Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

mercoledì 25 settembre 2013

Educazione e musica: intervista a Eleonora Militello.



Benvenuti ad una nuova intervista del "Il Piccolo Doge".
Questa volta ci occupiamo di educazione e musica grazie a Eleonora Militello, cantante e compositrice ma soprattutto grande amica.
Eleonora, attraverso la sua esperienza, ci permetterà di dare uno sguardo "educativo" in campo musicale, capire come e perché la musica è importante e in che modo può aiutare a valorizzare il proprio sè, esplorando le "melodie" più nascoste del nostro animo.
Buona lettura

Ciao Eleonora, puoi brevemente dirci  chi sei e cosa fai nella vita?
Ciao Sylvia, a parte la moglie e la madre, sono cantante e compositrice ma anche vocalist dei "The Genius Blues Band". Scrivo testi soprattutto in inglese e più raramente scrivo racconti. 


Vogliamo raccontare qual è stato il tuo percorso musicale fino ad oggi?
Ho iniziato a cantare sin da piccolissima, poi ho studiato lirica con mia madre, che era soprano lirico a Roma, questo sino all'età di circa sedici anni.  Poi ho "scoperto" la chitarra e ho cominciato a suonare in Chiesa, animando la Messa e dedicandomi al Musical di matrice sociale e religiosa. Successivamente ho cominciato a frequentare la musica "profana" (e qui ci faccio un sorrisetto, perché per me non v'è distinzione fra sacro e profano in Musica come nell'Arte, se ciò che fai è fatto con rispetto e amore): così ho cominciato a cantare R&B e Rock, cominciando un percorso "irrequieto" che mi ha condotto dall'R&B a studiare Jazz e, attraverso il Jazz sino allo Spiritual e al Gospel e infine al Blues. Dico " irrequieto" perché ho avuto per anni una sorta di "fame interiore" insopprimibile, una ricerca sempre insoddisfatta del mio spazio espressivo che solo il Blues ha colmato. Questo mi ha portato a conoscere e a collaborare con grandi Artisti, e, direi anche, con grandi Anime. Oltre a Enrico Intra, ho avuto modo di conoscere Chiara Lubich, ma anche Ottavia Piccolo, e molti altri, fra cui, proprio grazie ad un concerto tenuto a Milano pochi anni fa,Rita Levi Montalcini. Lei la musica l'aveva nello sguardo, e mi ha lasciato la stessa impressione indelebile di vitalità e forza che ho ricevuto dal mio Maestro, Padre Umberto Franca.

Cos'è la musica per te?
La colonna sonora della mia vita, e non è per caso che dico questo: mi succede spesso di sentire una musica, una canzone, un blues nella testa a seconda del momento che sto vivendo. M'è successo anche quando è morto mio padre. Sin dal momento in cui ho saputo della sua morte e poi per le due settimane successive, ho avuto nella mente continuamente, notte e giorno, il canto di un'Ave Maria che avevo imparato in Chiesa anni prima. Questo canto ha "raccolto" tutto quello che non riuscivo ad esprimere, nello strazio di quei giorni terribili. Così spesso, nelle circostanze più disparate, mi ritrovo a cantare "roba nuova", spesso nuovi blues, quando sto vivendo un particolare stato d'animo. Ecco, potrei dire anche che la Musica è la mia ossessione, la mia ubriacatura... Per scherzare un po' mi sono inventata quella specie di soprannome che forse avrai letto da qualche parte, "Bluescoholic", che significa  letteralmente "alcolizzata di Blues".

Che significa per un musicista poter comporre e vivere di musica oggi?
Quando  il mio prozio era bambino, parlo dei primi del '900, vivere di musica era considerato simile ad un'eresia. Ho citato lui perché quando ero bambina mi raccontava un episodio della sua gioventù: aveva manifestato a suo padre, il mio bisnonno, il desiderio di diventare tenore, e lui, per dissuaderlo, lo aveva portato sotto i Portici di Napoli, gli aveva indicato i mendicanti e gli aveva detto:"Li vedi quelli? Sono tutti musicisti, e sono tutti morti di fame!". Inutile dire che il mio prozio non divenne mai tenore, ma gli restò la nostalgia cocente nell'anima e una voce che, a quasi ottant'anni, era ancora limpidissima e dal timbro bellissimo. Oggi, grazie a Dio, non è più così, e poter comporre e vivere di musica è possibile, con un po' di fortuna e con la necessaria "gavetta", e per un musicista questo è la possibilità di portare all'esterno, fuori da se stesso, quella sorta di rivoluzione interiore, il fuoco che brucia dentro e che viceversa , se non espresso, diventa a volte distruttivo. Se c'è il "dono", se c'è davvero il "carisma" dell'Artista, l'Arte non può rimanere nascosta e deve essere donata agli altri, perché non esiste Arte fine a se stessa, creata per auto-compiacersi, ma essa vive in quanto deve vivificare gli altri. 

