Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

lunedì 22 settembre 2014

Narrazione educativa (terzo esperimento)


Cosa intendo per narrazione educativa?

"Una comunicazione di tipo educativo, a differenza delle altre, deve essere intenzionale, reciproca, empatica e circolare"

"Capace di suscitare uno scambio, ma che sa tenere conto anche del silenzio, nel quale v'è quella importante dimensione riflessiva che, con il tempo, porta al cambiamento."

"Deve saper scaturire un confronto introspettivo tra ciò che è stato appena letto e un proprio vissuto"

Quali sono le caratteristiche che cerco di inserire in questi miei tentativi di narrazione educativa?

- a-temporalità
- la mancata definizione di chi siano i protagonisti
- i fatti che hanno portato al dialogo o alla descrizione di quanto sta per avvenire.
- la descrizione di uno stato d'animo davanti a un qualcosa che "travolge" il o i protagonisti, obbligandoli quasi sempre a riflettere assieme al lettore


Tutti e tre i racconti sono stati pubblicati prima sul mio profilo personale Facebook e poi in questo blog.

Qui troverete il primo esperimento e un approfondimento
Qui invece il secondo esperimento

Di seguito il terzo racconto (questa volta ho voluto aggiungere anche un paio di domande alla fine, per capire se avrebbero fatto aumentare le interazioni) e tutte le risposte ricevute.

Ringrazio tutti gli amici che hanno accettato di prendere parte all'esperimento, senza saperne esattamente il fine.


 
 
 
 
 
Le scarpe mi fanno male. Sono nuove, buone cuciture, materiali di qualità, prodotto di ottima marca.
Ma i piedi, al loro interno, soffrono costretti in una forma che non è la loro.
Attendo l'autobus: ho un appuntamento importante, il colloquio è solo per pro-forma, quisquilia burocratica ma il posto è mio. Ottenuto attraverso paterne strette di mani, preoccupate solo di un
futuro al mondo. Il mio.
 
***
 
Son passati un paio di minuti e anche il colletto della camicia pare stringersi attorno al collo. Inizio a sudare e cerco qualcosa per tamponare le prime gocce sulle tempie. Trovo un fazzoletto di stoffa colorata che stona con il completo così serio che ho acquistato per l'occasione. Mentre i piedi non riescono a trovare pace, percepisco i miei alluci pulsare. Ho il fazzoletto tra le mani; mi pare che il fiato si sia fatto più corto, che l'ossigeno non riesca a penetrare tra le profondità dei miei polmoni.
Guardo il fazzoletto, il respiro si fa più veloce e con esso anche il battito cardiaco. Le scarpe dolgono, dannazione, sempre più.
Guardo il fazzoletto, deglutisco a fatica e dalla curva in fondo la strada spunta l'autobus. Il colloquio, il lavoro, quello che hanno scelto per me, quello che mi sistemerà, non quello che avrei voluto, anzi quello che da adolescente ho sempre detto di non voler fare.
Guardo il fazzoletto, il bus s'avvicina, i piedi sembrano esplodere, il respiro è un leggero sibilo, sudo e sbottono il colletto della camicia.
Guardo il fazzoletto, il bus ormai è prossimo e mi vedo tra un mese, un anno, dieci, venti e quaranta, sempre con le scarpe che mi fanno male, il colletto stretto attorno al collo mentre sudo e spalanco la bocca in cerca di ossigeno, il quale non riempirà mai i polmoni.
Guardo il fazzoletto, il bus e...
***
Sono io da bambino. Tu mi stai accanto. No, non è possibile tu non ci sei più da tanto tempo...
Invece sei qui accanto a me, seduto vicino al bambino che ero e che sono.
Ti sistemi il foulard colorato, quello che hai sempre amato portare. Devi averlo notato quello smarrimento che impera sul mio sguardo e sorridi sornione, perché forse la cosa non ti sorprende e inizi a parlare:

"Quando ero giovane nessuno portava il foulard perché era considerato strano"

- Continui a sorridere guardando il cielo, sollevando quel tuo naso bitorzoluto che mi ha sempre fatto ridere, ma non oggi -

"Mi prendevano in giro sai? Eh... Vuole fare l'artista... Ridicolo, fuori luogo, quante arie..."

- Ti fai pensieroso mentre avvolgi i tuoi ricordi dietro le nubi che stai osservando. Poi ridi con gli occhi e cerchi i miei -

"Non li ho mai ascoltati, sai? Perché io ho sempre saputo chi sono a differenza loro."

- Ci guardiamo per un po'. Vorrei parlarti ma qualcosa me lo impedisce. -

"Tu sai chi sei, vero? "
 
***
 
Sono nuovamente io. Tra le mani il fazzoletto di stoffa colorata, il bus ormai è arrivato.
E io, ora, ricordo chi sono.
 
