Il Piccolo Doge

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"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

martedì 16 dicembre 2014

EDUCAZIONE DIGITALE: Intervista a Roberta Zanella.


Oggi vi propongo la terza tappa di questo viaggio su educazione e web: dopo Elisa Benzi con la sua cittadinanza digitale e Roberto Gerosa, esperto di Social Media con la sua riflessione attorno alla rete, cercheremo ora di approfondire il tema sul linguaggio del web lasciando parola a Roberta Zanella.

Buona lettura.




Benvenuta Roberta, ti va di presentarti brevemente ai lettori del mio blog spiegando di cosa ti occupi in rete?
 
Ciao Sylvia, in rete mi occupo di “comunicazione” a 360°, dalla pianificazione dei mezzi alla gestione dei contenuti. Un lavoro che ho sempre fatto dalla laurea in Antropologia in poi. Sono partita con il copywriting tradizionale su carta per approdare a webwriting e social content. Da qualche anno collaboro con l’azienda Schola, casa editrice veneta che distribuisce materiale scolastico da più di cinquant’anni. Qui mi occupo di gestione clienti, formazione digitale, lancio del registro elettronico su piattaforme dedicate e contenuti - dalla brochure al manuale utente; dal sito Internet alle piattaforme social; dalle slides alla formazione online. Schola è un’impresa a gestione famigliare, ma dall’anno scorso ho preferito un contratto a progetto per avere la libertà di gestire altre collaborazioni. Cose strane.
 




Definizione, per te, di educazione.
La parola “educazione” ha un’etimologia che farebbe tremare i più; deriva, infatti, dal latino “e-ducere” trarre/condurre fuori. E-DUX ha un che di autoritario… Non trovi? Nel suo significato originario, questa parola prevede un rapporto di subordinazione abbastanza netto tra “discepolo” e “insegnante di vita”. Mi vengono in mente le regole rigide a cui i nostri genitori – e prima di loro i nostri nonni - erano sottoposti a scuola e in famiglia non più di trent’anni fa. Educare significa “tirare fuori l’uomo dalla sua natura rozza, stabilendo abiti di buona creanza e moralità”. Insomma, ognuno di noi nascerebbe come un diamante nudo grezzo; i nostri “educatori” avrebbero il compito di plasmarlo secondo regole precise, (ri) vestendolo di “leggi” che hanno a che fare più con l’anima che con la società. Anche se poi il comportamento errato, ovviamente, si ripercuote sulla società stessa e il cerchio si chiude. Credo che oggi la parola “educazione” sia un po’ variata e vedo la famosa “regola” leggermente sfumata. Si tende più alla seconda definizione di “aiutare con disciplina a mettere in atto le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente”. Ognuno nasce con delle caratteristiche che, attraverso l’educazione e la disciplina, dovrebbero essere esaltate. Se da un lato penso che in alcune situazioni ci vorrebbe più “polso”, dall’altro sono convinta che l’omologazione non sempre sia buona educazione. Il limite tra “perbenismo/buonismo” e “bontà d’animo” – intesa anche come inclinazione – è spesso labile. Il giusto mezzo, al solito, sarebbe il TOP.

Definizione di rete.
Per definire la rete, bastano tre sinonimi: connessione, interazione e scambio.  Vivere la rete, infatti, significa connettersi, interagire e scambiarsi informazioni. Per “fare rete”, poi, bisogna anche condividere una causa/opinione, aiutarsi con filosofia meritocratica ed evitare di ripetere i meccanismi “a circolo vizioso” tanto comuni offline [che io combatto da sempre a costo di risultare antipatica]. La rete è una buona occasione da vivere in modo cosciente: non facciamocela scappare con “rimbalzi di favori” e mancanza di opinione personale.

