Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

martedì 28 ottobre 2014

Narrazione Educativa (quarto esperimento).



Per partecipare al quarto esperimento di narrazione educativa basta semplicemente leggere questo breve racconto che, in origine, ho pubblicato sulla mia bacheca Facebook e rispondere alle tre domande che troverai alla sua fine.
 
Buona riflessione.







"Quanto tempo è passato dall'ultima volta?
Sposto di un poco lo sgabello in legno e mi siedo; sfioro con le dita il velluto blu notte del copritastiera, percependo la presenza dei tasti che fremono per essere toccati, accarezzati e suonati.
Quand'è stata l'ultima volta che l'ho fatto?
Tu eri ancora a casa, qui con me, e riempivi le stanze di sogni ed energia.
Ti piaceva tanto quella melodia e mi chiedevi di suonarla una volta, una volta ancora e ancora, danzando sulle punte dei piedi, decantando mondi fantastici dai confini infiniti.
Un gesto rapido, quasi d'istinto e il lungo panno scuro scivola sul pavimento, rivelando il bianco e il nero dei tasti.
Il pianoforte è tutto nero, tranne per i suoi tasti, bianco latte per ricordare che mai tutto è uguale a se stesso e che in ognuno di noi si nasconde un pezzettino d'Altro.
Un fremito, un piegar il capo di lato, gli occhi chiusi mentre inizio a suonare, senza un motivo, perché deve essere così, né prima né dopo, ma adesso, ora, per istinto e per passione.
E suono la tua melodia.
E mentre lo faccio mi torna in mente quella volta in cui ti accorgesti di un fatto così normale e inevitabile per tutti noi, ma non per te.
Non che tu non lo avessi mai visto prima, ma per qualche motivo che ancora non so spiegare, solo quel giorno ti piegasti al suo significato più profondo.
Del suo continuo ripetersi, nei giorni, della sua ciclicità che si rincorre amplificandone il senso di fine, di morte, di buio, silenzio ed oblio per poi disperdersi al primo attimo di luce, inizialmente fioca per farsi via, via più intensa, forte e accecante annunciando così un nuovo inizio, la vita che riprende il suo corso cacciando lontane le tenebre.
Suono e muovo velocemente le dita, le picchietto contro il bianco, poi il nero, il nero di nuovo e infine il bianco, muovendo le braccia, le spalle e il capo, presa dalla melodia.
Ed è qui che ricordo la tua reazione davanti a quel fenomeno per chiunque così banale, ovvio e inevitabile, ma non per te.
In quel momento avevi capito che, attorno a noi, esiste anche l'indefinito, la vertigine, l'incertezza.
Mentre invoco la fine della canzone, rammento che tu, davanti a quell'episodio, al mistero in esso contenuto... Be' tu piangesti.
Vuoi perché commosso o perché terrorizzato da quel senso di ignoto che ci confonde e non ci conforta, tu piangesti disperatamente, anche se per poco.
Mancano poche note, la tua presenza è proiettata dalle ombre del passato che emergono dalla musica.
Mi rendo conto solo ora che quella volta, io, non riuscii a dirti nulla per consolarti e che ti lasciai solo.
Il silenzio, il troppo silenzio riempie e nutre solo occasioni perse: tu non ci sei più, io ho smesso di suonare e la risposta che dovevo darti all'epoca ora m'è apparsa chiara e sincera.
Sì, la so, l'ho sempre saputa per tutti questi anni eppur non ho saputo dirtela allora.
Quel giorno io avrei dovuto dirti..."


 
 






 
Bene, hai letto fino a qui.
Per partecipare all'esperimento devi rispondere alle prossime tre domande.
Non serve che tu le scriva, basta anche rispondere mentalmente, lasciandosi andare al racconto e a ciò che ti ha trasmesso.
 
 
- Chi è, per te, il personaggio che sta al centro dei ricordi del protagonista di questo breve monologo e quale può essere l'evento che quest'ultimo descrive e che scatena nel primo una reazione di pianto?
 
- Quale canzone, secondo te,  fa da sfondo a questa storia?
 
- Hai risposto alle prima due domande.
Io non ho scritto quale sia la risposta che il protagonista, alla fine, ha capito di sapere.
Ok, ora sei tu il protagonista di questo racconto: termina tu quest'ultimo provando a dare la tua risposta...
 
 
Hai provato a rispondere?
Bene!
Ora ti copio incollo le risposte che i miei amici mi hanno dato su Facebook.
Se la cosa ti incuriosisce, prova a confrontarle con le tue.
 
