Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

lunedì 10 febbraio 2014

"Il Vecchio Grigio." Una fiaba sul gioco.









C'era una volta un vecchio.
Se ne stava sempre seduto su una panchina al parco, poco lontano dalla zona dove i bambini giocavano e passava il suo tempo a guardare il panorama, in silenzio e da solo.
Così ieri.
Così oggi.
A guardarlo bene sembrava addirittura aver perso i suoi colori: i capelli, una volta biondi, erano diventati grigi, gli occhi che erano sempre stati azzurri come il cielo avevano assunto una sfumatura grigia, i lunghi baffi e la folta barba per anni color del grano ora apparivano di un grigio spento e la sua pelle, baciata da sempre dal sole, sembrava aver perso i suoi raggi sfumando in un tetro grigio.
Anche i suoi abiti erano di colore grigio, tutto in lui era diventato... grigio.
Alcuni bambini non si avvicinavano perché ne avevano timore, altri lo deridevano dopo aver udito qualche pettegolezzo dai più grandi.
Il vecchio osservava in silenzio da sotto le sue pesanti e spesse sopracciglia grigie senza mai dire nulla, senza mai sorridere.
Un giorno gli si avvicinò un bimbo.
Il vecchio non lo degnò nemmeno di uno sguardo continuando a guardare l'orizzonte, ai suoi occhi, grigio.
Il bambino, ad un certo punto, gli chiese :- Vuoi giocare con me?
Nessuna risposta. Il vecchio continuava a guardare dritto davanti a sé.
Il giorno dopo la stessa scena: il vecchio seduto a guardare il panorama, il bimbo che gli s'avvicina, questa volta con una palla in mano.
- Vuoi giocare con me?-
Nessuna risposta anche se il vecchio posò lo sguardo stanco sul bambino.
Nello stesso istante in cui i loro occhi si incrociarono quelli del vecchio ripresero ad essere azzurri, proprio come quelli del bimbo.
Il giorno dopo ancora la stessa scena, solo che questa volta il bimbo aveva con sé una macchinina rossa.
- Vuoi giocare con me? -
Nessuna risposta da parte del vecchio, ma quando i suoi occhi incontrarono il rosso dell'automobilina giocattolo egli accennò un sorriso. Di colpo le sue labbra e le sue guance presero il colore di un tempo, divenendo simili a quelle del bambino.
Il giorno dopo il bimbo si presentò con una trottola dai mille colori.
- Vuoi giocare con me? -
Il vecchio sorrise e si alzò in piedi avvicinandosi al piccolo:- Quando avevo la tua stessa età, anch'io possedevo una trottola come questa... Sì, oggi giocherò con te! -
Il bimbo e il vecchio si misero a giocare e più la trottola girava, più loro ridevano e più il grigio spariva dall'anziano uomo: i suoi capelli tornarono biondi e lucenti, come quelli del bimbo, le sopracciglia, i baffi e la barba del colore del grano e i suoi vestiti assunsero le più svariate sfumature proprio come gli abiti del bimbo.
Al tramonto il vecchio disse al bambino:- Ti ringrazio. Avevo dimenticato cosa significasse giocare, ridere e rivedere il mondo pieno di colori...-
Il bimbo appoggiò la sua mano liscia e morbida su quella ruvida e screpolata del vecchio e guardandolo dritto negli occhi, in quegli occhi che riflettevano il medesimo azzurro, gli rispose:- Lo so...-
E svanì.
Il vecchio rimase sbigottito. Poi comprese e si limitò a guardare il sole calare giù per fare spazio alla notte, ormai imminente e s'accorse solo allora che era da tanto, ma tanto tempo che non vedeva un tramonto così bello.



"Il gioco è una cosa seria."
In educazione il gioco è un qualcosa che avvia la comunicazione dal proprio sé con il mondo esterno: giocando noi impariamo, inventiamo, creiamo, ci mettiamo alla prova, esploriamo, ci adattiamo, facciamo emergere passioni e talenti, immaginiamo e ci mettiamo in relazione con gli altri.
Il gioco è un grande "strumento" educativo, veramente potente, sia che si tratti di gioco strutturato, sia che si tratti di gioco libero e spontaneo.
Mi auguro che la fiaba vi sia piaciuta e che il suo messaggio sia chiaro: il gioco è una cosa seria che interessa ogni stagione dell'esistenza umana. Pensare che ne possiamo fare a meno perché ormai "grandi" svaluta una componente essenziale nel processo di crescita di ogni individuo, che sappiamo essere permanente. Impariamo tutta la vita, con il gioco s'impara...




Sylvia Baldessari