La rete vissuta dagli adulti e quella vissuta dai ragazzi secondo la tua opinione.
Credo che i ragazzi vivano la rete semplicemente come un “mezzo”, non riconoscendo – spesso – i pericoli e le potenzialità che comporta farne parte. Vivono dentro lo schermo, costruiscono la loro immagine, condividono stati d’animo e gusti, si portano sempre gli amici con sé. Replicano stereotipi, atteggiamenti e mode... Ma sinceramente, chi non l’ha fatto a quell’età?  Non lo trovo più grave di mia madre che urlava: “Vestita così non esci!” Certo io disubbidivo, ma i miei vestiti non erano in world wide: questa è una delle tante differenze che bisogna sottolineare. Poi ci sono ragazzi che sfruttano la rete per condividere passioni musicali, abilità manuali, gusti letterali: non sono tutti uguali. Per quanto riguarda gli adulti, beh… Stanno cercando di adeguarsi al nuovo modo di comunicare e anche loro non colgono sempre la potenzialità globale. Tutti vivono la rete; in pochi la conoscono nei dettagli. Capita così che ci sia un abuso dell’opinione, un approfitto delle credenze e un uso sbagliato dei mezzi. Certo oggi tutti sappiamo tutto su tutto e possiamo esprimere il nostro parere. Dimenticando un altro elemento fondamentale dell’educazione: il rispetto dell’opinione altrui.

Con quale linguaggio si comunica, oggi, in rete?
Un linguaggio contaminato, in cui il limite tra testo, immagine e video è intrecciato. I mezzi per esprimere le famose “abilità dell’animo” – tornando all’etimo di “educazione” – sono davvero infiniti. Per questo motivo trovo che il sistema scolastico stia perdendo una grande occasione per “allenare il cervello del nativo digitale”; ma in questo Paese le lobbies sono tante. Prima bisogna abbattere quelle.




Copywriter-Input il blog di Roberta Zanella





La parola, anche quella scritta, educa: quali sono le modalità di scrittura che oggi dominano in rete e che idea ti trasmettono?
La parola educa, ma in rete non sempre. Si tende al linguaggio semplice, breve, scarno e spesso ci si dimentica coerenza e precisione.  Vanno alla grande concetti condivisi – i buoni vecchi “luoghi comuni” del testo pubblicitario – che affondano le radici nella banalità, ma tirano su centinaia di like. Popolari sì, ma cosa aggiungono? Dov’è il coraggio dell’opinione? Ok il personal branding, ma non dimentichiamoci che siamo persone con una responsabilità su quello che scriviamo. Scripta manent. Ti faccio un esempio veloce: leggo mille post in cui ci si lamenta dei “lamentosi” – scusa il gioco di parole; eppure, è proprio nella lamentela adolescenziale che spesso si coglie un disagio. Le parole hanno un peso: quelle che non ne hanno uno specifico, si spera, volino via come il vento. Altra tendenza molto comune è quella di psico-analizzare… Anche là starei attenta. E facendo un discorso prettamente “commerciale” direi che l’espressione del target è fondamentale per capirlo a fondo. Approfittarne senza sparare banale.  Il linguaggio della rete è lo specchio della rete: complesso, vario, breve, non sempre chiaro. L’esigenza è quella di attirare le persone sui contenuti, leggere i loro, farci conoscere, conoscere gli altri. Passiamo in rete tanto tempo, ma ne dedichiamo poco all’ascolto - che per comunicare bene è fondamentale. Al solito, poi, dobbiamo fare lo sforzo di leggere fra le righe e di mantenere altissimo lo spirito critico. Guai se non ci fosse in questo flusso continuo d’immagini, suoni e parole.


Quale linguaggio, il web, dovrebbe assumere perché educhi a un suo uso consapevole?
Il linguaggio delle persone a cui si rivolge. Un linguaggio, come ho già accennato, contaminato: testo, video, immagine. Tutto serve per far capire bene il concetto finale.





Roberta Zanella



Siamo alla fine di questa intervista: ti va di parlare dei tuoi progetti futuri?
Ah! Sono tanti.  Ovviamente continuerò a lottare per la digitalizzazione scolastica con formazione e lancio del software elettronico; e includerò tra i progetti aziendali anche l’educazione digitale con "Il Lato Oscuro del web" di Katia d’Orta. Mi occuperò di comunicazione a 360° dentro e fuori la mia azienda.  Scriverò sul blog e – ancora quando non lo so – organizzerò un sito personale che racchiuda tutte le mie attività. Collaboro con agenzie pubblicitarie e non smetterò di certo. E poi nel 2016 spero vada in porto un grande progetto su cui punto tantissimo, che ha un po’ a che fare con tutto – ma proprio tutto – quello che ho detto.  Incrociamo le dita, ma comunque… Direi che non mi annoio