Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

domenica 11 gennaio 2015

EDUCAZIONE DIGITALE: intervista a Annarita Faggioni.

 
Benvenuti alla quarta tappa di questo viaggio dedicato all'educazione digitale: ogni sosta ha come protagonista una persona che ha a che fare con il web, ogni giorno. Alcune domande sono uguali e si ripetono in ogni intervista, anche per permettere un paragone e uno sguardo più ampio sull'argomento. Altre invece riguardano l'ambito di competenza dell'intervistato.
Oggi, su Il Piccolo Doge, ho il piacere di ospitare Annarita Faggioni: con lei approfondiremo il significato di fare informazione in rete e le modalità esistenti per divulgare le notizie, analizzandole da più punti di vista.
Troverete i link delle altre tre tappe dopo i saluti ad Annarita.
 
Buona lettura.







Benvenuta Annarita, ti va di presentarti brevemente ai lettori del mio blog spiegandoci di cosa ti occupi in rete?

Ti ringrazio per l'ospitata e mando un saluto ai tuoi lettori. In rete mi occupo di copywriting e di relazioni tra l'editoria e il mondo online. Collaboro come copywriter e come giornalista in diversi progetti, sia conto terzi come freelance, sia nei miei blog (Il Piacere di Scrivere e Shonen Kodomo).

 
Definizione, per te, di educazione.

Codice: l'educazione è quel codice che ci permette di esprimere al meglio il nostro talento. Ho un'idea di educazione che segue il modello inglese: con “education” non si intende solo un insieme di regole formali di convivenza più o meno complesse, ma anche cultura e sistema Paese.
Una persona che ha un talento e lo esprime con educazione (intesa in questo senso) ottiene molto di più rispetto a una persona che non sa esprimersi.

 
Definizione di rete.

Rete? Intreccio. La Rete è uno strumento, che può essere positivo o negativo in base all'uso. Con la Rete ti scontri, ti incontri, ogni tanto ti confondi, soffri e cresci. Fare rete? Perché no, ma con l'intenzione di non essere Dio in Terra, ma di mettersi in gioco.

 
La rete vissuta dagli adulti e quella vissuta dai ragazzi secondo la tua opinione.

Strumento per gli uni, svago per gli altri. Pregiudizio? Ma anche no. Chi ha vissuto un'infanzia senza la Rete sa di poterne fare a meno e lo usa solo quando serve (tranne noi che, per una cosa o per l'altra, ci siamo sempre), ma prova ora a staccare un adolescente da Instagram o da Ask.fm...
Questo non vuol dire che i primi usino con maturità lo strumento e i secondi con superficialità: la Rete è vissuta dagli adulti come modo per tirare acqua al proprio mulino, mentre per i ragazzi è una forma di espressione irrinunciabile. Le perle si trovano in entrambi e non me la sento di dare una distinzione così netta.
Gli adulti si sono abituati alla Rete (ovviamente, in Italia c'è il gap delle persone che non hanno mai usato un PC in vita loro), mentre i ragazzi la usano com'è giusto che sia, per esprimersi.


"Apprendere in rete" è possibile secondo te?

Se non lo fosse, molta gente oggi sarebbe a spasso, tra quelli che si occupano di formazione e chi quella formazione la segue. Io ho appreso molto dalla Rete (anche il giapponese), mai come in questo mondo il protagonista della formazione è chi apprende: decidi tu cosa studiare, i tempi e a chi rivolgerti. La cosa importante è capire se la fonte è attendibile e questo non è sempre scontato.

 

L'informazione in rete: dacci un tuo parere su usi e obiettivi inerenti a divulgare determinanti argomenti a scapito d'altri, soffermandoci sulle modalità di trasmissione delle notizie.