 




- Il personaggio che sta al centro dei ricordi della protagonista è il suo compagno, che abbandonò sull'altare in quanto vittima di un ricatto che le fece sacrificare il suo amore, ignaro di tutto. Sonata al chiaro di luna fa da sfondo alla storia, in quanto il personaggio era un famoso pianista.
Lei avrebbe dovuto dirgli:"Ti amo, ma non posso sposarti perché tuo fratello mi ricatta"-


Sabrina Magnani


- Che bella idea! Mi hai fatto venire in mente che avevo tanta fantasia e che non so dove sia finita... In ogni caso, non so perché ma qui ho immaginato il figlioletto della protagonista al centro dei ricordi. La canzone l'ho immaginata di Elisa (forse addirittura quella con Ligabue... Secondo me al piano rende bene!) mentre non ho voluto pensare agli eventi perché essendo in periodo negativo me ne venivano in mente solo di negativi! -

Fatima Carbonara

- Allora... chiamati a raccolta i pochi neuroni sopravvissuti potrei dire che:
Sul pianoforte sono posate quattro fotografie raffiguranti i nonni del ragazzino che danza ascoltando la madre suonare.... lo fa da sempre; mentre la mamma studia lui, sin d
alla più tenera infanzia, resta vicino a lei deliziandosi della musica e tra i tanti, il suo pezzo preferito è il seguente
Non famoso e forse nemmeno prestigioso ma la passione con cui la madre lo esegue coinvolgono il ragazzo sin da quando era bambino e sicchè lui resta lì... quando ormai il bambino è un giovane uomo un pomeriggio si avvicina con in mano il suo libro di scienze da liceale... Guarda la madre ed i suoi occhi verdi , pensa agli occhi verdi del padre ed il suo sguardo si posa prima sulle fotografie dei nonni e poi sul proprio viso riflesso in uno specchio dove sue meravigliosi occhi neri al pari dei capelli neri e lisci come il velluto gli restituiscono un immagine che per nulla richiama i visi intorno a lui.... "Mamma guarda!" E le mostra il capitolo dedicato alla genetica ed alla ereditarietà e recita a memoria le leggi di Mendel. Quasi con timore ed al termine, alternando lo sguardo tra i visi in fotografia dei nonni e quello della madre osa dire sottovoce: "Perché io e solo io ho gli occhi neri?"
" Tuo padre ed io ci siamo amati e ancora ci amiamo ma il nostro sogno di avere un figlio si infranse il giorno in cui scoprimmo che non avremmo mai potuto avere figli perché io sono sterile, tu eri ciò che più desideravamo e decidemmo che per amore del bimbo che ne sarebbe nato potevamo accettare che nascesse da un'altra donna e così, legati da un grande amore e da una promessa ci separammo per un anno, tuo padre ritornò il giorno che avevamo stabilito portando tra le braccia l' unico essere umano in grado di rubargli il primo posto tra gli affetti della mia vita... ci proponemmo di raccontarti tutto appena tu fossi cresciuto ma poi il nostro egoismo di genitori ce lo impedì e forse, se tu non ti fossi posto questa domanda e se non avessi mai studiato le leggi di Mendel, avremmo portato questo segreto nella tomba"
In quel momento la madre non ebbe il coraggio di dare una risposta... i dubbi del ragazzo divennero più grandi ogni giorno ed i rapporti con i genitori che non riconosceva più come tali si affievolirono e mai più egli danzò ascoltando la madre suonare! -


Raffy Franchi Henya

- La figlia ricorda il padre. Un padre che uomo in carriera, voleva che seguisse le sue orme ma lei appassionata di musica giocava con la fantasia delle note. Per tutti era normale, bello che lei si dilettasse con il piano e di pennelli, lui non capiva, accettava ma non capiva. Un giorno il padre sente la vecchiaia, la guarda suonare e si rende conto dell'immenso che c'è oltre al lavoro, alla concretezza e piange... lei ne è stupida, impressionata da un granitico padre che si scioglie. Oggi gli direbbe 'Grazie' perché le ha permesso, nonostante non capisse, di suonare, giocare fantasticare anche se lei non è mai diventata una pianista. Ma ogni tanto ancora suona, strimpella ed oggi, oggi le è venuta in mente la sua prima canzoncina che ha imparato e che ormai adulta suonò quel giorno con lui. Quella canzoncina, giusto una strofa sono la possibilità che suo padre le ha dato e che solo molto dopo ne ha capito il respiro. -

Daniela Tararà
 
- Chi racconta è la sorella maggiore e il protagonista è il fratello, più giovane di lei di diversi anni (almeno 8). La musica è "In un'altra vita" di Ludovico Einaudi. L'evento che lo fa piangere è proprio la percezione dello scorrere del tempo. Il fatto che ogni giorno passa per non più ritornare. Ogni nuovo giorno che nasce è un passo in più verso la morte e da qualche parte dentro di sé lui sa che dovrà morire presto, molto più resto di quanto sia lecito aspettarsi considerata la sua età.
"Cosa avrei dovuto dirgli? Solo adesso lo so, allora ero troppo giovane anch'io per poter trovare le parole giuste. Dovevo abbracciarlo forte e dirgli che il tempo non esiste, è un invenzione blasfema, che lui avrebbe soltanto svoltato l'angolo, che sarebbe rimasto vicino a me, nella stanza accanto, in un'altra dimensione ma comunque accessibile.
Potevo dirgli che il tempo non invecchia i ricordi, sì, sarebbe stata una bugia ma lui ci avrebbe creduto e io non avrei ancora il suono delle sue lacrime dentro alle orecchie. -

