Il Piccolo Doge

Il Piccolo Doge
"Pinocchio 2000" opera di Guido Baldessari

mercoledì 7 agosto 2013

Film d’animazione oggi: un mondo disincantato?


“Che dici se ci vediamo Bambi?”

Silenzio. Ma di quelli dovuti alla testardaggine, consapevole che la mia è una domanda retorica di chi sa già la risposta su cosa lui voglia esattamente vedere.
Ne avrà cinque o sei che ruota e che richiede sempre.
“Dai… Guardiamo Bambi… Cambiamo: OSIAMO andare oltre a Cars… Che dici?”
Mi giunge un fulmineo e decisissimo “NO!!” E poi un categorico “CARS!!!”
Alla fine vinco, lo convinco a provare questo nuovo brivido d’annata: schiaccio su Play e mi accoccolo sul divano con accanto un bimbetto poco convinto, con l’aria di chi, entro poco, esploderà in una incessante tiritera di pura ed egocentrica protesta.
” Guarda… Gli uccellini, il gufo che buffo!! Gli scoiattoli e… No.. Il coniglietto: Tamburino!!!”
Io ci provo a trasmettergli entusiasmo ma niente.
Noia e forse anche terrore e raccappriccio!
Ma io credo di aver capito quel che quella smorfia infantile, di disappunto, tenta di comunicare: colori poco sgargianti, ritmo narrativo lento, uno scarso susseguirsi di immagini, canzoni e melodie corali che ricordano più un momento cerimoniale e poco adatte alla penombra di un caldo e comodo salotto.
Tutto questo a me, alla sua età, ammaliava regalandomi un regno incantato, da fiaba, che per un’oretta e mezza mi teneva attaccata alle fate, ai pirati, agli elefantini dalle orecchie grandi con i quali sognavo di vivere mille avventure.
Ma quelli erano “prodotti” per noi bambini, all’epoca chi li pensava, creava e produceva li faceva sicuro che, i genitori ,avrebbero sacrificato volentieri un paio d’ore per vivere assieme al figlio questa incantata favola tutta per loro.
Oggi siamo al disincanto: i film d’animazione vengono pensati, creati e prodotti soprattutto ( e mi pare ossimorico dirlo ) per gli adulti.
Zeppi di ironia che diverte, di sicuro, ma che fa l’occhiolino ad una malizia tipicamente adulta, il piccolo ride per la scena buffa ma non coglie il doppio senso ironico rivolto al grande, richiami e citazioni a raffica e che rimandano a film misconosciuti per un pargolo ma cari e legati all’infanzia dell’adulto che sborsa i soldi del biglietto cinematografico, colonne sonore affidate ai più svariati artisti da primi in classifica, i doppiatori spodestati dalla più famosa e amata voce dell’attore del momento.
È un tipo di animazione  immediata, forte, veloce, che corre il rischio di de-sensibilizzare l’occhio del fanciullo che guarda e che risponde alla dura legge di mercato, mediata da un tipo di domanda ed offerta.
E così capita che, mentre io devo a 33 anni suonati ancora interiorizzare la morte della mamma di Bambi, mio figlio s’è fatto, in un tempo decisamente lampo, una ragione per quella della madre del piccolo Nemo.
È un mondo disincantato il loro.
O forse no.
Semplicemente è un mondo dove vi è una vasta scelta rispetto a quello che c’era un tempo.
Non è detto che i cartoni che ho amato io, lui, non li guarderà mai anzi, con il passare dei mesi giungerà sicuramente il momento in cui li apprezzerà.
In ogni modo rendere il tutto “magico” spetta a chi, saggiamente, non lascia il bambino solo a scegliere, guardare e capire.
Mio padre anni fa mi portò a vedere al cinema “La Sirenetta” di Walt Disney e il semplice stare assieme, lì tra le fila di poltroncine rosse ed il buio della sala rese tutto magico, incantesimo che anche oggi, nonostante gli anni che si sono succeduti, perdura ricordando con immenso affetto quel  pomeriggio speciale.
Son passati 20 minuti dalla messa in onda di Bambi. Da ben 10 il nanetto che mi sta accanto dà segni di sfinimento: sta a testa in giù puntando i piedini verso lo schienale del divano.
“Meglio Cars per ora, tesoro?”
“Meglio Cars, mamma!”
Ci stringiamo la mano e per la milionesima volta Saetta accende i motori…


Articolo pubblicato su TuttoPerLaMamma.it

Sylvia Baldessari