Immagino tu intenda l'informazione giornalistica, quindi non mi soffermo sul know-how che invece caratterizza l'informazione nel blogging. Allora, l'esperienza con InfoOggi mi ha dimostrato che ci sono due tipi di informazione: le notizie “Acchiappa-Like e le vere notizie. 
Prima di arrivare a un TG, una notizia arriva via comunicato stampa, oppure attraverso le agenzie di stampa. Sta poi alla redazione decidere cosa pubblicare e cosa no, in base al criterio detto sopra. Alcune testate prevedono nello statuto che le notizie siano false, per fare satira (es. Lercio), altre invece per statuto dovrebbero “dare notizie”, invece cercano i Like.
Non faccio esempi, perché molti sono stati trattati nella rubrica di Fast Forward del Tave, li ripeterei. Tutto sta nel modo di trattare la notizia. Per esempio, riceviamo la notizia di un omicidio.
Se vogliamo spettacolarizzare, ci soffermeremo sul numero di coltellate, sulla fragilità della vittima (se donna o bambino è meglio), sull'età, sull'assassino “a piede libero” e al primo nome della Procura andremo a spiattellare i dati personali di quella persona, “scavando” nella sua vita, per poi scusarci nel caso non sia il vero assassino (almeno legalmente).
Se vogliamo dare la notizia con serietà, diremo il luogo e quanto riferito dalla Procura, usando il condizionale e rispettando la vittima, senza tramutarla né in un angelo decaduto, né in una persona di dubbia morale. Scriveremo oggettivamente di meno, ma il nostro scrivere sarà “di servizio”, come dovrebbe essere.

 

"Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente" Partiamo da questa citazione di "1984" di Orwell e proviamo a ragionare sulla libertà d'informazione oggi?

La tua libertà finisce quando inizia quella degli altri. Hai anche la libertà di dire che due più due fa 20, ma devi dare la possibilità a qualcuno di cantartene quattro per la tua pessima matematica. Ho dedicato “L'Ombra di Lyamnay” a Orwell, chiedendogli scusa per le degenerazioni che “1984” ha avuto nel tempo.
Tradotto: hai il diritto/dovere di informare, ma non di distruggere la vita delle persone.

 
 
Annarita Faggioni - autoritratto
 
 
 
Siamo alla fine di questa intervista: ti va di parlare dei tuoi progetti futuri?

Qualche accenno, perché no, approfitto di questo tuo spazio e ti ringrazio per avermi ospitata a casa tua. Allora, c'è un libro in via di pubblicazione, cioè “L'Ombra di Lyamnay”, un weird a tema ambientale sotto la firma di Dbooks Editore. Ci sarà un blogtour e una presentazione qui a Taranto.
Il Piacere di Scrivere, invece, continuerà la sua strada in salita: sto lavorando al podcasting (grazie anche ai consigli di Paolo Fabrizio), la playlist con le canzoni preferite dagli utenti c'è già e sto lavorando a un progetto importante, che porterà a una trasformazione rispetto alla formula del blog.
Shonen Kodomo, il blog dedicato al mondo anime manga, avrà il suo avvio definitivo, anche come partner dell'A-Day (Giornata dedicata agli adolescenti) a Taranto, sempre nell'ambito cosplay & manga.
Copy & Share si occuperà, invece, dei miei nuovi interessi: social, digital PR e web marketing. Sarà un viaggio insieme, che spero si concretizzi in una possibilità di lavoro, non solo per me.
Ah, naturalmente partirò anch'io con i corsi di formazione: il primo appuntamento sarà gratuito e si occuperà di un tema molto caro a quanti pubblicano.
 
 
 
 
Le altre tappe
 
 
 
Roberta Zanella  - Il linguaggio sul web -
 
 
 
 
Questa intervista viene pubblicata a pochi giorni dai tragici fatti di Parigi, iniziati con l'attentato al settimanale Charlie Hebdo dove sono morte 12 persone.
Proprio in questo ultimo periodo abbiamo avuto l'occasione di constatare come vengano diffuse le notizie e mi auguro che le risposte di Annarita abbiano, in qualche modo, avviato una vostra riflessione su come siano proposti, dai media, gli avvenimenti, sottolineando il fatto che siamo noi, alla fine, a scegliere e dare valore alle modalità di condivisione e di approfondimento  delle informazioni.
Sul web, in Tv, sui quotidiani.
Tutto dipende da noi e sulla consapevolezza che possiamo fare la differenza, anche evitando un semplice click...
 
Mi piacerebbe dedicare il contenuto di questo post alla libertà di espressione, consapevole che ogni mia libertà confina con quella dell'altro e che tale confine è costituito dal rispetto reciproco.
Molto spesso quest'ultimo diviene così sottile che andare oltre è un niente.
Nonostante ciò nulla giustifica la violenza e la logica del terrore, nemici di ogni tentativo civile di preservare i diritti, tra i quali, il diritto alla vita, è quello più importante.
 
Sylvia Baldessari