Laura Ghelli


"Chiudo gli occhi e mi addormento come ogni notte con una piccola goccia di malinconia che non so né da dove viene e soprattutto perché mi viene. Forse perché dormire è un po'.. Vabbè, chiudo gli occhi e vediamo cosa mi verrà in sogno stanotte. Io, che suono il piano (giusto in sogno) e Tu che mi guardi. Non so come mai ma le note che magicamente suonano, con tanto di accordi, sono di una canzone degli anni '30, "Parlami d'amore Mariù", di un Vittorio De Sica giovanotto e mascalzone. Poi si incupiscono le note e suonano la musica di "Noi vivi - Addio Kira", ricordi quella sera a Bari prima di imbarcarti per l'Albania? E Ti vedo poi piangere, ma no, non piangere, quel che dovevamo dirci ce lo dicemmo con lo sguardo e con una carezza. So cosa ti ho detto; so cosa mi hai risposto; so che quella notte non ho mai dormito così bene come in quel luogo di vita vissuta e andata in un'altra dimensione. Forse la risposta sta nel sognare in un sogno uno spezzone di vita sognata che so, da qualche parte e in qualche altra dimensione, sorride. Poi mi sveglio e sento mia suocera bestemmiare l'ennesimo mignolo del piede infranto sul mobile.. E, ridendo, non sono più solo. P.s.: Domani farò una donazione di sangue, per chissà quale persona, chissà a chi andrà. Alla fine la musica che suona è il muovere meccanico della bilancia aspirante e il fischio di quando le sacche saranno piene di vita. Te la dedicherò, e sorriderai.."

Sergio Grunwud

 
 
 
 





Eccoci nuovamente qua!

Hai trovate le altre risposte simili alle tue?
O erano completamente diverse?
Curioso notare come una stessa storia, una matassa comune a tutti, possa dipanarsi in fili diversi...
Ora ti farò un regalo, a te e a tutti gli amici che hanno partecipato: vi dirò a cosa mi sono ispirata per il racconto e qual è stata la melodia che mi ha guidata mentre lo scrivevo.


"Qualche tempo fa, mio figlio di cinque anni s'è soffermato a contemplare il tramonto. Non che non lo avesse mai fatto, ma per la prima volta si è chiesto dove finisse il Sole poiché, l'avanzare dell'oscurità, sanciva la fine della giornata e il dominio della Luna, delle stelle e della notte.
"Mamma, ma dove va il Sole? Ma poi torna?" E davanti a all'incertezza dovuta al finere di un qualcosa, del giorno, senza sapere cosa effettivamente sarebbe accaduto poi, evidenziato fortemente in quel "Ma poi torna?" be' lui, davanti a tutto questo, s'è commosso dispiacendosi per il Sole. E per qualche minuto s'è abbandonato a un pianto disperato che altro non è che una sua emozione davanti al senso del tempo che scorre, che va avanti, trascinandosi con sé il timore per l'ignoto, ma anche la consapevolezza del valore di quel che noi abbiamo avuto e che ora non c'è più.
La canzone che mi ha accompagnato mentre creavo il racconto fa parte della colonna sonora di "Le fabuleux destin d'Amelie" ."


Cosa cerco di dimostrare con questi esperimenti?


In realtà sto cercando un tipo di narrazione da proporre in ambito educativo, con una struttura particolare che permetta, inizialmente, una rielaborazione del proprio vissuto priva di pregiudizi (che scaturisce proprio attraverso la lettura del racconto) per poi paragonarla con quella degli altri.
Tutto ciò per capire che da una stessa origine, la quale può coincidere con un evento, un fatto, una storia, un gesto o una parola, derivano diverse interpretazioni, una capacità dai molteplici significati e dalla quale poter attingere nuove risorse, una capacità intrinseca da valorizzare e conoscere, noi stessi per primi.
Attraverso il racconto e le risposte puoi liberarti, rielaborando eventi che hai vissuto, magari osservandoli da una prospettiva diversa ma sempre tua, nuova, cambiata.

Interessante, ora, comprendere le modalità di rete nelle quali inserirla e proporla.

Al prossimo esperimento!

Qui il primo esperimento con tutta la riflessione sulla necessità di comunicare in rete e di un suo senso circolare;
Qui il secondo esperimento, solo un breve racconto per provare a immergersi nella narrazione educativa;
Qui il terzo esperimento con ulteriori riflessioni.