***
 
- Stava per terminare il suo turno. Quella era una delle ultime fermate del percorso del bus, già deserto, che stava conducendo. Avrebbe potuto continuare e finire prima il giro ma c'era quell'ultimo passeggero che aveva visto fermo sulla strada, seduto sulla panchina in ferro della fermata. Ben vestito, serio e ligio, teneva uno sgargiante fazzoletto colorato in mano. "Che buffo" pensò mentre apriva le porte del bus per farlo entrare.
Rimase senza parole quando queste rivelarono la sua assenza. Lui non c'era. Non c'era nessuno alla fermata. Fatta eccezione per un paio di scarpe nuove, abbandonate lì. -
 
Bene, hai letto fino a qui:


- Secondo te, chi può essere il misterioso signore che parla con il protagonista-bambino?

- Cosa rappresentano il fazzoletto e le scarpe?
 
 
 
Risposte ricevute sul mio profilo Facebook
 
 
"Alla prima domanda rispondo il padre, il fazzoletto dà sollievo ma non riesco a classificarlo... Le scarpe, forse una responsabilità? Un peso..."
Consulente di bellezza presso una famosa Ditta di cosmetici
 
"Secondo me è il nonno. Avvolto nell'aura mitica dell'infanzia. Le scarpe rappresentano la vita che gli altri hanno scelto per lui e il fazzoletto è la sua creatività come risorsa e via di fuga."
Educatrice
 
"Sì potrebbe essere il padre il nonno ma anche lo zio (nel mio caso) le scarpe sono le costrizioni, le regole rigide di un quotidiano che non rappresenta i tuoi sogni... conformismo per usare un termine della mia gioventù.... il fazzoletto le compensazioni.... sembra soddisfare un bisogno di colore... in realtà non basta neanche a dare un vero sollievo...."
Naturopata
 
"Costrizione (regole, peso del giudizio, bisogno di adattarsi ad una realtà che non piace, rassegnazione) vs. Io bambino (creatività, essere immune alle critiche, voglia di farcela)"
Mamme a Spillo
 
"La persona che parla con lui è il nonno. Il fazzoletto rappresenta il suo vero io che stona con il conformismo dell'abito. Le scarpe sono la gabbia imposta da qualcun altro, che gli sta (fin troppo) stretta e dalla quale fugge.
Firmato: Sigmund."
Educatore e scrittore
 
"La persona può essere lui medesimo nel futuro! Il fazzoletto la sua vera essenza e le scarpe le imposizioni..... forse!"
 
"Ripeterei ciò di cui sopra." -Riferendosi al commento di Raffy-
Scrittore
 
"Sarebbe interessante sapere anche chi è l'autista e perché sente il bisogno di fermarsi con quell'ultimo passeggero mentre poteva finire prima il giro. L'autista sono io dietro un sogno che svanisce.."
 
"L'autista è il senso di responsabilità"
Alessandro Curti
 
"Il nonno, il fazzoletto rappresenta la parte creativa e anticonformista. Le scarpe belle, per me, rappresentano il lavoro nuovo. Il fatto che siano strette il disagio di essere costretto a farlo. Al di là della mia personale interpretazione, mi piace!"
Insegnante
 
"L'uomo è il nonno, il fazzoletto la vita e le scarpe l'assenza."
 
"Sto morendo. Già ho addosso il vestito buono per il funerale e la bara è pronta per accogliermi, lucida e stretta.
Ma c'è una donna, piena di vitalità e di amore per me che mi risveglia da quel torpore, da quel destino che già mi vede per sempre in gia
cca e cravatta e scarpe strette.
Mi dispiace per la morte ma il suo autobus questa volta viaggerà vuoto per questo giro ancora.
E solo allora capisco che quel anziano vicino a me sono io. No, non era proprio la mia ora."
 
 
 
 Considerazioni:

Le domande poste alla fine del racconto hanno coinvolto maggiormente il lettore, facendo in effetti aumentare il numero di interazioni.

Il tipo di risposta ricevuta già di per sé rivela un qualcosa del lettore, non solo per il contenuto ma anche per lo stile scelto (l'uso dell'ironia, ad esempio) facendo trasparire il personale livello di coinvolgimento.

Interessante vedere la necessita di porsi ulteriori domande (cosa potrebbe significare per me l'autista) e di interpretazione (in una risposta, il racconto viene preso come metafora per dar vita a un ulteriore mini racconto con i suoi significati e interpretazioni).

Ulteriori domande:

Questo tipo di narrazione suscita per davvero un reale confronto o  è mera lettura?
E tale narrazione come si può maggiormente adattare al web e alle sue diverse forme di comunicazione?

Al prossimo esperimento.