Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

lunedì 1 luglio 2013

Equilibrio.

Equilibrio.


Equilibrio.

Poco tempo fa, mentre mi trovavo al parco con mio figlio, ho visto far capolino dal viale un alto pennacchio bianco posto al centro di un ceruleo turbante al di sotto del quale camminava, con una certa grazia, una giovane funambola vestita come un personaggio delle fiabe.
Trovati due alberi dove legare una corda, ha improvvisato uno spettacolo di equilibrismo richiamando una gran parte di bambini presenti in quel momento.
Seduti sull'erba, mentre stringevo tra le mie braccia mio figlio, osservavo la giovane muoversi in perfetto equilibrio, ammirandone i movimenti lenti e delicati, i muscoli in tensione e quel suo bel sorriso rivolto a chi la stava guardando mentre camminava sulle fune.
Non so il perché ma in quel momento, quella immagine, richiamava molto il ruolo di un educatore, di un genitore, di chi educa, insomma.
Da una parte le emozioni come l'amore o la paura, dall'altra le conoscenze, gli strumenti cognitivi, le scelte che devono essere comunque prese.
Camminare in equilibrio sul confine che delinea tutto questo costituendo quella quotidianità che ci appartiene e che scandisce la mostra esistenza è una sfida.
Perché non è per niente facile soprattutto se l'educazione è la professione che hai deciso di fare.
Essere un esperto come lo può essere un educatore, un pedagogista o un psicoterapeuta nel momento in cui si diventa genitore potrebbe essere quasi controproducente: sei così sicuro di quello che sai che, nelle dinamiche con tuo figlio può capitare di essere troppo "tecnico" dimenticando tutta quella sfera emotiva e significativa che rende qualsiasi relazione vera, profonda e piena di senso.
E perdendo l'equilibrio cadi.
D'altro canto, un genitore in quanto tale,  in possesso solo del suo istinto potrebbe, per il timore di farsi domande o di affrontare realtà per niente facili,  sentirsi sopraffare dalla paura di non essere all'altezza del suo ruolo, risultando totalmente disarmato, con tutto ciò che ne consegue.
E perdendo l'equilibrio cadi.
La giovane acrobata non è mai caduta durante il suo spettacolo ma questo è il risultato di numerose cadute verificatesi durante gli allenamenti.
Con il tempo e gli errori ha imparato.
Non è male cadere, perché può capitare, deve capitare per poter capire come fare e proseguire fino alla fine, per acquisire quel senso che porta all'equilibrio.
Beh sì non è facile accettarlo, viviamo in un mondo dove la perfezione è idolatrata, inseguita ovunque, nel proprio aspetto fisico, nello stile di vita, nei ruoli che siamo chiamati a fare ma vi posso assicurare che non vi è nulla di più autentico, originale ed umano dell'imperfezione, del cadere,  perché è solo così che possiamo rialzarci e affermare al mondo chi siamo veramente.
Educare significa, allora, sì equilibrio tra gli strumenti, le conoscenze e l'istinto ma anche cadere perché è solo attraverso l'esperienza, anche di sbagliare, che possiamo migliorare.
A me è successo di cadere, di rendermene conto, soffrire per questo ma anche tornare a respirare, riempire i polmoni d'aria fresca, risalire e rimettermi sulla fune con più tenacia, consapevolezza e determinazione.
Quando si educa lo si fa con il cuore, perché i sentimenti possano riempire la relazione, e con la mente, perché le regole non vengano dimenticate ma poste a confine della relazione perché sia l'educando, o nostro figlio, al centro di tutto.
La mente per ricordare i nostri doveri da educatori, il cuore per ricordare che siamo sempre madri e padri.
"Come hai fatto?" chiede un ragazzetto dall'aria furba e dallo sguardo limpido alla giovane funambola. Lei gli sorride senza abbandonare quell'aria surreale che la contraddistingue mantenendo quel pizzico di magia che nella vita c'è scoprendola poco per volta, giorno dopo giorno e volgendosi al suo pubblico si prepara, ancora una volta, a camminare in equilibrio sulla fune.

Pubblicato il 13 giugno 2013 su: BBMag

Sylvia Baldessari