Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

giovedì 1 agosto 2013

101 cuccioli da salvare: le fiabe ai tempi della Tv.


Da qualche tempo i dalmati ( con la “i” nonostante per trent’anni circa abbia usato la “a” finale anche per il plurale ) han invaso casa nostra.
Entrati con prepotenza dopo il filone “Toy Story”, leitmotiv del periodo natalizio, ora son loro ad essere richiesti mattina, pomeriggio e sera.
Pongo, Peggy et figliuoli sono gli eroi del momento che riempiono il tempo dedicato alla scatola magica, conosciuta ai più come Tv.
Ammetto che, pur conoscendoli da sempre, non avevo mai visto questo film della Disney.
Piuttosto mi son concessa un sorriso sornione all’apparire di Crudelia, la donna amante delle pellicce ma svestita di ogni scrupolo, che anni fa fu fonte di ispirazione per un travestimento di carnevale da parte di una persona che conosco e con la quale lavoravo. In quella occasione fu abilissima nel camuffarsi tale e quale all’anti eroe disneyano e nessuno poteva immaginare che, con il tempo, avrebbe addirittura disvelato un’indole praticamente uguale a quella della signorina De Mon, facendo fuggire più di un bambino esposto al suo cospetto.
Concedetemi questa divagazione: spesso le maschere che scegliamo non son altro che inconsapevoli riflessi di noi stessi.
Ironia della sorte o destino beffardo, decidete voi!
Ora peró torniamo a Crudelia.
Ad un certo punto, quando i cuccioli son stati rapiti e destinati a far una miserevole fine tramutati in una mezza dozzina di giacche, Crudelia elenca, urlando istericamente ai due gaglioffi che la spalleggiano,  le alternative ( per lei ) plausibili per eliminare i piccoli protagonisti a quattro zampe: un colpo in testa, avvelenarli, annegarli…
La cosa non mi ha turbato.
Affatto.
Più che altro l’ho trovata insolita per i canoni odierni: dubito che oggi avrebbero fatto passare un doppiaggio del genere optando per un qualcosa di più blando, ovattando una crudeltà che nel mondo, quello vero, è ben presente, concretamente presente.
Le fiabe in effetti hanno questo grande significato pedagogico: insegnare che nella vita bene e male sono due variabili importanti che tendono ad influenzare l’esistenza di ognuno e che, in questa terra persone come Crudelia ( ma anche più malvagie ) esistono e che potrebbero con il loro agire metterci in difficoltà se non nell’angolo.
Ma le fiabe insegnano anche che come si finisce in quell’angolo si può anche uscirne, lottare e… vincere.
Affrontare la vita nelle avversità con la consapevolezza che niente è scritto e che è nostro dovere “provarci sempre” é il fondamento educativo di tutte le favole assieme alle diverse morali che ogni storia, intrinsecamente,  porta con sé.
Quindi non apprezzo molto quel tentativo odierno di censura che, in diversi cortometraggi d’animazione, viene applicato, poiché addolciscono una pillola che presto o tardi verrà ingoiata e sinceramente non aiuta affatto.
O per lo meno, se vi sconvolgono tanto alcuni cartoni perché lasciate passare con altrettanta facilità le immagini di un Tg a caso?
Lì di realtà ce n’è a iosa e molto spesso manipolata perché si sa che il morto fa notizia con o senza morale.

Articolo pubblicato su: TuttoPerLaMamma.it

Sylvia Baldessari