Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

domenica 11 maggio 2014

#EducazionEamore - Affidando sé...


Il tema del mese di maggio lanciato da Snodi Pedagogici è: #educazionEamore

"L’educazione all’amore come dimensione particolare dell’incontro (umano e tra esseri viventi), alla sessualità, all’affettività, alla passione, intesa non solo come eros ma più etimologicamente come provare un forte “sentire” per qualcosa o qualcuno.

Come educare e come educarsi all'amore, in tutte le sue sfaccettature..."

Buona lettura.
 
S.B.
 
 




 #EDUCAZIONEAMORE - Affidando sé...




“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio:
sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”
(Don Lorenzo Milani)

Riflettevo qualche giorno fa su una parola in particolare della locandina de #educazionEamore e quella parola è “Educazione”, che per analogia mi rimanda al dantesco “Duca mio”, che riverbera altre mentali associazioni delle quali argomenterò tra qualche riga.
Ex ducere” i latini direbbero: si conosce il punto d’origine, la fonte, la sorgente del fiume, che se non ben arginato esonderà, ma… non ne si conosce il punto d’arrivo: sarà foce ad estuario o a delta? Sfocerà in un oceano o in un mare quel flusso di sentimenti mai uguali come l’acqua che scorre sempre diversa e apparentemente similare a quella già scorsa?
Domande che scaturiscono implicite nel sentimentale, amoroso cammino; domande che si fanno strada quando l’io incontra l’altro e come Penelope tessono insieme la tela, il testo, il tessuto della condivisa vita, prima che si sfibri non per l’odisseica attesa, ma per la consunta abitudine.

Guidare da…”, ovvero “partire da un punto” diremmo noi italici degli “anni dieci del XX secolo”: barluminare da una comune scintilla, per poi camminare insieme, lasciandosi guidare dal proprio “Virgilio”, o divenendo in prima persona “guida virgilianea”, per il qual compito non vi sono istruzioni o manuali d’uso (…manuali d’amore).
Che fare? Come ex/ducere il proprio “Dante” verso il settimo cielo, verso l’Empireo?

Riconoscendosi imperfetti, incompleti: esseri anticamente androgini, ma sempre (ahimè…) rivolti verso le infide luci della caverna e mai verso le luci del cielo, in nessun caso accecanti se osservate con occhi assetati di conoscenza, che ci diano la speranza di una completezza pari al raggiungimento (…possibile?) dell’orizzonte.
Perché alla fine quel che conta è il cammino, quel passeggiare in cui sentire gli altrui passi e con essi sincronizzarsi, armonizzarsi, magari esclamando “Sente quanto io ho sentito qualche anno fa..”, “Mi somiglia”, “Patisce quanto ho già patito” e scoprire che la strada percorsa in quel lontano caso non sarebbe stata l’unica se solo non avessimo mantenuto i paraocchi del pregiudizio e dell’egoistica “Prima persona singolare” (“Tutto intorno a te”, citando un vecchio refrain pubblicitario…) per virare verso un’altra prima persona, ma…plurale, condivisa e valorizzante come cinquant’anni fa Don Lorenzo Milani aveva intuito.
Perché l’amoroso cammino, il cammino che “sfida la morte” (a-mors…”senza morte”) è una infinita alessandrina biblioteca: “Hai mai letto tutti i libri della tua libreria?” …no, ma avrò tempo per farlo, ovvero…avrò tempo per conoscere l’altro, con dedizione e senza fretta alcuna.

Nel cammino di tutti i giorni “l’altro” è un caleidoscopio di individui, non riducibili alla mera quotidiana maschera (“persona”…) dei prestabiliti ruoli, che copre come un coperchio i sapori, i sentori di vibrazioni dell’anima diversa dal quotidiano e che solo la lettura di altrui testi, racconti, poesie, romanzi può far saltare alla vista del cuore e far sussurrare come Salinas che scriveva…

“…ci incontreremo
Oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli”

Prima esperienza di comunità, la scuola, e primo luogo in cui poter incontrare l’altro che palpitare il cuore fa e a cui i nostri ragazzi non sanno rivolger parole, che non sappiano di “prima persona singolare” per quel “Tutto intorno a te”, che ci rende monadi senza energia e non atomi carichi di vita.
Dove trovare parole che sappiano di prima persona plurale? Nelle altrui esperienze che riposano mortifere quando sono verticali tra gli scaffali e che vivono e pulsano di vita quando sbocciano tra le dita nei cartacei petali, sfogliati non come margherite dell’assenza, ma come fiori della futura pienezza…

I libri…

Lì possiamo ritrovare chi ha sofferto, chi ha amato, chi ha palpitato, chi ha pianto, chi ha gioito, chi ha atteso (quasi come noi abbiamo sofferto, amato, palpitato, pianto, gioito, atteso).

Lì ritroviamo con sorpresa emozioni già sentite, ma intessute in modo diverso…

Lì, tra le righe, riviviamo secondi già vissuti da Enea o da Pereira..

Lì scopriamo che non siamo soli e che il mondo non girà intorno a noi, ma insieme a noi…



     
     
     
    Chi è L'autore di questo articolo
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Pasquale Nuzzolese:
     
    Professore di Lettere alla  Scuola Secondaria di I grado “Sandro Pertini” di Ponte nelle Alpi (BL), vivo da sei anni tra le “Scogliere di Dio” bellunesi, dopo averne trascorsi ventisei nell’Atene delle Puglie, Trani,  terra dove mi sono laureato in Lettere moderne, indirizzo storico-sociale (2005) e ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento (SSIS – Puglia, 2008).  Ritrarre in “scatti di luce” la realtà (Instagram ) e declinarla in 140 caratteri  ( Twitter) sono il modo in cui vivo le humanae litterae del XXI secolo.
     
     
     
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    I blog che partecipano
     
    Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
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    Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
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    Questo avrà termine con l'estate e sfocerà in un'antologia dei contributi che verrà pubblicata sotto forma di ebook"