Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

giovedì 18 luglio 2013

Tecnologia e nuove generazioni.


Tecnologia e nuove generazioni.


"@Il_Piccolo_Doge: Un #genitore che dice "io i #Social non li capisco e neanche li voglio capire" perde un'occasione di crescita, personale e del #figlio."

Questo è un mio tweet di ieri sera, una riflessione che introduce un post scritto qualche mese fa e che verte sui giovani e sulla tecnologia.
Buona lettura.

Il primo approccio che ho avuto con la tecnologia è stato con un “trasmettitore d’immagini e suoni”  meglio conosciuto ai più come televisore.
Erano gli anni’80, il boom dei cartoni animati giapponesi privi di controllo, critica, censura, tagli e di programmi per bambini ne esistevano ben pochi ma determinati a monopolizzare l’intero pomeriggio degli infanti telespettatori.
All’epoca stavo in una casa molto grande e la TV ( unico esemplare presente non come oggi che le trovi in ogni angolo dell’abitazione ) imperava, in salotto, da sopra un bel mobile d’epoca in legno scuro rassegnato a terminare i suoi giorni come un banale ed ignorato piano d’appoggio.
Da lì alla cucina, dove mia madre passava la maggior parte della giornata, il tutto giungeva ovattato, “lontano”, talvolta solo un’eco dell’ennesima sigla o jingle pubblicitario.
Lei veniva spesso a controllare in un continuo andirivieni per accertarsi che la sua frugoletta guardasse i suoi amati cartoni da una distanza limite, non troppo vicina al televisore ed una volta avuta conferma tornava in cucina. Io, per l’incoscienza tipica di chi dall’esperienza deve ancora apprendere, attendevo paziente contando i passi che l’avrebbero riaccompagnata davanti ai fornelli  e mi piazzavo nuovamente davanti allo schermo seduta a terra come un indiano a meno di un metro, distanza che con il tempo si accorciò fino a farmi trovare in piedi a 50 cm scarsi dalla Tv!
Risultato: un bel paio di occhialoni neri ( oggi ) che sono il segnale di una forte ed ancestrale miopia.
Porto da così tanto tempo gli occhiali che non so più dove finisco io ed iniziano loro!
Diagnosi:  uso scorretto della tecnologia all’epoca in voga!
Più che altro abuso poiché, nonostante i rimproveri e le spiegazioni tendevo ad allontanarmi solo quando venivo ripresa per poi tornare nella posizione e nella distanza che più mi piaceva per stare davanti al tubo catodico.
Non date la colpa a mia madre eh!
Lei c’ha provato: chi vuole il suo male pianga se stesso!!!
Ma.. Oggi?
Come siamo messi???
I Televisori son decisamente migliorati ma han fatto seguito una moltitudine di “derivati” da far paura: videogame  di ogni tipo, computer di ogni dimensioni e potenza, telefoni portatili di diverse misure, internet con conseguente facilitazione d’accesso alla rete, le chat, i forum, i blog, l’avvento dei social network…
Deduco che oggi si possa rischiare un po’ di più di qualche diottria.
Nonostante questo, nonostante l’offerta tecnologica sia notevolmente aumentata dai miei tempi il rischio più grosso resta sempre il medesimo: uso scorretto della tecnologia in voga!
Internet è una finestra spalancata sul mondo e ci dà  la piacevole possibilità di uno scambio non indifferente di informazioni, di condivisione di eventi, conoscenza e di poter parlare e comunicare con qualsiasi essere presente su questo bistrattato pianeta!
Ma la realtà, quella vera e non quella fatta di IP, PIN, PASSWORD e wi-fi, é composta da concrete esperienze, da relazioni affettive che diano senso al nostro quotidiano, azioni atte a far emergere se stessi attraverso la libera espressione del nostro Essere riflesso sulla nostra fisicità, ciò che di noi comunichiamo con i gesti, le espressioni del volto, la mimica facciale, il suono e il tono della nostra voce, ciò che amiamo indossare e così via.
Una delle conseguenze, oggi, la ritroviamo nelle numerose orde di giovani adolescenti coscienti di quel che accade a milioni di km da casa ed ignari che proprio in quel momento le loro madri han appena chiesto com’é andata la giornata, perché son così concentrati su quel che stanno guardando allo schermo che il tutto, il resto con cui il Mondo è fatto, scivola via alimentando un sacco di occasioni perse ( e se questo non è un paradosso: alimentare il nulla ).
Non possiamo negare che nonostante l’intangibilità del mezzo e in un certo senso anche di chi ne fa uso connettendosi in rete, nel virtuale per il tempo dedicatogli e le componenti emotive messe in gioco  si va lo stesso a creare un qualcosa che poi può divenire concreto trovando effettivamente un suo posto nell’esperienza di vita quotidiana ( basta pensare alle amicizie nate sul web e poi approfondite con degli incontri reali).
Il discorso è assai più complesso rispetto ai miei tempi: la tecnologia sì facilita la vita ma al tempo stesso va a complicarla, creando relazioni che, nelle interazioni sul web, fan emergere dinamiche che la televisione non contemplava poiché il suo compito era quello di intrattenere semplicemente senza interagire ( beh io c’ho provato ad interloquire con il mio attore preferito ma questo ha continuato a recitare nel film in quel momento trasmesso come se niente fosse ).
Alla luce di ciò, quindi, non possiamo lasciare che siano loro, i giovani, ad auto-educarsi: nascono e crescono con queste diavolerie tecnologiche e non puoi impedirne il contatto che, presto o tardi, li coinvolgerà. Bisogna “educarli”, prendersi la briga di porre limiti d’uso, di fare capire a loro quando utilizzare certi dispositivi e quando no, segnalare i pro e i contro ed avere il coraggio di comprendere ciò che attira tanto i giovani senza incappare in una feroce e spietata critica.
Le generazioni passano, le mode mutano ma la passione con la quale ci travolgono è sempre identica.
Non ve lo ricordate???
Consiglierei di navigare ogni tanto assieme per esplorare questo mondo al nostro parallelo ( lo è poi veramente? ) così come li   accompagnavate da piccoli alla scoperta dei luoghi dove amavate passeggiare, consapevoli che poi avreste lasciato la loro mano, per poi porvi al loro fianco ed infine indietreggiare di un paio di passi perché siano loro a capire la direzione da prendere ed il tipo di percorso migliore da affrontare, rispettandone anche i confini che coincidono con l’intimità di quei diari che noi stessi alla loro età non volevano far sfogliare ai nostri genitori.
Tale dovere però, non lo lascerei solamente alla famiglia ma anche alla scuola: visto che ha il compito di insegnare al giovane l’accesso alle nuove tecnologie dovrebbe anche illustrarne le modalità d’uso corrette tenendo conto del profondo coinvolgimento psichico ed emotivo che queste scatenano sulle nuove generazioni.
Avete mai provato a sbirciare il profilo Facebook di un adolescente?
Non è così diverso dai già citati diari di scuola che usavamo noi, pieni e zeppi di frasi, slogan, immagini di attori e cantanti e disegni, ma al tempo stesso più rappresentativi del proprio sé o dell’estremo desiderio di apparire agli altri in una certa maniera con foto e video.
Forse la vita non sarà fatta di IP, PIN, PASSWORD  e wi-fi  ma, alla fine, queste son le chiavi di lettura con i quali i giovani trovano il modo di rappresentarsi.
Famiglia e scuola ne devono tenere conto, ricordando non solo dove sta ‘sto benedetto manuale d’istruzioni del computer ma anche il buon senso nel suo utilizzo.


Pubblicato su: TuttoPerLaMamma.it

Sylvia Baldessari