Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

venerdì 30 gennaio 2015

NARRAZIONE EDUCATIVA (quinto esperimento)


Siamo giunti all'ultimo esperimento!
Pubblicato circa tre mesi fa sulla mia bacheca Facebook, lo riporto qui assieme ai commenti delle persone che hanno voluto partecipare dando una loro risposta, un'interpretazione personale, il desiderio di dare vita, attraverso la NARRAZIONE, a una voce. Alla LORO voce.
Il racconto non è altro che il mezzo per smuovere ciò che abbiamo dentro, la risposta è la necessità di condivisione, di entrare in "contatto".  Fosse anche la semplice voglia di partecipare a quel che si percepisce come un gioco, accorgendosi poi che forse tanto gioco non è.
Vi ricordate l'inizio del film "La Storia Infinita" quando l'anziano libraio avvisa il giovane Bastian che quel libro, proprio quello che ha adocchiato, non è come tutti gli altri?

"Gli altri libri sono innocui, ma questo..."



 

La narrazione educativa, perché sia tale, deve riuscire a spingere la porta che ci divide dal mondo e lasciarla aperta quel tanto per permettere a ciò che abbiamo dentro di uscire e a ciò che sta fuori di entrare.
Quel che poi accade, nell'Incontro, dipenderà molto dal lettore, proprio come succede a Bastian nella sua storia.
Se verrà accolta come occasione, allora qualcosa cambierà.
Perché la  narrazione educativa non ha il compito di dare risposte, ma di creare l'opportunità per trovare le proprie.

"Gli altri racconti sono innocui, ma questo..."


 

Se poi ciò che avremo acquisito verrà nuovamente lasciato andare, per creare altre narrazioni è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta.

Buona lettura.




"Mancano poche ore.
La città dorme ancora, tutto è avvolto in uno stato di immobilità apparente: in realtà se mi concentro riesco a percepire i rumori di chi, come me, ha gli occhi spalancati su questa notte priva di sogni.
Mi siedo sul divano del salotto. Sul tavolino ho il portatile acceso, la schermata che illumina quel poco la stanza, le parole che ho scritto spiccano sullo sfondo bianco....
È stato faticoso metterle insieme, il messaggio che devo comunicare non è semplice, ma al tempo stesso neanche impossibile da pronunciare. Oh Signore, quante persone ci saranno domani? Domani? Tra poche ore, ormai!
Passo una mano fra i capelli e sollevo lo sguardo al soffitto, immaginando il cielo.
Mi perdo su stelle fantastiche, fredde, distanti e brillanti e mi chiedo chi stiano guidando, chi siano le persone sveglie sotto al loro influsso, come me, ora.







 Lo sguardo pesante e stanco torna sulla schermata del piccolo computer. Ah sì, il discorso: com'è che sono finito in questo guaio? Ovvio, mi hanno abbindolato, qualche lusinga, un'occhiata dolce, il farmi sentire indispensabile... Ma io non volevo, non voglio dire niente perché farlo significa esporre se stessi al mondo.
E solo Dio sa come non voglia espormi, come preferisca nascondermi nei risvolti dell'esistenza senza finire al suo centro, a giudizio di chi ascolta.
Mi tocca, però!
A pensarci bene, mi tocca proprio, inutile trovare scuse.
Non è stato facile preparare il discorso, più volte cancellato e modificato.
Il cursore del mouse è fermo sull'ultima parola.
 
 



L'ultima è sempre quella più significativa che in sé racchiude tutto il senso di quel che proviamo dire.
Sembrano essere passati pochi attimi da quando sto ragionando e invece, la notte è scivolata inesorabilmente verso il giorno, andando a schiantarsi contro l'alba.
Percorro la strada, ora son già dentro e cammino per il lungo corridoio che mi porterà al cospetto della mia platea. L'odore di umanità pervade ogni angolo, segno che la folla è in attesa e che si intrattiene annientandosi in un brusio confuso, un insieme di concetti e frasi che si mescolano nell'aria, satura di emozioni contrastanti.
Al mio arrivo tutti si azzittiscono, gli sguardi convergono in uno solo e io lo sento, caricandomelo addosso, sulle spalle che ricurvo su ciò che finalmente sto per dire.
E so che dopo, per la prima volta in vita mia, sarò libero.
E quello che devo dire è...
N.B.: Questa è una metafora, la platea potrebbe essere chiunque, anche una persona sola.
Ora immagina di essere tu il protagonista e di dover comunicare il messaggio.
Qual è, allora, il tuo messaggio?
Chi è la tua platea?
Condivideresti questo racconto sulla tua bacheca?


 
Rispondo io stavolta.
1. Me ne vado. Lontano. Cambio vita.
2. I miei amici, i miei colleghi (che sono anche miei amici)
3. Certo, perché no

 
L'oratore sono io e finalmente annuncio urbi et orbi che mi appresto a cambiare vita. Da oggi, ho deciso di esser epiù conciliante verso il prossimo: rispondo educatamente ad ogni domanda, sfodero il mio miglior sorriso e, stranamente, succede che la gente mi risponde con un sorriso a sua volta, quel sorriso che per chissà quale strano caso ha impedito loro di mostrarlo. Ed è bello vedere la gente sorridere, specialmente se, il sorriso, me lo fa una splendida donna che ha sempre lo sguardo impaurito da chissà quali grane. Da oggi mi propongo di mettere le frecce sugli incroci affinché gli altri automobilisti capiscano che direzione sto prendendo e non aspettino invano i miei comodi. Annuncio che rispetterò le file e non cercherò di prevaricare l'altro, che non è un nemico ma è un povero Cristo come me immerso al mio stesso modo nella fila alle Poste, alla Asl o nel traffico convulso. Faccio questi propositi e vedo che negli occhi della mia platea sembra che la scoperta dell'acqua calda abbia fatto miracoli; tutti iniziano a sfoderare l'educazione che hanno avuto, e la sfoderano al meglio delle loro possibilità e mezzi e improvvisamente il Caos lascia spazio alla Civiltà. Poi però apro gli occhi, la stanza è buia, ancora non sono le ore 06.00 per alzarsi; sento mia suocera imprecare per l'ennesimo suo dito infranto nello spigolo della porta e mi rendo conto, tristemente, d'aver sognato ancora... Non devo più mangiare la trippa alla senese la sera.. Certo che condividerei questo tuo scritto sulla mia bacheca

 

 
 
Gli altri esperimenti di NARRAZIONE EDUCATIVA
 
QUI il primo esperimento con tutta la riflessione sulla necessità di comunicare in rete e di un suo senso circolare;
QUI  il secondo esperimento, solo un breve racconto per provare a immergersi nella narrazione educativa;
QUI  il terzo esperimento con ulteriori riflessioni.
QUI il quarto esperimento più "interattivo"
 
 

Cosa ne pensate?