La musica, per te, può essere educativa e se sì, come e perché?
Assolutamente sì, la Musica, per ricollegarmi a quanto detto prima, ha proprio la finalità di una forma di comunicazione raffinata che serve per relazionare, esprimere in note i propri sentimenti e comunicarli alla capacità percettiva sentimentale degli altri. Così è possibile comunicare anche se la lingua propria di espressione è diversa da quella di chi ascolta, perché diventa un dialogo d'anime che va oltre la razionalità e la codificazione schematica del linguaggio.

In base alla tua esperienza, la musica, può aiutare a superare situazioni di disagio come può essere una disabilità o un ritardo nel linguaggio? 
Sicuramente. La Musica, quando non caricata da aspettative esterne (vedi ad esempio quando dei  genitori ambiziosi spingono un figlio a diventare per forza musicista o cantante sottoponendolo a lezioni ed esercizi in un sistema di vita pesante quando si è ancora troppo piccoli e nell'età del gioco) è liberatoria, fa trovare nuovi modi di relazionare e relazionarsi. Un buon Musicoterapista può essere utilissimo per aiutare dei soggetti che abbiano difficoltà di vario grado in questi ambiti, stimolando la comunicazione con l'utilizzo della voce in ambito musicale ma anche liberando la voce stessa dalle problematiche che possono sorgere   nella relazione diretta (a volte ansiogena) che si ha nel  quotidiano.

Una canzone che rappresenta questa generazione?
Una? Difficile una soltanto, ma forse ora più che mai visti i conflitti che continuano a esistere in troppe parti del mondo, mi viene in mente "Imagine". E' scontata, magari, ma le parole del testo sono sempre valide come quando fu scritta, e questo perché il mondo non ha ancora imparato a vivere in pace.

Un cantautore che reputi "educativo" e perché?
Roberto Vecchioni. Ha un modo fresco di relazionarsi, sa unire le generazioni, parla di cose buone, di valori che non passeranno mai. Ma ci sono molti altri artisti, non solo Italiani, che danno messaggi importanti per l'educazione. Io invito spesso all'ascolto "alternativo", il buono si trova dappertutto.

Come consigliare un bambino che vuole imparare a suonare uno strumento? Da che età iniziare?
Farlo giocare, e cominciare dai primi anni con strumenti adeguati. Cose che "facciano rumore", tamburelli, flauti "senza troppo impegno", e se uno dei genitori suona, farlo partecipare a quello che fa il papà o la mamma, in modo che la musica sia parte di una vita normale, non esclusiva, non classista. Personalmente a casa mia si respira musica continuamente, ma ho lasciato i miei figli liberi di volersi esprimere o meno con questa forma d'Arte. Così a tratti si sente cantare, ma si dipinge anche, si crea quando e come lo si desidera. E ci sono giorni in cui dai quattro angoli della casa arrivano musiche diversissime. Il caos, se si sta al centro di queste emissioni sonore, ma ti assicuro che è bellissimo.

E se tu fossi una canzone?
Se io fossi una canzone sarei "A Change is Gonna Come" di Sam Cooke. Le parole di questa canzone sono la descrizione della mia vita, la sua musica è la mia gioia, il mio dolore, la mia stanchezza e la mia forza di volontà.

Grazie Eleonora per questa chiacchierata: ricordiamo dov'è possibile trovare te ed il tuo gruppo in questo periodo?
Siamo a Palermo, ci stiamo preparando alla stagione invernale prossima che ci porterà in giro un pò dappertutto, e devo dire che questa è per noi una fase "costruttiva" e creativa intensissima. Abbiamo il nostro progetto e personalmente sto coltivando quello più importante della mia carriera artistica, ma per questo i tempi sono "misteriosi e diluiti", perché tutto richiede una grandissima cura e molta pazienza. 





in rete?
In rete ci trovate qui, su geniusbluesband ma anche su myspace, dove trovate anche me.
Ringrazio te, Sylvia, per questo tempo passato a parlare di musica che per me è stato un invito irrinunciabile, pur se... breve. Quando si parla d'amore, non si finirebbe mai...

Sylvia Baldessari