontato come una caratteristica del ragazzino ad apprendere in maniera diversa e modalità diverse.

I primi passi, per i genitori, da compiere dopo la diagnosi che certifica la presenza di un disturbo d'apprendimento nel proprio figlio.
Andare a scuola e presentare la diagnosi, protocollare il PDP (Piano Didattico Personalizzato) e collaborare con la scuola alfine dell'utilizzo delle modalità didattiche d'intervento mirato.
Ovviamente in primis vi è da seguire ciò che suggerisce il clinico che fa la diagnosi, ovvero eseguire un tipo di lavoro pomeridiano sia di studio che di potenziamento, a casa o presso il servizio di riferimento. Il tutto viene rigorosamente indicato nei minimi dettagli dal clinico esperto e competente.
 
 
E il ruolo della scuola?
Eseguire la leg 170/10 e DM 5669 del 12/7/2011.
Dunque capire la situazione, stilare il PDP ed applicarlo.

Oggi non si fa che parlare di dislessia  quando la effettiva percentuale della popolazione scolastica che soffre di questo disturbo è inferiore al 10%: secondo te, perché?
I ragazzini con possibile dislessia, si stima, siano circa il 3/4%
Ma diagnosticati ce ne sarebbero meno della metà. 
Se ne parla molto sia per via delle nuove legiferazioni, sia perché è un problema serio e reale per molte famiglie che devono studiare ogni pomeriggio con i loro figli a casa e per molte scuole e servizi sanitari che, alle volte, si ritrovano impreparati davanti a questo fenomeno, da sempre esistito, affrontabile solo con adeguate competenze che, purtroppo, oggi scarseggiano.

Molti grandi personaggi della storia e dell'arte erano dislessici: Albert Einstein, Agatha Christie, Walt Disney, Pablo Picasso... Disturbo o un particolare modo di apprendere?
Sono delle forti ipotesi, che non possiamo né confermare né escludere al 100%. Di alcuni di questi ho seri dubbi, di altri, lo penso fortemente che fossero dislessici. Far passare il messaggio che anche alcuni personaggi famosi erano dislessici è un buon modo di incuneare una cultura della Dislessia in positivo nella scuola, ma non basta. Oltre a non bastare rischia di diventare pericolosa quando il ragazzino, nelle difficoltà di ogni giorno, si accorge di non essere Einstein per via degli errori che compie. In più, altro rischio ancora, il docente potrebbe caricarsi di aspettative sul ragazzino dislessico ed ottenere l'effetto contrario.
Sulla seconda domanda "Disturbo o particolare modo di apprendere", diciamo che sono due facce della stessa medaglia. Ovvero che, in ambito clinico i DSA sono dei Disturbi Evolutivi. Punto. In ambito d'intervento, oltre il potenziamento, è necessario adottare un alternativo o, forzatamente, "particolare", modo di apprendere.

Conoscere ed informarsi sulla dislessia è fondamentale: quali testi possiamo consigliare ai genitori e quali agli educatori e agli insegnanti?
Agli specialisti consiglio "Diagnosi dei disturbi specifici dell'apprendimento" e, di prossima uscita, "Diagnosi dei disturbi evolutivi", entrambi con me come autore per le edizioni Erickson, Trento.
Per insegnanti ed esperti nell'intervento consiglio "Dislessia ed altri DSA a scuola", con lavori dei maggior esperti nel campo dei DSA, sempre Erickson, edizioni.
Per i genitori: ci sto lavorando personalmente e chiedo qualche mese di attesa, nel frattempo consiglio il mio Blog/Magazine

 
 
 
 
 
 
La prima domanda che mi fanno i genitori quando mi raccontano della dislessia del figlio è se potrà mai fare, a scuola e nella vita, tutte le cose che fanno gli altri.
Che rispondiamo a tutte queste mamme e a tutti questi papà?
Potrà fare assolutamente tutto: sbaglierà come tutti ma andrà avanti, appunto, come tutti. 
La cosa importante è solo conoscere nel dettaglio il proprio disturbo specifico, sapere come si manifesta e come potenziarlo e poi compensarlo. Per il resto, dunque, resterei, da genitore, della massima serenità
 
Dove possiamo trovarti in rete?
Potete digitare su Google "Gianluca Lo Presti Dislessia"
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